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Lunedì 28 novembre 2022 - 18:22

“Food and wine” settore manifatturiero più resiliente a crisi Covid

I-aer: 50% nostro export rappresentato, in volume, da soli 12 prodotti

“Food and wine” settore manifatturiero più resiliente a crisi Covid
Milano, 28 nov. (askanews) – Il settore del “cibo e del vino” si è dimostrato il più resiliente alla crisi Covid-19 tra tutti i settori della manifattura italiana, con una riduzione del valore aggiunto pari a 1,8% nel 2020, rispetto al -8,9% del totale dell’economia italiana. Un settore che vale il 17% del Pil italiano e che “sempre di più sarà volano di sviluppo per l’intero sistema Paese ed è uno dei cinque pilastri insieme ad arredo-design, automazione industriale, abbigliamento-moda, accoglienza-turismo”. Sono alcuni dei dati emersi da una ricerca svolta dall’Institute of applied economic research (I-aer) su un campione di 541 PMI operanti nel settore del “cibo e del vino” in cui operano più di un milione di imprese iscritte alle Camere di commercio, che danno impiego a oltre due milioni di addetti, generando un giro d’affari di 478 miliardi di euro all’anno.


Secondo Veronica Laurenza, a capo del team di ricercatori di I-aer, un primo elemento di debolezza del settore, “spesso ignorato, è l’alta dipendenza da pochi prodotti-chiave”. “Ciò è confermato dai dati sull’export che, se analizzati attentamente, mostrano un fatto allarmante: nel ‘food & wine’ circa il 50% di ciò che l’Italia esporta è rappresentato, in volume, da soli 12 prodotti” prosegue Laurenza, aggiungendo che “se si pensa alla vastità della gamma d’offerta citata, si intuisce agevolmente una certa ‘pigrizia commerciale’ da parte delle imprese italiane che, si ricorda, sono di piccole e medie dimensioni in oltre 98 casi su 100”.



“Un’ulteriore dipendenza viene riscontrata anche in termini di mercati di sbocco: oltre il 67% dei prodotti Food & Wine italiani viene acquistato dai nostri ‘vicini di casa’, Francia, Germania e Svizzera su tutti” continua Laurenza, precisando che “anche in questo caso il fenomeno descritto è presto spiegato da una ormai storica bassa propensione all’esplorazione di nuovi mercati e ad uno scarso livello di digitalizzazione delle pratiche di sviluppo commerciale, come ad esempio l’e-commerce”. Per I-aer, sono soprattutto tre le principali cause del basso livello di competitività riscontrabile nel periodo 2018-2022: la mancanza di una strategia aziendale ben strutturata e condivisa; un’organizzazione aziendale spesso lacunosa e quindi fonte di problemi che minano la crescita delle imprese; un controllo economico-finanziario non sufficiente a garantire redditività e prosperità. Ciò accade in oltre il 78% dei casi analizzati”.


Ad esempio “oltre 6 imprese su 10 non sono dotate di competenze gestionali utili a stimare la reale marginalità sui prodotti e servizi offerti e, come se non bastasse, questa scarsa attenzione ai conti aziendali è spesso foriera di una mancanza di liquidità, purtroppo strutturale nel campione analizzato, a cui si accompagna una importante dipendenza dal debito bancario”. Secondo gli studi effettuati dal team di ricerca di I-aer, “la criticità è soprattutto di natura culturale: solo creando una base di conoscenza (gestionale) all’interno del comparto ‘food & wine’ sarà possibile risanare in modo strutturale il comparto”.



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