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Giovedì 22 settembre 2022 - 18:10

Mercati, Sansone (iBanFirst): si prevede un aumento di altri 125 punti base entro fine 2022

La Fed alza i tassi di 75 punti base, tetto massimo dal 2008

Mercati, Sansone (iBanFirst): si prevede un aumento di altri 125 punti base entro fine 2022
Roma, 22 set. (askanews) – I pronostici degli operatori dei mercati sono stati rispettati. Nella giornata di ieri la Federal Reserve, si legge in una nota di iBanFirst – ha continuato il processo di inasprimento, alzando di 75 punti base i tassi di interesse e accelerando il piano di Quantitative Tightening a 95 miliardi al mese. Ma c’è ancora molto da fare. In base all’osservatissimo dot plot, la Federal Reserve probabilmente aumenterà di altri 125 punti base entro la fine dell’anno, suggerendo quindi un rialzo di 75 punti base a novembre e di 50 punti base a dicembre. Il tasso finale dovrebbe attestarsi al 4,6% nel marzo 2023 rispetto al 4,5% precedente.


“Si tratta di un piccolo cambiamento. Ma è significativo. I mercati lo interpretano chiaramente come un messaggio da falco inviato dalla banca centrale. L’unico modo per ridurre l’inflazione è passare attraverso una recessione della crescita. La maggior parte degli economisti è d’accordo. Il dolore arriverà sotto forma di riduzione dell’occupazione e rallentamento dell’attività. La crescita del PIL è stata rivista al ribasso all’1,7% su base annua nel 2023. Questo dato è certamente ancora troppo ottimistico per molti operatori di mercato che prevedono una recessione (ovvero almeno due trimestri di contrazione del PIL)” – ha commentato Michele Sansone, Country Manager di iBanFirst in Italia.



In termini valutari, il punto di riferimento della Fed del 4,6% per il 2023 è chiaramente positivo per il dollaro USA. Subito dopo l’annuncio, il cross EUR/USD è sceso a un nuovo minimo di 0,9813. A nostro avviso, è previsto un ulteriore ribasso. Il prossimo obiettivo è il supporto a 0,9753. Il nostro obiettivo di fine anno a 0,96 si sta avvicinando. Il forte tasso di cambio dell’USD aumenta seriamente il rischio di interventi delle banche centrali sul mercato valutario, con un conseguente aumento della volatilità.




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