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Giovedì 22 settembre 2022 - 19:27

La qualità non basta più: la pasta si fa green per conquistare consumatori

Unionfood: ogni anno mezzo mld investimenti per innovare in modo sostenibile

La qualità non basta più: la pasta si fa green per conquistare consumatori
Milano, 22 set. (askanews) – La pasta è il cibo per eccellenza degli italiani. Dichiara di consumarla il 99% dei nostri connazionali, ognuno con i suoi formati, condimenti, cotture preferiti. Dal punto di vista del mercato (domestico) questo significa che lo sforzo quotidiano dei pastai – oltre a conquistare quell’1% che manca alla totalità – è assicurare ogni giorno la fiducia dei consumatori verso il proprio prodotto. Che, stante la semplicità dei suoi ingredienti – sostanzialmente solo grano duro e acqua – è sempre più difficile innovare. Ecco dunque, che in un mercato ormai maturo come quello della pasta, la competizione non si gioca tanto sulle novità di prodotto, che pure ci sono, quanto sui processi. E da qualche anno a questa parte la stella polare degli investimenti in innovazione è la sostenibilità. Una sostenibilità che parte dal chicco del grano, e dagli agricoltori quindi, e finisce con lo smaltimento della confezione, passando per impianti di produzione e processi sempre più moderni ed efficienti.


Oggi in Italia, secondo dati Unione italiana food, le 120 imprese italiane produttrici di pasta, che insieme generano valore per oltre 5,5 miliardi, investono il 10% del fatturato, circa 560 milioni di euro l’anno, per migliorare la produzione e ottenere un prodotto sempre più in linea con le esigenze del mercato, dove quasi 9 consumatori su 10 dichiarano di prestare attenzione agli aspetti di sostenibilità quando sono al supermercato.



Unione italiana food ha calcolato che dal 2013 a oggi la scelta di investire in questa direzione ha portato a una riduzione dei consumi idrici del 20% circa, un recupero di circa il 95% dei rifiuti e un calo delle emissioni di anidride carbonica corrispondente (CO2) del 21% circa. Se guardiamo a tutta la filiera questi investimenti strategici che, anche in un momento come questo di grossi rincari dei prezzi delle materie prime e dell’energia, i pastai dicono di voler portare avanti, hanno consentito di portare al 37% l’impatto della coltivazione del frumento sul totale delle emissioni di anidride carbonica. Anche la trasformazione, compresa la molitura, si attesta al di sotto del 15% delle emissioni di CO2 e la distribuzione si ritaglia una quota minima (4%) dell’impronta carbonica del pacco di pasta. Stesso discorso per l’imballaggio, (6% di CO2) che è costituito da materiali immediatamente riciclabili come il cartoncino o da materiale compostabile. Questa, in particolare, è l’ultima novità in fatto di green packaging, ottenuta grazie al lavoro congiunto di un pool di aziende italiane col contributo scientifico dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. L’incarto è realizzato con materie prime derivanti dalla lavorazione di prodotti agricoli ed altre risorse compostabili così che la confezione possa essere smaltita nell’umido e dopo un processo di compostaggio industriale, diventa compost impiegabile come fertilizzante del suolo. E poi c’è il fronte caldo dell’energia, che grazie a impianti di trigenerazione alimentati a metano consente di produrre energia elettrica e, allo stesso tempo, energia termica per la fase di essicazione ed energia frigorifera per lo stoccaggio.


Dunque dalla produzione alla trasformazione fino al consumo, una porzione di 80 grammi di pasta ha un impatto di un mq globale, vale a dire la misura dell’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate durante la produzione, e un’impronta ecologica minima, appena 150 grammi di CO2 equivalente.



“Fare impresa in questi anni significa confrontarsi con le grandi sfide ambientali e sociali che coinvolgono l’intera comunità – commenta Angelo Colussi, presidente del gruppo Colussi proprietario di Pasta Agnesi – Noi pastai, abbiamo coinvolto i nostri fornitori sui temi dello sviluppo sostenibile, ci siamo impegnati per ridurre l’impatto ambientale del nostro packaging, abbiamo potenziato le filiere agricole e abbiamo intrapreso importanti investimenti su impianti e tecnologie per evolvere la nostra struttura aziendale e migliorarci sempre di più. E anche in un futuro che si prospetta di grande incertezza, intendiamo andare avanti con il nostro impegno. Il nostro obiettivo è di aumentare la quantità di incarti sostenibili dei nostri prodotti, oltre che salvaguardarne la qualità e la freschezza che rimangono nostri asset fondamentali”.




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