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Mercoledì 29 giugno 2022 - 10:32

Sostenibilità nel vitivinicolo: tante certificazioni, poca strategia

Report Altis e Opera: scarsa attenzione verso approccio strategico

Sostenibilità nel vitivinicolo: tante certificazioni, poca strategia
Milano, 29 giu. (askanews) – Due aziende italiane su tre del settore vitivinicolo hanno una certificazione di sostenibilità ambientale o sociale. E’ un buon segnale, ma molto resta ancora da fare sulla strade di una diffusa sostenibilità: il comparto appare ancora poco consapevole che serve un approccio integrato e una visione strategica per fare della sostenibilità un elemento fondante della propria attività; e una comunicazione efficace per attirare l’attenzione dei consumatori. Sono, in sintesi le indicazioni emerse dal report Altis e Opera – Università Cattolica.


Secondo l’indagine – svolta da Altis, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, e Opera, l’Osservatorio Europeo per l’agricoltura sostenibile su un campione di 70 aziende – l’84% presenta almeno una certificazione nell’ambito della sostenibilità ambientale o sociale e il 53% è certificata V.I.V.A. Sustainable Wine o Equalitas, etichette di sostenibilità per eccellenza che, comprensive di tutte e tre le dimensioni ESG (Environmental, Social, Governance), valutano aspetti come la tutela della biodiversità e delle risorse, le buone pratiche di cantina e imbottigliamento, il rispetto del territorio, il welfare e i diritti dei lavoratori. Tuttavia, a fronte di questo impegno verso qualità, sicurezza, territorio e persone, poco più del 20% presenta un Piano strategico (21,4%) e redige un Report di Sostenibilità (25,7%) a conferma della scarsa consapevolezza circa la necessità di un approccio integrato e strategico alle tematiche della sostenibilità; e di un comunicazione efficace perché il valore della sostenibilità sia trasferito e riconosciuto dai consumatori. Infatti, Dall’analisi risulta inoltre che il 67% del campione è fautore di una sostenibilità di sostanza, con molte iniziative e progetti virtuosi ma scarsamente strutturati e poco valorizzati a livello di comunicazione. Inoltre, non è stato possibile classificare il 12% delle aziende per assenza di informazioni di sostenibilità. Solo l’8% delle imprese, infine, adotta un approccio d’avanguardia, dove la sostenibilità assume un ruolo di guida strategica e l’impegno socio-ambientale permea il contesto e la cultura aziendale.



Dal punto di vista della comunicazione sui siti web aziendali, il 43 per cento delle aziende racconta in modo completo ed esaustivo il proprio impegno sui temi della sostenibilità, seguita dal 37% che non comunica nulla e dal 20% che fornisce informazioni limitate, legate prevalentemente alle certificazioni possedute.


Ciò che manca alla sostenibilità pratica ma poco formalizzata del vitivinicolo è dunque una visione integrata, che non si fermi all’ottenimento delle certificazioni, ma che le includa in una prospettiva più ampia basata su pianificazione, rendicontazione e comunicazione. Perché le etichette di sostenibilità riescano a parlare con efficacia al pubblico, infatti, devono innestarsi in un percorso strategico che fissi degli obiettivi di lungo termine e una road-map da seguire per consentire all’azienda di dimostrare con continuità l’impegno profuso in ambito ESG, permettendo così ai consumatori di ruconoscere il valore della sostenibilità.



La pubblicazione di un report di sostenibilità è una pratica piuttosto nuova per le aziende vitivinicole: l’81% del campione, infatti, si è avvicinata alla redazione del documento per la prima volta tra il 2019 e 2020. Inoltre, solamente otto delle 18 aziende che pubblicano un report di sostenibilità hanno realizzato anche un’analisi di materialità, utile a identificare i temi di sostenibilità più rilevanti sia per l’azienda che per gli stakeholder e a definire quindi obiettivi e azioni da portare avanti in futuro.


Questo aspetto, insieme allo scarso impiego degli Standard GRI – utilizzati solo dal 38% delle imprese che rendicontano– e all’assenza di una revisione dei report da parte di terzi, sottolineano un approccio alla rendicontazione ancora acerbo



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