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Martedì 31 maggio 2022 - 18:13

Guerra, Pil, inflazione e salari: i temi chiave toccati da Visco

Le Considerazioni finali del governatore all'Assemblea 2022

Guerra, Pil, inflazione e salari: i temi chiave toccati da Visco
Roma, 31 mag. (askanews) – La coltre di incertezza del conflitto in Ucraina ha inevitabilmente segnato le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia. E’ su questo tema che Ignazio Visco ha iniziato il suo discorso all’Assemblea dei partecipanti, il tradizionale appuntamento del mondo bancario ed economico. L’effetto di ostilità, sanzioni (e eventuali rappresaglie) si è trascinato a più riprese nella sua analisi, fino alla conclusione in cui ha condannato in modo ‘netto e totale la guerra’, lanciando un appello affinché finisca ‘al più presto’.


I temi chiave di quest’anno sono stati fondamentalmente due. Il primo riguarda i rischi sulla crescita economica, che continuano ad aumentare con il proseguire delle ostilità. Il secondo è la parallela galoppante inflazione, su cui Visco e tutti i governatori di banche centrali dell’eurozona, che siedono nel Consiglio direttivo della Bce, sono pronti a intervenire con rialzi dei tassi di interesse. “È opportuno abbandonare i tassi negativi”, ha concordato il governatore.



Su questo versante la Bce si sta muovendo più cautamente della Federal Reserve americana, dato che finora le pressioni inflazionistiche interne non hanno innescato quella corsa all’inseguimento dei salari che tuttavia è stata citata dal numero uno di Via Nazionale come uno dei fattori di rischio per la politica monetaria. Qui Visco si riferiva all’insieme dell’eurozona, anche se ovviamente toccare il tema delle buste paga si presta a immediati commenti dal panorama sindacale.


Ma procedendo con ordine. Il problema numero uno dell’economia al momento appare l’indebolimento della ripresa, che pure era scattata vigorosa dopo i crolli causati da lockdown e misure restrittive imposte dai governi a motivo del Covid.



CRESCITA E RISCHI


‘La guerra – ha detto Visco – ha radicalmente accentuato l’incertezza’ sulle prospettive economiche dell’Italia. ‘L’economia italiana è, con quella tedesca, tra le più colpite dall’aumento del prezzo del gas, per la quota elevata di importazioni dalla Russia e per la rilevanza dell’industria manifatturiera, che ne fa ampio uso’.



Sembra ormai sfumato lo scenario ‘favorevole’ che la stessa Bankitalia aveva elaborato sulle ricadute della guerra lo scorso aprile. Restano lo scenario ‘intermedio’: Pil più 2,2% quest’anno e più 1,8% il prossimo, sulla base dell’ipotesi che il conflitto non si concluda prima del 2023 ma non si inasprisca al punto di determinare un’interruzione delle forniture di energia dalla Russia.


E poi c’è lo scenario ‘severo’, in cui si ipotizza che il conflitto, oltre a prolungarsi, si inasprisca e porti a un’interruzione delle forniture di gas. Avrebbe sia ricadute dirette rilevanti sul sistema produttivo, sia su occupazione, redditi e domanda aggregata.


In pratica sarebbe recessione: ‘Il tasso di crescita del Pil si ridurrebbe a -0,3 per cento nel 2022 e a -0,5 nel 2023: sarebbe dunque più basso di circa 4 punti percentuali quest’anno e di 3 il prossimo rispetto a quanto stimato in gennaio”, ha precisato Bankitalia in un riquadro di analisi della Relazione annuale.


INFLAZIONE E TASSI


Un tema non meno allarmante per le banche centrali (e non solo) è quello della galoppante inflazione. Proprio oggi Eurostat ha riportato un nuovo peggioramento a maggio, con il caro vita dell’eurozona all’8,1%, nuovo massimo storico. Visco ha citato “le ultime previsioni delle maggiori istituzioni internazionali” secondo cui l’inflazione ‘si manterrà elevata quest’anno, per poi flettere in modo deciso nel 2023 e tornare successivamente su valori coerenti con la definizione di stabilità monetaria della Bce’ (che punta ad 2 per cento nel medio termine).


“Non va però trascurato il rischio di un aumento delle aspettative d’inflazione oltre l’obiettivo di medio termine e dell’avvio di una rincorsa tra prezzi e salari. Se queste si risolvessero in aumenti una tantum delle retribuzioni, il rischio di un avvio di un circolo vizioso tra inflazione e crescita salariale sarebbe ridotto”, ha però aggiunto il governatore.


Ma intanto la Bce è sul punto di muoversi. ‘Non può contrastare l’aumento dei corsi delle materie prime, ma deve puntare ad assicurare la stabilità dei prezzi nel medio termine. Il quadro congiunturale, cambiato profondamente in pochi mesi, rende opportuno abbandonare la politica di tassi ufficiali negativi’, ha affermato Visco.


Tuttavia, ‘data l’incertezza delle prospettive economiche il rialzo dovrà avvenire con gradualità’. Quindi un sostanziale ok a quel doppio rialzo dei tassi – a luglio e settembre, in entrambi i casi da 25 punti base – ventilato dalla presidente Bce, Christine Lagarde. Ma sul dopo Visco spinge per mantenere quella “opzionalità”, che del resto il Consiglio Bce ha ripetutamente detto di voler seguire. Tenendo anche presente che ad oggi (si vedrà cosa diranno le previsioni economiche aggiornate a giugno) le attese sono di un calmieramento dell’inflazione nel 2023.


CONTI PUBBLICI E SPREAD


Collegato a doppio filo con la questione dei tassi vi è quella dei bilanci pubblici. ‘L’elevato debito pubblico espone la nostra economia ad ampi rischi, inclusi quelli connessi con la volatilità dei mercati. In prospettiva, per una sua significativa riduzione saranno necessari ritmi di crescita stabilmente più elevati che in passato. Dovranno inoltre essere conseguiti adeguati avanzi al netto della spesa per interessi, anche per tenere conto dell’aumento atteso degli oneri connessi con l’invecchiamento della popolazione. In questo quadro il ricorso al debito per finanziare nuovi programmi pubblici, tranne per quanto necessario per fare fronte a situazioni di reale emergenza, va evitato’, ha affermato il governatore.


L’Italia ha messo a segno progressi dopo i deterioramenti del 2020, “il rapporto tra il debito e il prodotto è diminuito di oltre 4 punti percentuali, a meno del 151 per cento, mentre un anno fa – ha proseguito Visco – quando ci si attendeva un disavanzo ben più elevato, se ne prevedeva un aumento verso il 160 per cento’.


E il rapporto fra il debito e il Pil continuerà a scendere. Ma ‘nelle ultime settimane abbiamo osservato un aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che ha ripetutamente superato, per i decennali, i 200 punti base. Questo brusco incremento – ha detto Visco – non riflette improvvisi cambiamenti nelle condizioni di fondo dell’economia. E richiama l’attenzione sulla fragilità strutturale rappresentata dall’alto livello del debito pubblico; conferma la necessità di proseguire senza incertezze sul sentiero di graduale rafforzamento dei conti pubblici’.


BANCHE PIU’ SOLIDE


‘Alla fine dello scorso anno il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per il rischio delle banche italiane, pari al 15,3 per cento, superava di 1,3 punti percentuali quello di due anni prima. L’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti era scesa, al netto delle rettifiche di valore, all’1,7 per cento, quasi la metà rispetto alla fine del 2019’, ha detto il governatore, passando all’esame dello stato di saute delle banche tricolori.


‘A fronte di questo quadro, complessivamente non negativo, il conflitto in Ucraina fa sorgere nuovi rischi. Le esposizioni dirette verso controparti residenti in Russia, Bielorussia e Ucraina, concentrate presso i due maggiori gruppi, sono contenute ha aggiunto Visco -. Gli effetti indiretti del conflitto sono tuttavia più difficili da valutare. I forti incrementi dei prezzi dell’energia incidono sulle condizioni finanziarie delle imprese. L’esposizione delle banche nei confronti di quelle che operano nei settori più colpiti dai rincari non è trascurabile, anche se va rilevato che, in media, la loro probabilità di insolvenza segnalata prima della guerra dagli intermediari era inferiore a quella delle società degli altri comparti’.


PATTO (STRUMENTO) DI STABILITA’


Visco è poi tornato ad affrontare temi europei, in pieno dibattito sulla riforma del Patto di Stabilità. Ha proposto uno strumento europeo ‘pronto per essere utilizzato in caso di necessità, evitando di dover creare di volta in volta programmi ad hoc, come è avvenuto dopo la crisi dei debiti sovrani e durante la pandemia’.


‘In questo modo – ha detto – si rafforzerebbe la fiducia nella capacità europea di intervenire tempestivamente quando necessario’. Nell’Ue ‘si discute da tempo dell’opportunità di completare l’assetto istituzionale dell’Unione economica e monetaria, dotandola di un bilancio comune di dimensioni adeguate. Questo svolgerebbe una funzione di stabilizzazione e garantirebbe la fornitura di beni pubblici europei a fronte di risorse proprie o di emissione di debito. Una tale innovazione porrebbe rimedio all’asimmetria tra le molteplici politiche di bilancio nazionali e la politica monetaria unica; essa richiederebbe, tuttavia, una modifica dei Trattati, un processo lungo – ha rilevato – e dagli esiti incerti’.


‘Una soluzione percorribile a Trattati invariati, meno ambiziosa, potrebbe essere la predisposizione di uno strumento pronto per essere utilizzato in caso di necessità”.


PNRR


Intanto i fatti recenti dimostrano che l’economia italiana ‘ha la possibilità di superare le debolezze che ne rallentano lo sviluppo, per interrompere il ristagno della produttività, contrastare l’effetto delle tendenze demografiche sull’offerta di lavoro, ridurre il peso del debito pubblico, salito in misura considerevole’. E il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ‘costituisce uno strumento decisivo per affrontare con successo questa sfida’, ha detto ancora Visco.


‘Per assicurarne il successo, le riforme dovranno essere in grado di cambiare profondamente il contesto in cui si svolge l’attività economica; le modalità innovative del Piano potranno diventare prassi generalizzata dell’intervento pubblico. Aver definito linee chiare per uno sviluppo fondato su tecnologie verdi e digitali e sul sostegno all’attività di ricerca e all’innovazione potrà contribuire al rafforzamento e all’espansione del segmento più dinamico del sistema produttivo’.


‘Le eccellenze imprenditoriali non mancano”, ha proseguito. Mentre ‘l’azione volta a migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la regolamentazione dell’attività economica costituisce parte integrante, per molti versi cruciale, del Pnrr. Sono previsti interventi normativi in numerosi ambiti e risorse adeguate a sostegno dei processi di digitalizzazione delle amministrazioni, del rafforzamento delle competenze dei dipendenti pubblici, di una più efficace organizzazione degli uffici giudiziari. Le misure attuate negli anni passati hanno consentito di ottenere alcuni progressi – ha ricordato Visco -: si è ampliato notevolmente il ricorso a modalità di accesso digitale ai servizi offerti dallo Stato e dagli enti locali; dal 2015 il numero di procedimenti civili pendenti nei tribunali è diminuito di un quarto’.


‘Restano tuttavia elevate la complessità e l’instabilità delle norme, la farraginosità dei procedimenti amministrativi, le carenze nel funzionamento delle amministrazioni pubbliche e della giustizia. Sono fattori – ha avvertito il governatore – che ancora oggi riducono la disponibilità a investire nel nostro paese, e nel Mezzogiorno in particolare, con iniziative imprenditoriali di grande dimensione’.


GIOVANI IN FUGA E COSTI FAMIGLIE


Un altro nodo affrontato è stato quello del mercato del lavoro e del quadro sconfortante per quello che riguarda i giovani. ‘Nell’ultimo decennio la mancanza di adeguate occasioni di lavoro ha spinto quasi un milione di italiani, molti dei quali con un’istruzione elevata, a trasferirsi all’estero”, ha detto Visco.


‘La partecipazione al mercato del lavoro è tra le più basse in Europa, in particolare nel Mezzogiorno – ha proseguito -. Il tasso di attività delle donne, pari al 55 per cento in Italia a fronte di una media europea del 68 per cento, è inferiore di 18 punti percentuali a quello degli uomini. Per ridurre il divario vanno tra l’altro rimossi gli ostacoli che le madri incontrano nel rientrare nel mercato del lavoro dopo la nascita dei figli. I finanziamenti del Pnrr per i servizi alla famiglia costituiscono un primo passo in questa direzione’.


E nella Relazione annuale Bankitalia ha inserito anche una analisi sui costi effettivi di mantenimento di un figlio: una famiglia in Italia in media spende 640 euro al mese ogni figlio. Questo costo, precisa l’istituzione, comprende gli acquisti di beni e servizi destinati esclusivamente ai figli, come gli alimenti per neonati o le rette scolastiche, e una quota dei consumi rilevati a livello familiare (quali le spese per l’abitazione e per i trasporti), stimata utilizzando diversi criteri di ripartizione.


Quasi il 60 per cento della spesa è stato destinato a soddisfare bisogni primari (alimentari, abbigliamento e spese per la casa, istruzione e salute). Queste stime si basano su criteri di ripartizione dei consumi rilevati per l’intero nucleo tra i diversi componenti e ‘non tengono conto del fatto che i genitori potrebbero decidere di comprimere i propri consumi per soddisfare pienamente quelli della prole’. (di Roberto Vozzi).


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