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Martedì 10 maggio 2022 - 15:01

Bankitalia: rischi Esg influenzano crescita effettiva e potenziale

Primo rapporto su investimenti sostenibili e clima dell'istituzione

Bankitalia: rischi Esg influenzano crescita effettiva e potenziale
Roma, 10 mag. (askanews) – Meccanismi di governo, strategia, gestione dei rischi, indicatori e risultati: sono i quattro grandi capitoli in cui la Banca d’Italia ha suddiviso il suo primo ‘Rapporto sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici’, pubblicato oggi facendo seguito all’impegno preso con la Carta degli investimenti sostenibili, del 2021. Fornire informazioni sulle metodologie applicate per tenere conto dei rischi Esg – ambientali, sociali e sulla governance – nell’attività di investimento dei portafogli della Banca non riferiti alla politica monetaria, e sui risultati conseguiti.


I rischi derivanti dal cambiamento climatico, rileva Bankitalia, dalla perdita di biodiversità, dal degrado delle condizioni sociali e dalla qualità della gestione delle imprese influiscono sulla crescita effettiva e potenziale dell’economia. A livello globale è aumentata l’attenzione degli investitori per i fattori Esg: figurano tra le categorie di rischio più rilevanti, in termini sia di probabilità sia di severità degli impatti potenziali.



Secondo un rapporto della Global Sustainable Investment Alliance, prosegue lo studio, nel 2020 gli investimenti finanziari sostenibili, che costituivano circa il 36 per cento degli attivi globali in gestione, avevano raggiunto 35.300 miliardi di dollari, un valore più che doppio rispetto a quello del 2016.


Il ruolo principale nel contrastare il cambiamento climatico e i rischi Esg spetta ai governi, ribadisce Bankitalia. Questi rischi sono tuttavia importanti anche per le banche centrali e per le autorità di vigilanza, in quanto possono condizionare la loro capacità di conseguire gli obiettivi istituzionali relativi alla stabilità dei prezzi, del sistema finanziario e dei singoli intermediari. E per le banche centrali rilevano anche ai fini della loro attività di investitori istituzionali.



Dal 2019 la Banca d’Italia ha iniziato a utilizzare criteri Esg nella gestione dei propri portafogli non di politica monetaria. Nella Carta degli investimenti sostenibili, pubblicata nel 2021, la Banca ha definito tre linee di azione strategica: promuovere la diffusione di informazioni sulla sostenibilità da parte degli emittenti e degli operatori del sistema finanziario; integrare i principi Esg nella gestione dei propri investimenti, contribuendo così alla diffusione di buone pratiche in questo campo; pubblicare dati e analisi sulla finanza sostenibile, comunicare periodicamente i risultati conseguiti, nonché contribuire alla diffusione della cultura Esg nel sistema finanziario e tra i cittadini.


Il Rapporto dedica un capitolo a ciascuno dei quattro profili indicati dalle raccomandazioni della task force per la diffusione di informazioni finanziarie collegate ai rischi climatici: i meccanismi di governo; la strategia; la gestione dei rischi; quarto, gli indicatori e i risultati Sui meccanismi di governo, l’analisi rileva che con l’introduzione di criteri di sostenibilità non è stato necessario modificare significativamente l’assetto di governo adottato dall’Istituto per le scelte di investimento: le strutture preesistenti sono state incaricate di aggiungere i profili di sostenibilità ai precedenti criteri, basati sulle tradizionali considerazioni di tipo finanziario.



Per assicurare una gestione unitaria dei temi legati alla sostenibilità tra le funzioni della Banca è stato istituito il Comitato Cambiamenti climatici e sostenibilità, presieduto da un membro del Direttorio; a supporto di questo Comitato è stato creato un Nucleo che coordina e indirizza i lavori dell’Istituto su tutte le tematiche Esg (investimenti di portafoglio, vigilanza bancaria e finanziaria, ricerca economica, operazioni aziendali).


Passando alla strategia, il rapporto di Bankitalia osserva come a partire dal 2019 la strategia di investimento sostenibile sia stata ampliata in termini di classi di attività finanziarie e di obiettivi, attribuendo progressivamente una maggiore attenzione ai fattori Esg e in particolare a quelli legati al cambiamento climatico. Si intende così contribuire anche al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità individuati sia a livello europeo, con l’approvazione del regolamento Ue del 2021 per il conseguimento della neutralità climatica, sia a livello nazionale, con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione che ha introdotto un riferimento alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.


Alla fine del 2021 i portafogli potenzialmente interessati da una gestione sostenibile avevano un controvalore di circa 210 miliardi di euro. Per i titoli di Stato dell’area dell’euro, che rappresentano gran parte di questo importo, gli indicatori di sostenibilità vengono attualmente monitorati ma non influenzano le scelte di investimento, per diversi motivi, ricorda Bankitalia. Fanno eccezione le obbligazioni verdi di emittenti sovrani dell’area dell’euro e di istituzioni sovranazionali, attualmente pari a 1,7 miliardi di euro, il cui peso negli investimenti della Banca è destinato a crescere nel tempo.


Terzo capitolo del rapporto, la gestione dei rischi. In passato, dice Bankitalia, gli investimenti in strumenti del settore privato (in particolare le azioni) seguivano un principio di neutralità (la composizione del portafoglio replicava quella del mercato, con l’esclusione di alcuni settori). Dal 2019 la Banca ha integrato in maniera graduale i fattori climatici e di sostenibilità nei preesistenti modelli di gestione dei rischi.


In un primo momento l’integrazione è avvenuta a valle dell’allocazione del portafoglio tra le varie classi di attività e ha riguardato la selezione dei titoli dapprima per i portafogli azionari, quindi per quelli obbligazionari. In un secondo momento i profili di sostenibilità sono stati utilizzati anche nella fase di allocazione tra classi di attività solo per i titoli di emittenti privati; l’impiego dei fattori ESG è stato così esteso all’intero processo di investimento, dalla fase di allocazione fino a quella di selezione dei singoli titoli.


La strategia di investimento sostenibile si traduce in una combinazione di diverse politiche di gestione del portafoglio: per i titoli di emittenti privati queste considerano criteri di: (a) esclusione sulle società selezionabili; (b) preferenza delle imprese che adottano le migliori prassi Esg (best in class); (c) integrazione di profili Esg nei modelli finanziari; inoltre per i titoli pubblici e privati sono impiegate politiche di investimento tematiche (ad es. per l’acquisto di obbligazioni verdi).


Finora gli indicatori Esg utilizzati per orientare le scelte sui portafogli di strumenti di emittenti privati sono stati di tipo storico (misure di determinate grandezze a una data precedente). L’utilizzo di dati prospettici è infatti reso complesso dalle incertezze sugli orizzonti temporali e sulla tipologia di indicatori, sulla probabilità degli eventi e sulla loro gravità. Le informazioni sui piani futuri diffuse dalle imprese rappresentano tuttavia una base da cui partire, caratterizzata da un numero minore di ipotesi di scenario.


Da quest’anno quindi le decisioni di investimento vengono prese anche in considerazione degli impegni di decarbonizzazione e dei piani di transizione delle imprese; con queste ultime sarà inoltre avviato un dialogo per raccogliere informazioni sulle strategie di sostenibilità e sui risultati finora conseguiti. Verrà infine creato un portafoglio azionario di investimento tematico destinato alle aziende maggiormente in grado di contribuire alla transizione ecologica, per cogliere le opportunità legate alle innovazioni tecnologiche e favorire il cambiamento strutturale del sistema economico.


Il rapporto si conclude su indicatori e risultati, che mostra i progressi compiuti dall’istituzione di Via Nazionale negli ultimi anni. Per il portafoglio azionario gestito internamente (pari a 16 miliardi di euro e corrispondente a oltre il 90 per cento degli investimenti in titoli privati dell’Istituto), l’impronta carbonica è diminuita del 60 per cento rispetto al 2018 – anno precedente l’avvio della strategia di investimento sostenibile – ed è inferiore del 37 per cento rispetto all’indice di mercato preso come riferimento.


Sono migliori dell’indice anche l’intensità carbonica (-24 per cento), gli usi di energia elettrica (-21 per cento), di acqua (-14 per cento) e la produzione di rifiuti (-28 per cento). Relativamente agli indicatori sociali, la quota di donne impiegate è maggiore di 7 punti percentuali rispetto al benchmark e il tasso di infortuni è inferiore del 9 per cento.


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