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Giovedì 21 aprile 2022 - 10:00

Bes, Istat: Italia al primo posto in Europa per numero di Neet

In 2021 sono 23,1% dei giovani tra 15-29 anni. Allarme Sud e ragazze

Bes, Istat: Italia al primo posto in Europa per numero di Neet
Roma, 21 apr. (askanews) – Italia al primo posto in Europa per presenza di Neet, ossia di giovani che non studiano e non lavorano. Il fenomeno interessa in modo particolare le ragazze. E’ quanto emerge dal rapporto Bes 2021 ‘Il benessere equo e sostenibile in Italia’ diffuso dall’Istat.


Il nostro Paese ha il primato per la numerosità di questo particolare segmento di giovani, tra 15 e 29 anni, che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa, noti come Neet, Not in Employment, Education or Training.



Nel 2021, tra i giovani di 15-29 anni, il 23,1% non studia né lavora, in calo rispetto al 2020, quando avevano raggiunto il 23,7%, con un incremento di 1,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente la pandemia. Tra le donne il 25% non fa formazione né lavora (erano il 25,8% nel 2020), mentre tra gli uomini sono il 21,2%, erano il 21,8% nel 2020; tuttavia, sia tra le donne sia tra gli uomini, il calo non compensa l’incremento di Neet osservato nel primo anno di pandemia. Le differenze regionali rimangono elevate e ricalcano la dicotomia Nord-Mezzogiorno. Le regioni con la quota più elevata di Neet sono la Puglia (30,6%), la Calabria (33,5%), la Campania (34,1%) e la Sicilia (36,3%).


Il fenomeno interessava nel 2008 il 19,3% di questa fascia di età in Italia e il 13,1% in Europa; la crescita nel nostro Paese è stata più veloce di quanto non sia avvenuto nella media Ue27 fino a interessare nel 2014 – al culmine della crisi occupazionale – più di un giovane su quattro (26,2%, 10 punti percentuali al di sopra della media Ue27). Successivamente la quota è diminuita lentamente, fino al 2019 pur senza ritornare, nel caso dell’Italia, ai valori pre-crisi ma segnalando un deficit di recupero (+2,9 punti percentuali sopra il corrispondente valore del 2008).



L’incidenza della condizione di Neet è maggiore tra le giovani che tra i giovani e la distanza tra le due componenti di genere, nel nostro Paese, si riduce solo in corrispondenza degli anni più duri della crisi economica, che hanno colpito di più i giovani maschi, e torna a essere più ampia della media Ue27 nel 2019.


Nel secondo trimestre 2020, nel pieno della fase 1 della pandemia, è evidente l’incremento nella Ue27 di giovani al fuori del contesto di istruzione e non occupati (+1,7 punti nel secondo trimestre 2020 rispetto al trimestre precedente), incremento trainato da paesi come Spagna (+4,2) ma anche Francia (+2,8) e che, tuttavia, nel nostro Paese è più modesto e leggermente al di sotto della media europea (+1,6).



L’Italia però presenta comunque dei valori strutturalmente molto più elevati del fenomeno e nella fase di diminuzione dell’indicatore continua a posizionarsi ancora molto al di sopra degli altri paesi europei. Inoltre nel nostro Paese – a differenza di quanto avvenuto negli anni più duri della crisi economica, quando per effetto del maggiore incremento tra i giovani maschi le due componenti di genere si erano avvicinate – durante la prima fase della pandemia sono soprattutto le giovani 15-29enni a peggiorare di più con un forte incremento dell’incidenza di Neet, che le allontana dai corrispondenti giovani maschi. Nel primo trimestre del 2021 inoltre si osserva una seconda fase di incremento dell’incidenza dei Neet, più in Italia che nel resto della Ue27 (rispettivamente +0,6 punti e +0,1 punti rispetto al trimestre precedente) e, nel nostro Paese, più forte tra le femmine che tra i maschi (+1,0 punti rispetto a +0,2 punti). L’ultimo dato europeo disponibile per il confronto, riferito al terzo trimestre 2021, mostra che, complessivamente, rispetto all’inizio del 2019, in Ue27 l’incidenza di Neet ha ripreso a calare ma con velocità differenti: più velocemente per le giovani e i giovani in Spagna (rispettivamente -2,6 e -1,1 punti percentuali nel terzo trimestre 2021 rispetto al primo trimestre 2019), più lentamente in Italia (rispettivamente -0,7 e -0,1 punti).


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