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Martedì 15 marzo 2022 - 11:38

Resta aperta la petizione a Parlamento Ue contro Pedemontana

Evi: accolte istanze del territorio lombardo

Resta aperta la petizione a Parlamento Ue contro Pedemontana
Milano, 15 mar. (askanews) – Resta aperta la petizione al Parlamento europeo contro il completamento di due sezioni della Pedemontana. “Un passo importante quello compiuto oggi in Commissione Petizioni al Parlamento Europeo, con la decisione di lasciare aperta la petizione contro la costruzione delle sezioni B2 e C dell’Autostrada Pedemontana Lombarda e di scrivere alla Regione Lombardia e ai Ministri Cingolani e Giovannini per chiedere conto dell’impatto dell’opera – ha detto l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde – Si tratta di un progetto pensato decenni fa, insensato e anacronistico, alla luce delle emergenze ambientali e climatiche che ci troviamo ad affrontare oggi. E non basta aggiungere un’etichetta green accanto al nome, per rendere un’opera sostenibile. Al contrario, questo progetto andrebbe ad impattare gravemente sugli ecosistemi e la biodiversità, distruggendo aree agricole, superfici boscate di pregio e protette da tutele e vincoli nell’ambito di Parchi locali e regionali. Sconcertante la miopia politica delle istituzioni lombarde, che sembrano ignorare le istanze dei tanti cittadini e sindaci che, insieme alle associazioni ambientaliste del territorio, ribadiscono le loro legittime preoccupazioni”.


“Il completamento della Pedemontana – aggiunge Evi – riguarda la provincia italiana con il più alto indice di consumo di suolo, aumenterebbe l’inquinamento atmosferico e il fenomeno della cementificazione, facendo da volano a un ulteriore sviluppo di immobili e capannoni industriali, in una zona che già detiene il triste primato europeo per cattiva qualità dell’aria. Come se non bastasse, al rischio ambientale si aggiunge quello per la salute, in quanto il completamento dell’autostrada rischia di sprigionare la diossina TCDD, andando a movimentare un terreno ancora contaminato a seguito del disastro del 1976 della ICMESA di Meda”.



“Dopo aver presentato più di un’interrogazione alla Commissione Europea, attendo ora una risposta dalla Banca Europea per gli Investimenti, che ho incalzato perché giustifichi l’incredibile finanziamento di 550 milioni per quest’opera insensata e che noi di Europa Verde riteniamo in aperta violazione del principio europeo di non arrecare danno significativo all’ambiente – conclude l’europarlamentare – Non posso che essere soddisfatta per il risultato di oggi, grazie al quale le istituzioni europee manterranno alta l’attenzione su un progetto che rappresenta un grave rischio sia per l’ambiente che per la salute dei cittadini”.




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