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Venerdì 28 gennaio 2022 - 13:42

Pirelli si racconta: 150 anni di orgoglioso soft power

Da Renzo Piano a John Cage, un'azienda nella società

Pirelli si racconta: 150 anni di orgoglioso soft power
Milano, 28 gen. (askanews) – Un palco prestigioso – quello del Piccolo Teatro di Milano, indissolubilmente legato al nome di Giorgio Strehler – e la scelta di impostare un racconto storico attraverso dinamiche teatrali. Attori narranti, scenografie mobili dal gusto razionalista, display elettronici e luci che rimandano ai colori simbolo dell’azienda: così Pirelli ha voluto costruire l’evento di celebrazione dei 150 anni dell’impresa, fondata il 28 gennaio del 1872.


Accanto al vicepresidente esecutivo e CEO Marco Tronchetti Provera e agli ospiti invitati a dare la propria testimonianza, sulla scena si sono mossi, con gusto d’avanguardia, gli attori, che hanno cercato di dare una manifestazione tangibile a quell’ambizione di Pirelli di essere un attore di innovazione, nel mondo dell’impresa, ma anche nella cultura e nella società. E in questo dialogo non scontato tra la formalità del rito e la sua interpretazione scenica si gioca in un certo senso la sfida complessiva dell’azienda, quella che viene raccontata anche nei bilanci, dove accanto ai numeri da anni Pirelli inserisce cultura.



Il carattere dell’evento, ovviamente, è celebrativo. Ma senza tacere, anzi sottolineando da subito, i momenti difficili e i temi problematici. Così, anche nella presentazione, per così dire, istituzionalmente telegenica di Ilaria D’Amico, sono subito emerse spine come quella legata alla vicenda Telecom e alle frizioni con la politica dei palazzi del potere. “In tutte le storie imprenditoriali – ha replicato Tronchetti con compostezza, seppur con sfumature di rammarico nel tono della voce – è normale che ci siano delle sconfitte, ma bisogna andare avanti. E’ normale che in 150 anni ci siano momenti negativi, accanto a quelli positivi”. “Dai momenti di crisi – ha aggiunto Paolo Mieli, storico ed ex direttore del Corriere della Sera – Pirelli ha saputo sempre crearsi delle nuove opportunità”.


Il fascino dell’evento sta anche nel fatto di poter vedere in collegamento l’architetto Renzo Piano che parla di etica, oppure di sentire ricordare il concerto in fabbrica di John Cage, o ancora la celeberrima campagna pubblicitaria con Carl Lewis in tacchi a spillo nel 1994, fotografato da Annie Leibovitz. “L’arte contemporanea è una manifestazione dell’innovazione”, ha detto un altro ex direttore del Corriere come Ferruccio De Bortoli, salito anch’egli sul palco, ricordando un altro degli aspetti decisivi dell’ecosistema Pirelli di cui si è cercato di fare un ampio ritratto al Piccolo: la cultura del presente. In questo senso è perfino banale sottolineare il ruolo di Pirelli HangarBicocca e dei memorabili Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, uno dei monumenti contemporanei più importanti d’Europa, ma anche quello del Calendario Pirelli, altra manifestazione iconica della presenza del “soft power” dell’azienda nella società, che va ben oltre la dimensione industriale della produzione degli pneumatici e che, come ha detto Mieli, nel 1964 ha scelto di puntare sul fotografo dei Beatles, sancendo la relazione viscerale con il mondo fuori, quello dove si pratica quella cosa difficile e fondamentale che chiamiamo, forse in modo non abbastanza esaustivo, “cultura popolare”.



Tecnologia, impresa, sport come la vela e la Formula1, identità milanese, internazionalizzazione, sostenibilità, pubblicità, design, letteratura, pneumatici dedicati alle auto elettriche con sensori high tech, la relazione con università come la Bicocca o il Politecnico di Milano. I temi toccati nel corso dell’evento sono tantissimi, e dalla galleria del Piccolo si ha la forte sensazione che Pirelli voglia ricondurre tutte queste suggestioni, pur con la loro complessità, dentro la definizione del modo di essere un’azienda oggi, una “piccola multinazionale”, come ha detto Tronchetti. E pure in mezzo a temi economici che sono e restano cruciali, almeno per oggi sembra possibile prendere come qualcosa di più di una semplice battuta l’affermazione di Mieli che “magari un giorno la Pirelli sarà ricordata per avere inventato il Calendario Pirelli”. Un’esagerazione? Molto probabile, certo, ma anche la presa di coscienza di una postura di fronte alla società che questo compleanno dell’azienda ha voluto certamente sottolineare e portare, in tutti i sensi, sotto i riflettori, proprio sul proscenio dove si affacciava Strehler.


(Leonardo Merlini)



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