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Mercoledì 22 dicembre 2021 - 19:56

Commissione europea propone nuove risorse proprie bilancio Ue

Rimborseranno i prestiti sul mercato per "Next Generation EU"

Commissione europea propone nuove risorse proprie bilancio Ue
Bruxelles, 22 dic. (askanews) – La Commissione europea ha proposto oggi a Bruxelles l’istituzione di tre nuove fonti di entrate (“risorse proprie”) del bilancio dell’Ue, che dovrebbero contribuire in gran parte al rimborso, nei prossimi anni, dei titoli di debito emessi dall’Unione per finanziare la componente a fondo perduto del Piano di Recovery “Next Generation EU”.


Solo nel 2021, la Commissione ha raccolto 71 miliardi di euro (a prezzi correnti) mediante obbligazioni a lungo termine e ha emesso buoni dell’Ue a breve termine per 20 miliardi di euro. Grazie alle nuove risorse proprie, i rimborsi dovuti per “Next Generation EU” non comporteranno tagli ai programmi dell’Ue né eccessivi aumenti dei contributi degli Stati membri al bilancio comunitario. Inoltre, le nuove risorse proprie dovrebbero anche finanziare il futuro Fondo sociale per il clima.



La prima delle nuove risorse proprie, la più importante in termini finanziari, si basa sul sistema Ets per la compravendita dei permessi di emissioni di CO2; la Commissione propone che in futuro venga attribuita al bilancio comunitario una quota pari al 25 % delle entrate provenienti dall’Ets, che oggi sono trasferite per la maggior parte ai bilanci nazionali. Una volta a regime, si stima che le entrate per il bilancio Ue da questa fonte arriveranno a circa 12 miliardi di euro all’anno in media nel periodo 2026-2030 (e circa 9 miliardi di euro in media nel periodo 2023-2030).


La seconda risorsa propria dovrebbe attingere alle entrate che si stima saranno generate dal “meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere” (Cbam), ovvero la proposta di “dazi climatici” per alcuni prodotti (acciaio e alluminio, fertilizzanti, cemento ed energia) che arriveranno nell’Unione da paesi terzi che non impongono riduzioni delle emissioni equivalenti a quelle imposte ai produttori europei. La misura, molto complessa da progettare e poi da attuare, mira a ridurre il rischio di “carbon leakage” (importazione di prodotti a forte impatto climatico negativo che sarebbero vietati nell’Ue) e a prevenire le rilocalizzazioni dell’industria europea. Al bilancio Ue andrebbe il 75% delle entrate generate dai dazi climatici del Cbam. In questo caso, i proventi attesi sono limitati a circa 1 miliardo di euro all’anno in media nel periodo 2026-2030 (il meccanismo non entrerà in vigore fino al 2026).



La terza risorsa propria è fondata sul recente accordo Ocse/G20 per la riforma internazionale della tassazione delle società, e più precisamente sul “primo pilastro” dell’Accordo, che riguarda la redistribuzione parziale dei diritti di imposizione, in modo che le imprese multinazionali paghino le tasse laddove effettivamente producono reddito. Il prelievo a favore del bilancio Ue dovrebbe corrispondere al 15% della quota riassegnata agli Stati membri degli utili residui delle imprese che rientrano nel campo di applicazione della riforma dell’imposizione. In questo caso, si stima che le entrate destinate al bilancio dell’Ue potrebbero ammontare a un importo compreso orientativamente tra 2,5 e 4 miliardi di euro all’anno.


La Commissione si è impegnata a proporre una direttiva nel 2022, quando saranno stati finalizzati tutti i particolari relativi al “primo pilastro” dell’accordo internazionale concluso nel “quadro inclusivo” dell’Ocse e del G20 sull’erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili. La direttiva attuerà l’Accordo nell’Ue, nel rispetto delle condizioni del mercato unico.



In totale, si prevede che le tre nuove risorse proprie potranno generare entrate per il bilancio comunitario pari fino a 17 miliardi di euro all’anno, in media, quando saranno a regime, negli anni 2026-2030. Oltre al rimborso dei prestiti sul mercato per finanziare le sovvenzioni di “Next Generation EU”, le nuove risorse proprie dovrebbero anche finanziare il “Fondo sociale per il clima”, un elemento essenziale del pacchetto di proposte “Fit for 55” del Green Deal, presentato a metà luglio.


Il pacchetto “Fit for 55” prevede l’instaurazione di un nuovo Ets (il sistema obbligatorio per la compravendita dei permessi di emissione di CO2) per i gas serra emessi dal riscaldamento e raffreddamento degli edifici e dai carburanti utilizzati per il trasporto su strada. Inoltre, l’attuale sistema Ets si applicherà in futuro anche al settore marittimo, e aumenteranno le aste dei permessi di emissioni per l’aviazione.


Il Fondo sociale per il clima mira ad assicurare una transizione socialmente equa e ad aiutare le famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese vulnerabili, a finanziare investimenti nell’efficienza energetica, in nuovi impianti di riscaldamento e raffreddamento e in una mobilità più pulita, erogando anche, se opportuno, forme di sostegno diretto temporaneo al reddito. La dotazione finanziaria complessiva del Fondo corrisponde a circa il 25% delle entrate previste che saranno generate dal nuovo sistema Ets per le emissioni prodotte dagli edifici e dal trasporto su strada.


Con queste nuove risorse proprie, ha detto il commissario per il Bilancio e l’amministrazione, Johannes Hahn, presentando le proposte di oggi, “poniamo le basi per il rimborso di ‘Next Generation EU’ e forniamo un sostegno fondamentale al pacchetto ‘Fit for 55’, concretizzando il finanziamento del Fondo sociale per il clima. Grazie a questo insieme di nuove risorse possiamo garantire che la prossima generazione riceverà effettivamente i vantaggi di ‘Next Generation EU'”, ha concluso.


Le decisioni sulle nuove risorse proprie dovranno essere approvate all’unanimità dal Consiglio Ue, previa consultazione del Parlamento europeo, e poi sottoposte alle procedure nazionali di ratifica in ciascuno Stato membro.


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