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Giovedì 14 ottobre 2021 - 09:49

Mamacrowd, ceo: nel 2021 forte sprint, puntiamo a 60mln di raccolta

Giudici: campagna media da 850mila euro, carte Italia in regola

Mamacrowd, ceo: nel 2021 forte sprint, puntiamo a 60mln di raccolta
Milano, 14 ott. (askanews) – La piattaforma italiana di equity crowdfunding Mamacrowd punta a tagliare il traguardo dei 60 milioni di euro di raccolta nel 2021, arrivando a conquistare il 35-40% del mercato italiano a fine anno. Lo ha spiegato in una intervista ad askanews Dario Giudici, ceo di Mamacrowd. “C’è stato un impulso forte nel 2021, uno sprint dopo anni di semina”, ha spiegato il top manager. “Ora siamo poco sotto i 50 milioni di raccolta, l’obiettivo è arrivare a 60 nei prossimi due mesi e mezzo. Sarebbe importante perché arriveremmo ad avere in Italia un peso rilevante del 35-40% come market share”.


L’equity crowdfunding in Italia è in crescita: secondo il portale di monitoraggio dati Crowdfunding Buzz, a metà ottobre tutte le piattaforme hanno generato 130 milioni di raccolta per startup e Pmi innovative che hanno aperto il loro capitale a piccoli e grandi investitori. In meno di dieci mesi è stato bruciato il record di 100 milioni toccato nel 2020 che a sua volta aveva polverizzato i 65 milioni messi insieme nel 2019.



“Su Mamacrowd – ha spiegato Giudici – abbiamo visto un incremento significativo della raccolta media che è arrivata a 850mila euro, con tante campagne finite sopra il milione. Questo è il segnale che anche aziende più strutturate scelgono questo strumento per finanziarsi in maniera importante”. Chi investe, ha aggiunto il ceo della piattaforma, “spende mediamente 3.500 euro per una campagna. Una cifra importante se consideriamo che solitamente il taglio minimo è da 250 euro: c’è una tendenza a non allinearsi verso il basso”.


Per le imprese una campagna di equity crowdfunding oltre a raccogliere fondi serve anche come “uno strumento per portarsi a casa degli ambassador, degli azionisti che non entrano mai a far parte della governance societaria. Una validazione del mercato con un ritorno di immagine importante, simile allo status di azienda quotata. Ma con costi inferiori rispetto a una Ipo, sia in termini monetari che di tempi”.



A livello normativo, ha ricordato Giudici, “le carte dell’Italia sono in regola: le piattaforme consentono ai piccoli investitori di accedere a un segmento che era un tempo inaccessibile”, come startup e Pmi innovative. “E’ una democratizzazione degli investimenti che è stata ben delineata anche con incentivi fiscali importanti. Bisogna lavorare sulla conoscenza: sono investimenti rischiosi, viste tutte le variabili dell’innovazione, ma è un segmento nel quale il rischio si può mitigare con la creazione di portafogli: serve puntare su tanti cavalli, dando per scontrato che molti non andranno bene e altri potranno generare multipli del capitale investito”.


In Italia il terreno è fertile: “L’ecosistema dell’innovazione è cresciuto molto negli ultimi anni, ma del resto siamo da sempre un popolo di inventori. E’ mancato finora l’apporto della finanza: ora portare i capitali privati verso l’innovazione e supportare gli imprenditori è il nostro obiettivo”, ha concluso Giudici.



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