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Giovedì 14 ottobre 2021 - 12:53

Indagine Prenatal su sostenibilità: 2 italiani su 3 si dicono poco coinvolti

Pubblicato il primo Bilancio di Sostenibilità del gruppo Prenatal

Indagine Prenatal su sostenibilità: 2 italiani su 3 si dicono poco coinvolti
Milano, 14 ott. (askanews) – Il 22% degli italiani si riconosce consapevole e sensibile sulle diverse e articolate temateche della sostenibilità, a fronte di una quota del 34% non interessati e di un 44% di “distratti” o incorenti, vale a dire che si dicono interessati al tema ma non trasferiscono tale interesse nei comportamenti. Sono tre “profili” che emergono da un’indagine dell’Osservatorio delle Famiglie Contemporanee di Prénatal Retail Group in collaborazione con BVA-DOXA. L’indagine – svolta in concomitanza con “Let’s Grow Together”, primo Bilancio di Sostenibilità del gruppo – ha coinvolto un campione di 1948 individui, di cui 1000 genitori equamente distribuiti tra mamme e papà e rappresentativi della popolazione italiana con figli tra 0-14 anni e 948 dipendenti di Prénatal Retail Group, impiegati negli uffici e nei punti vendita Prénatal, Bimbostore e Toys Center su tutto il territorio nazionale.


“Sebbene, stando ai risultati di questo importante progetto di ricerca, solo il 12% della popolazione intervistata attribuisca alle aziende il compito di occuparsi in modo attivo di questi temi, Prénatal Retail Group ha deciso di fare la propria parte, con responsabilità e trasparenza – dichiara Amedeo Giustini, amministratore delegato di Prénatal Retail Group – Il nostro è un ruolo chiave, non solo per le dimensioni e l’impatto che abbiamo a livello economico, sociale e ambientale, ma anche e soprattutto perché ogni giorno siamo in prima linea nel dialogo con genitori e futuri genitori, con i bambini di oggi e quelli che nasceranno. A loro dobbiamo consegnare un mondo e un pianeta migliore e questo impegno deve essere conosciuto e condiviso in primis da tutti i nostri dipendenti e fornitori”.



Dalla ricerca emerge che il 54% degli intervistati sa che per sostenibilità si intende “un processo di sviluppo in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza però compromettere il futuro delle prossime”,’ ma scende al 41% la quota di coloro che dichiarano di intenderla nella triplice accezione: ambientale, sociale ed economica. Uno su tre ne conosce solo l’accezione ambientale, il 30% non ha mai pensato a sostenibilità sociale e il 28% a quella economica. Inoltre solo il 16% degli intervistati sa bene cosa sia l?Agenda 2030 dell’Onu, mentre il 42% non l’ha mai sentita nominare.


Le Istituzioni: sono identificate dal 61% come il soggetto principale ‘che dovrebbe occuparsi di sostenibilità’, in particolare sono citate le Istituzioni internazionali (il 37% indica Unione Europea e Nazioni Unite), mentre solo il 17% lo ritiene un compito delle Istituzioni nazionali, seguite da quelle regionali o locali (8%). Inoltre il ruolo dei cittadini non viene considerato primario per il 24% degli intervistati, subito dopo le Istituzioni internazionali. Le Aziende infine vengono indicate come significative solo dal 12% del campione, senza distinzione o esclusione di categorie merceologiche. Il 63% ritiene che tutti i settori se ne dovrebbero occupare in eguale modo. Tra le azioni concrete che esse devono mettere in atto: ‘ridurre l’impatto ambientale’ (segnalato da oltre 2 intervistati su 3), a seguire ‘favorire l’economia circolare e ridurre i rifiuti prodotti’ e ‘porre attenzione alla scelta dei fornitori’. Il 20% degli intervistati ha comunque rilevato maggiore impegno da parte delle aziende nell’ultimo anno.



Se se il 45% degli intervistatati si dichiara molto sensibile al tema della sostenibilità, è poi il 38% che dimostra attenzione effettiva nei comportamenti. La quota di chi si definisce coinvolto si abbassa ulteriormente: 1 persona su 3 (28%).


La lettura completa dei dati permette di individuare tre macrogruppi di persone, suddivisi per il loro atteggiamento complessivo verso il la sostenibilità. Consapevoli e Sensibili, 22% – Conoscono la sostenibilità in tutte e tre le sue accezioni (ambientale, sociale ed economica) e cercano di adottare uno stile di vita il più possibile sostenibile. L’emergenza sanitaria li ha resi ancora più attenti e sensibili, portandoli ad adottare comportamenti pratici sempre più indirizzati a proteggere il proprio futuro e soprattutto quello delle giovani generazioni. Sono particolarmente attenti all’ambiente e alla sua tutela. Chiedono molto a se stessi, ma fanno altrettanto con le aziende alle quali richiedono di intraprendere azioni concrete, prima tra tutte la riduzione dell’impatto ambientale, ma anche di favorire l’economia circolare e di valutare con attenzione la scelta dei fornitori. Il loro impegno si traduce anche nei loro acquisti: sono disponibili a pagare di più per acquistare prodotti più sostenibili. Rispetto agli altri gruppi hanno maggiormente figli tra i 6-14 anni e sono più presenti al Nord Est.



Diversamente Incoerenti, 44% – Sono sospesi tra il dire e il fare. Seppur nell’ultimo anno e mezzo hanno prestato maggiore attenzione ai temi della sostenibilità, la loro è una sensibilità distratta. Un’incoerenza che da un lato li vede aperti concettualmente soprattutto alla dimensione ambientale della sostenibilità, dall’altra non li vede adottare, nel loro quotidiano, azioni concrete. Non sono particolarmente attenti ai consumi e nemmeno al trasferimento di valori positivi ai più giovani. La teoria e la pratica risultano quindi distanti, un atteggiamento che si riflette nella loro tiepida disponibilità a pagare qualcosa in più per prodotti più sostenibili. Identikit: distratti, approssimativi, tiepidi. Rispetto agli altri gruppi, in quota maggiore, hanno figli piccoli (sotto i 5 anni) e risiedono al Nord Ovest e al Centro.


Distanti e Insensibili, 34% – Sono semplicemente non interessati al tema della sostenibilità. I distanti e insensibili ne sono lontani, quasi annoiati. L’accezione che conoscono è quella ambientale e il tema non è prioritario. Sanità, istruzione, economia e infrastrutture sono argomenti per loro più dirimenti e di più stringente attualità. L’emergenza sanitaria li ha allontanati ancora di più dalla sostenibilità. Chi prima iniziava a preoccuparsene ha smesso di farlo, chi non se ne curava ha continuato a non interessarsene. L’argomento in generale, le sue accezioni, i dibattiti generati sono distanti dalla loro routine, dai loro interessi e, di conseguenza, anche dalle loro abitudini di consumo. Non hanno nessuna inclinazione a pagare di più per un prodotto sostenibile e la loro visione di un futuro sostenibile nel quale saranno adottati comportamenti responsabili è alquanto negativa. Rispetto agli altri gruppi, sono più rappresentati gli uomini, i giovani e i residenti nel Sud e Isole.


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