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Giovedì 10 giugno 2021 - 16:37

Agriturist: per rilancio agriturismo serve sostegno posto Covid

E armonizzazione delle norme, troppe disparità tra Regioni

Agriturist: per rilancio agriturismo serve sostegno posto Covid
Roma, 10 giu. (askanews) – “Non trasformiamo l’agriturismo. E’ nato e continua ad essere un’attività strettamente connessa a quella agricola, per sostenere il reddito del produttore. Guardiamo avanti accompagnando le imprese verso l’auspicata ripresa, senza tornare a vecchi sistemi che creano differenze tra regione e regione”. Questo l’invito di Augusto Congionti, presidente di Agriturist, l’associazione che riunisce gli agriturismi di Confagricoltura, in relazione all’attività governativa e parlamentare per le misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19 del DL Sostegni Bis.


Mentre nel decreto Sostegni Bis si afferma, giustamente, la stretta connessione di lavoro nelle attività agrituristiche con quella agricola principale – ad avviso di Agriturist -, si rischia, se non si interviene subito per impedire l’abrogazione del comma 2 dell’art.4 della legge quadro 96/2006, di consentire comportamenti difformi nelle varie regioni, creando disparità e confusione.



“L’agriturismo – spiega Congionti – è regolato da leggi regionali. Per armonizzare il territorio la prima legge quadro sull’agriturismo (n. 730/85) aveva individuato il criterio guida del tempo lavoro, cioè quello necessario allo svolgimento dell’attività, agricola e agrituristica. Questo principio, adottato e riconosciuto dalle regioni, era riuscito a rendere omogenea l’attività sul territorio nazionale, chiarendo pure i rapporti tra imprese agrituristiche e pubblica amministrazione. Quindi, per Agriturist, il parametro da continuare ad utilizzare per il rapporto di connessione tra le due attività non può che essere basato sul calcolo del tempo lavoro”.


Infine, va assolutamente considerata l’entità delle perdite subite dalle aziende agricole sul fatturato dell’attività connessa, cioè quella agrituristica. “I 24mila agriturismi italiani, con la pandemia e le conseguenti restrizioni, hanno perso oltre 1 miliardo e duecento milioni di euro – conclude Congionti – Non vorremmo rischiare ora di rimanere fuori anche dal meccanismo dei contributi di ristoro”.



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