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Lunedì 7 giugno 2021 - 12:03

Landi Renzo sfida crisi investendo su mid-heavy duty e idrogeno

Musi: "Positivi su 2021, valutiamo acquisizioni. Ma no dividendo"

Landi Renzo sfida crisi investendo su mid-heavy duty e idrogeno
Milano, 7 giu. (askanews) – Investire per trasformare le crisi in opportunità. E’ la scommessa del gruppo Landi Renzo, quotato allo Star e leader nella gas mobility, che nel 2020, anno della “tempesta perfetta” ha raddoppiato gli investimenti e azzerato il dividendo, per crescere nel segmento dei mezzi di trasporto merci e passeggeri e nella filiera dell’idrogeno, anche attraverso acquisizioni.


Grazie alla ripresa della domanda registrata a partire da maggio, le prospettive per il 2021 sono positive, ma lo scorso anno il Gruppo, con sede a Cavriago nella Motor Vally emiliana, 550 dipendenti e 80% dei ricavi all’estero, ha perso il 25% del fatturato a 142,5 milioni di euro, chiudendo in perdita di quasi 8 milioni (6 mln di utili nel 2019) e ha visto crescere l’indebitamento da circa 60 a 70 milioni euro.



“Dopo la tempesta perfetta del 2020, ci aspettavamo ancora una prima parte dell’anno difficile. Ma a maggio abbiamo visto chiari segnali di ripresa. Ci aspettiamo una forte crescita nel secondo semestre, grazie anche a importanti contratti siglati negli Usa, Egitto e India. Per il 2021 ci aspettiamo un fatturo di 175-185 milioni di euro (192 mln nel 2019) e una ripresa importante della marginalità intorno al 10% (13% nel 2019), pari a un Ebitda di 17-19 milioni. Grazie agli investimenti fatti e al sostegno della famiglia Landi, che non è mai mancato, siamo pronti a crescere anche con acquisizioni”, ha detto ad Askanews l’Ad, Cristiano Musi. Ma per un ritorno al dividendo bisognerà attendere: “è ancora troppo presto”. Musi è alla guida del gruppo dal 2016 e può contare su una formazione finanziaria e una vocazione per la mobilità coltivata con incarichi manageriali in diversi gruppi, fra cui Dulevo. Nella filiera dell’idrogeno il gruppo Landi Renzo è in grado di fornire soluzioni sia per l’elettrico fuel cell, sia per il termico, e per lo stoccaggio e la distribuzione grazie a compressori e valvole sviluppate per gestire pressioni elevatissime (700 bar per l’idrogeno), che sono adattabili a tutti i gas. Le tecnologie di Landi Renzo, sviluppate in 60 anni di attività, sono già pronte per il mercato, permettono di sfruttare ancora i moderni motori termici, salvando competenze e posti di lavoro e di ridurre, nel caso del metano, del 25% le emissioni e del 99% il particolato rispetto a un veicolo a combustione. Le emissioni del biometano “well to wheel”, invece, sono in linea con quelle dell’elettrico. Oggi l’Italia insieme alla Francia è fra i mercati Ue dove si sta investendo maggiormente nei nuovi impianti per la produzione di biometano che si stima possa arrivare a rappresentare almeno il 10% del gas naturale entro il 2030. “Il mondo dell’automotive – spiega Musi – è alla ricerca di soluzioni sostenibili non solo per le auto, ma anche per i mezzi pesanti. Per questo abbiamo deciso di aumentare gli investimenti per completare la nostra gamma per il mid-heavy duty e per entrare nell’idrogeno, dove puntiamo a crescere anche con acquisizioni. Landi Renzo può rappresentare una piattaforma importante per aggregare le eccellenze del Made in Italy in questo campo e costruire un operatore mondiale nel settore della mobilità a gas e a idrogeno”. Landi Renzo fa parte del consorzio H2-Ice con Avl, Punch e Industria Italiana Autobus per lo sviluppo di un motore termico a idrogeno per il trasporto pubblico con un primo prototipo atteso nel 2022 che sarà testato da Tper, l’azienda del trasporto pubblico dell’Emilia Romagna, e ha siglato una partnership con Fpt Industrial, gruppo Cnh, per lo sviluppo di soluzioni a gas e idrogeno. Il grande ostacolo alla diffusione del gas, così come dell’elettrico, è la carenza di infrastrutture. Protagonista della partita è Snam: il gruppo che nella sua rete può trasportare tutti i gas, anche l’idrogeno, si è impegnato a investire 100 milioni di euro al 2023 per stazioni a gas naturale compresso e liquefatto e altri 250 milioni per il biometano. Lo sviluppo della rete per l’idrogeno invece prevede l’apertura di circa 800 stazioni in Europa e un centinaio entro il 2025 in Italia, dove oggi c’è solo una stazione a Bolzano. La Commissione Europea ha dato vita alla Clean Hydrogen Alliance aperta a tutti gli attori della filiera con un piano di investimenti di 60 miliardi di euro per un’industria che, secondo stime Ue, nel 2030 varrà 430 miliardi.


“La gas mobility – spiega Musi – è pronta, ma servono le stazioni di rifornimento, soprattutto per idrogeno e biometano. In Europa, Spagna, Francia, Germania e Russia con Gazprom stanno investendo nelle reti. Bisogna accelerare, diversi Comuni in Italia hanno manifestato l’interesse a utilizzare i bus a idrogeno che stiamo sviluppando con l’Alleanza H2-Ice. Snam sta facendo tanto, speriamo entri a far parte del progetto. Il fatto che gestisca le pipeline è un driver fondamentale. Poi ci sono anche le Università come il polo di Modena e Reggio Emilia, il Politecnico di Milano, Torino e Bari. E’ importante fare sistema e mi sembra che ci stiamo riuscendo”.



Per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, il governo Draghi ha aumentato gli investimenti previsti nel Pnrr da 2 a 3,19 miliardi di euro. “Il Pnrr è uno strumento che può far fare al paese un grande salto. L’Italia nell’idrogeno e nel biometano ha tanta esperienza e tecnologia che esportiamo anche all’estero. E’ giusto che il nostro governo investa perché significa creare ricchezza e posti di lavoro. I documenti che abbiamo visto sono molto interessanti, ora si deve passare rapidamente ai fatti”.


Per lo sviluppo della rete sono fondamentali i compressori per la distribuzione e lo stoccaggio dei gas che Landi Renzo produce con la controllata al 51% Safe&Cec (il resto è di soci americani), su cui il gruppo ha deciso di aumentare la presa consolidandola a bilancio lo scorso maggio. La spiegazione si trova nei numeri: nel 2020 il fatturato di Safe&Cec è passato da 50 a 80 milioni di euro e quest’anno può contare su un portafoglio ordini già superiore ai 50 milioni, grazie a importanti contratti negli Usa. Gli Stati Uniti hanno deciso di puntare sul gas, in particolare biometano, con importanti investimenti nell’infrastruttura e player come Amazon che hanno scelto anche il biometano come fuel per la loro flotta.



Anche altri paesi produttori di gas naturale e con importanti problemi di inquinamento, come Cina, Russia, India e Egitto hanno deciso di puntare sul gas. In Egitto Landi Renzo ha costituito una jv con il governo per la conversione di veicoli a metano con un obiettivo di 100mila l’anno e per lo sviluppo della rete di distribuzione con Safe&Cec, che si è già aggiudicata una commessa per 150 compressori. In India invece Landi Renzo, che è già presente con una jv con Krishna per la produzione di componenti, ha stretto una partnership con il costruttore Mahindra che punta a sviluppare un motore monofuel a metano per i trattori, di cui è fra i principali costruttori al mondo, e uno per i veicoli commerciali leggeri.


Lzp


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