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Lunedì 24 maggio 2021 - 10:51

Latte, prezzi giù e costi su, Confagri Piacenza: serve strategia

Colpita redditività allevatori, necessario ampliare export

Latte, prezzi giù e costi su, Confagri Piacenza: serve strategia
Roma, 24 mag. (askanews) – Serve una strategia per risollevare il comparto lattiero-caseario, penalizzato da prezzi in calo e costi in aumento. “Viviamo nelle nostre aziende la crisi dei prezzi – spiega Alfredo Lucchini presidente della sezione di prodotto Lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza – la situazione in atto ha comportato un crollo delle quotazioni del latte, mentre i costi di produzione lievitano notevolmente. Tutto ciò incide pesantemente sulla redditività e tenuta degli allevamenti”. La grave situazione e le problematiche di mercato del latte vaccino in Italia sono state oggetto di un’audizione in senato, nei giorni scorsi, indetta dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura del Senato in cui è intervenuta Agrinsieme il coordinamento di Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e dalle centrali cooperative Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital.


Agrinsieme, nell’audizione, ha ricordato l’importanza del settore lattiero-caseario con un fatturato di circa 16,5 miliardi di euro, che rappresenta 11,5% del totale del fatturato industriale dell’agroalimentare. La spesa annua delle famiglie sui prodotti del settore si aggira sui 20 miliardi di euro. La produzione di latte del 2020 è di circa 12,6 milioni di tonnellate, coprendo l’autoapprovvigionamento per circa il 90% del fabbisogno nazionale di latte (alla quale si aggiungono oltre 7 milioni di tonnellate di latte equivalente in prodotti lattiero caseari che importiamo).



Agrinsieme ha chiesto una strategia articolata che potrebbe scaturire da un tavolo interministeriale per mettere a fuoco le attuali difficoltà del comparto e gli strumenti idonei per superarle. “Alle difficoltà legate al prezzo del latte alla stalla – aggiunge Alfredo Lucchini – si sommano quelle generate dai costi crescenti dei fattori produttivi, in particolare delle materie prime impiegate nell’alimentazione del bestiame, come soia e mais che hanno rialzi storici nelle loro quotazioni, e dei fertilizzanti. Vanno poi considerati anche i costi crescenti per rispondere ai bisogni indotti nel consumatore dal marketing della distribuzione”.


Grazie agli investimenti realizzati nelle zone maggiormente vocate, come quella piacentina, le aziende del comparto hanno incrementato la produttività riducendo la dipendenza dal latte estero al punto che si sta realizzando un’inversione di tendenza e il latte straniero raggiunge quotazioni paragonabili, addirittura a volte superiori, rispetto a quello nazionale. Il latte nazionale è comunque prodotto con caratteristiche qualitative e nutrizionali di alto livello. “Questo latte si trova a competere sul mercato con il latte d’importazione, ne consegue che chi trasforma gioca una posizione di forza e può applicare politiche di prezzo”. Uno scenario nuovo che rischia di portare al collasso le imprese agricole. Gli allevatori che hanno investito molto non vedono ripagati sforzi fatti, anzi vedono il valore aggiunto di produzioni eccellenti riconosciuto solo ai segmenti successivi della filiera.



A livello strategico, come evidenziato da Agrinsieme, bisogna ampliare l’export, che nel 2020 ha subito una battuta di arresto e che oggi è focalizzato in pochi mercati di sbocco (Europa e Nord-America) e va favorito un approccio aggregativo per raggiungere massa critica e ampiezza di gamma. Un’altra strada potrebbe anche essere quella di incentivare lo sviluppo di prodotti in sostituzione dei circa 70 milioni di quintali di latte equivalente che oggi importiamo come prodotti lattiero caseari derivati”.


Il coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari ha anche sottolineato come negli ultimi anni si sia accentuata la campagna denigratoria sull’allevamento specializzato, che non tiene assolutamente in conto, solo per fare un esempio, che gli allevamenti italiani hanno ridotto del 40% le emissioni del principale gas serra per la zootecnia. Agrinsieme chiede che non venga disperso il know how (frutto di decenni di lavoro ricerca e sviluppo) del settore allevatoriale, che venga riconosciuto il suo essere motore trainante dell’economia e del territorio, che già garantisce latte e prodotti derivati di qualità, assieme alla tutela dell’ecosistema e del benessere animale.



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