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Giovedì 20 maggio 2021 - 17:35

Rischio di morte prematura a +7% per chi è in povertà energetica

Studio RSE su impatti per il Servizio Sanitario, focus su Torino

Rischio di morte prematura a +7% per chi è in povertà energetica
Milano, 20 mag. (askanews) – La povertà energetica ha una correlazione evidente con la minore aspettativa di vita e una più alta probabilità di malattia. E’ quanto ha emerge da uno studio condotto da RSE – Ricerca di Sistema Energetico – svolto per analizzare il potenziale impatto della condizioni di povertà energetica – vale a dire l’incapacità da parte di famiglie e individui di acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici – sulla salute delle persone e il potenziale impatto sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo studio, svolto dalla ricercatrice Anna Realini, si è focalizzato sull’area metropolitana di Torino, avvalendosi dell’esperienza e dei dati dell’Osservatorio epidemiologico ASL 3 di Torino, ed ha evidenziato che nei quartieri con un più alto numero di utenti vulnerabili dal punto di vista della povertà energetica la probabilità di incorrere in una morte prematura cresce del 7% e quella di ospedalizzazione cresce di un tasso compreso tra il 5% e il 46%, a seconda della fascia d’età e della patologia considerata, rispetto ai quartieri in cui il tasso di vulnerabilità energetica è medio o inferiore alla media.


Stando ai risultati finora conseguiti, si è osservato una media di aspettativa di vita di inferiore di circa quattro anni tra chi abita nei quartieri socio-economicamente svantaggiati e quelli che invece risiedono in aree più ricche. Rse estenderà ora lo studio, tramite ulteriori collaborazioni con altre Aziende Sanitarie, ad altri grandi centri urbani e eventualmente alle aree periferiche e rurali, che presentano caratteristiche e problematiche differenti rispetto a quelle delle città.



“Quello della povertà energetica è un fenomeno complesso e multidimensionale, che per essere analizzato in profondità richiede un approccio multidisciplinare – ha detto l’amministratore delegato di RSE Maurizio Delfanti – Ancora una volta RSE ha saputo mettere a disposizione della comunità e dei decisori politici le proprie competenze trasversali, analizzando, per prima in Italia, una situazione che purtroppo caratterizza una parte non trascurabile della popolazione. L’obiettivo finale è quello di incrementare la consapevolezza della gravità del fenomeno a tutti i livelli: solo così l’obiettivo della mitigazione della povertà energetica potrà occupare uno spazio prioritario nelle agende politiche dei Paesi europei”.


“Per le famiglie in povertà energetica – spiega Marco Borgarello, capo gruppo di Ricerca Efficienza Energetica del Dipartimento Sviluppo Sistemi Energetici di RSE – la percentuale di spesa destinata all’energia è all’incirca il doppio rispetto a quella di famiglie in condizioni migliori, sia considerando la quota destinata a soddisfare il fabbisogno minimo di riscaldamento e raffrescamento, una spesa che per le famiglie in PE pesa per il 4%, mentre per le altre per il 2%, sia considerando la spesa energetica assoluta, che comprende anche illuminazione ed elettrodomestici che per le famiglie in PE pesa per l’8,3%, per le altre pesa per il 3,7%”.



In Italia le famiglie in condizioni di povertà energetica sono circa 3,3 milioni -pari al 13% del totale- e i singoli individui in tale condizioni sono circa 9,6 milioni di persone. Si tratta di un fenomeno destinato a crescere, considerate le previsioni di maggiore spesa per la climatizzazione degli edifici, come misura di adattamento ai cambiamenti climatici, e di riduzione dei redditi per effetto delle crisi economica indotta della pandemia, che si aggiunge alla fase di recessione economica degli ultimi anni.


L’analisi condotta da RSE nell’ambito degli studi di ricerca di sistema – basata su un modello di calcolo del fabbisogno degli edifici sviluppato da RSE, denominato CARAPACE, e sul database delle spese ISTAT del 2015 – si articola sulla stima dei potenziali costi sociosanitari indotti dalla povertà energetica e sulla valutazione dei benefici derivanti da azioni di contrasto alla povertà energetica, non solo prevedendo i bonus in bolletta, ma anche attraverso investimenti sull’efficientamento energetico delle abitazioni. Su questo ultimo aspetto, in particolare, secondo RSE è opportuno soffermarsi: iniziative mirate garantirebbero un livello di comfort minimo – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità pari ai 18 gradi nel periodo invernale – e una minor incidenza di patologie all’apparato respiratorio e cardiovascolare associate alla situazione di povertà energetica, determinando una riduzione dei costi sociali, in particolare quelli a carico della sanità.



Promuovendo lo sviluppo di politiche di incentivazione all’efficienza energetica che agiscano sul fronte della riduzione del fabbisogno energetico delle abitazioni, si favorirebbe infine la riqualificazione degli edifici, la rigenerazione urbana di aree spesso degradate e una maggiore coesione sociale e sicurezza nelle aree stesse, in linea con gli obiettivi di sostenibilità richiamati dal Green Deal e con i principi ispiratori del Recovery Fund


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