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Mercoledì 7 aprile 2021 - 11:05

Nel 2020 fatturato dell’industria a picco dell’11,1% (Istat)

Per il terziario crollo record, -12,1%. Anno nero per il turismo
Nel 2020 fatturato dell’industria a picco dell’11,1% (Istat)

Roma, 7 apr. (askanews) – Nel 2020 l’indice in valore del fatturato della manifattura ha registrato un calo dell’11,1% rispetto al 2019, con diminuzioni analoghe sul mercato interno (-11,1%) e su quello estero (-11,3%), dovute in buona parte al crollo del secondo trimestre (circa -30% su base tendenziale).

E’ la fotografia scattata dall’Istat nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi.

Il fatturato delle imprese manifatturiere ha registrato una diminuzione tendenziale molto accentuata per i beni strumentali (-10,7%) e per quelli intermedi (-9,7%). La flessione è risultata meno marcata per i beni di consumo (-7,6%), nell’ambito dei quali è forte la contrazione per i beni durevoli (-8,9%) e meno accentuata per quelli non durevoli (-7,5%).

Il calo ha riguardato pressoché tutti i settori, ma e stato più deciso nei prodotti della raffinazione (-34,7%), nelle filiere del tessile-abbigliamento-pelli (tra il -15 e il -30%) e nei comparti di metallurgia, prodotti in metallo, stampa, macchinari e autoveicoli, con contrazioni superiori al 10% dovute soprattutto (ad eccezione della metallurgia) al ridursi della domanda estera.

La crisi ha colpito ancora più duramente il fatturato del terziario (-12,1%, la flessione più ampia da quando si misura tale indicatore), in particolare quello dei comparti legati al turismo (agenzie di viaggio -76,3%, trasporto aereo -60,5%, alloggio e ristorazione -42,5%). Dei mutamenti nei comportamenti sociali causati dalla pandemia hanno tuttavia beneficiato i servizi postali/attività di corriere (+4,4%) e quelli dei servizi di informazione (+1,8%).

La crisi globale ha colpito l’export della manifattura: -12,6% per i macchinari, -19,5% per il tessile, abbigliamento e pelli, -11,6% per i mezzi di trasporto. Sono invece aumentate le esportazioni dei comparti legati al contrasto della pandemia o meno coinvolti dai provvedimenti di lockdown, quali farmaceutica (+3,8%) e agroalimentare (+1,0% per alimentari, bevande e tabacco, +0,7% per l’agricoltura).

Nei mesi di lockdown si è determinato un marcato aumento dell’incidenza dei beni relativi ai settori non colpiti dai provvedimenti di chiusura (quali il farmaceutico, l’alimentare, il chimico); tale aumento è stato riassorbito nell’arco di pochi mesi. In modo simmetrico, le quote di prodotti dei comparti di autoveicoli, abbigliamento, pelli, mobili si sono rapidamente riportate ai livelli precedenti.

Con riferimento alle importazioni, sono crollati gli acquisti di petrolio greggio (-45,6%), gas naturale (-35,8%), prodotti della raffinazione (-36,7%) e autoveicoli (-27,5%), e si sono fortemente ridotti quelli di macchinari (-11,2%) e altri mezzi di trasporto (-18,7%). Sono aumentate le sole importazioni di prodotti tessili (+23,1%), connesse alla produzione di dispositivi di protezione individuale e dei prodotti farmaceutici (+2,1%).

Un approfondimento sui settori legati al turismo evidenzia come il 2020 sia stato l’anno peggiore da quando si registrano i flussi turistici (-74% di presenze a livello globale, -59,2% di arrivi totali in Italia), dopo un 2019 particolarmente brillante. Della riduzione della domanda turistica hanno risentito soprattutto le grandi citta (-74% di presenze nelle strutture ricettive).

Dai risultati delle due rilevazioni su situazione e prospettive delle imprese durante la crisi da Covid19 (effettuate nella primavera e nell’autunno 2020) emerge che i ricavi si sono più che dimezzati o azzerati per l’88% delle agenzie di viaggio/tour operator e per il 47% delle imprese del trasporto marittimo. Il 49% delle imprese dei settori legati al turismo ha segnalato rischi di chiusura nel primo semestre 2021 (71% nelle agenzie di viaggio, 67% nel trasporto aereo e 53% nella ristorazione).

Il 27% delle imprese dei settori legati al turismo non è ancora riuscito a pianificare strategie di reazione alla crisi. Poco più di un quinto ha invece reagito diversificando l’attività, fornendo nuovi servizi o creando partnership con altre imprese, nazionali o estere.

Mlp/Int9

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