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Mercoledì 20 gennaio 2021 - 15:28

Recovery plan, Bellezza: per Italia a 1 Giga procedure più snelle

Su Piano Bul decisa accelerazione ma non sufficiente
Recovery plan, Bellezza: per Italia a 1 Giga procedure più snelle

Roma, 20 gen. (askanews) – Tra i progetti più sfidanti legati agli investimenti previsti dal piano italiano per il Next Generation Eu vi è Italia a un giga, che si propone come naturale evoluzione del Piano banda ultralarga (Bul) del ministero dello Sviluppo economico e lnfratel Italia”. Lo sottolinea in un intervento su Milano Finanza, l’amministratore delegato di Infratel Italia, Marco Bellezza, che spiega come ‘il merito storico’ del piano Bui, ideato nel 2015, ‘sia stato quello di individuare la tecnologia Fthh come leva per lo sviluppo digitale ciel Paese”.

Per Bellezza “le aspettative erano evidentemente alte e il principale presupposto operativo dei Piano risiedeva in un utilizzo massivo delle infrastrutture esistenti per portare a tutti i cittadini a partire dalle aree interne la banda ultraveloce. Questo fondamentale presupposto tecnico, che avrebbe consentito una spedita stesura della fibra, non è nei fatti utilizzato appieno”.

“L’emergenza pandemica, pur nella sua attuale drammaticità, ha contribuito a superare le tradizionali resistenze facendo maturare a tutti i livelli una consapevolezza, prima riservata a pochi intimi, circa l’essenzialità di dotarsi di un’infrastruttura digitale al passo con i tempi e in grado di sostenere gli sviluppi tecnologici in atto o in arrivo: penso alla tecnologia 5G, che potrà svilupparsi in maniera armonica e capillare nel Paese solo attraverso un’integrazione con la rete in fibra pubblica in corso di realizzazione”, rileva Bellezza che fa notare come nonostante le recenti semplificazioni normative persistano ritardi nei rilasci dei permessi per i lavori.

“Nel corso del 2020 è stata impressa una decisa accelerazione al piano Bul, arrivando a fine unici a 1.733 comuni in commercializzazione tra. Ftth e Fwa. 677 comuni Ftth collaudati positivamente e 2.677 cantieri aperti per raggiungere ulteriori 1.900 comuni nel 2021”, ricorda l’ad.

“Si tratta di dati incoraggianti ma evidentemente ancora non sufficienti”. E allora che fare? “A monte bisogna favorire un ricorso più esteso e organico al silenzio assenso, inviso nella pratica eli alcuni ministeri, anche accompagnato da un rafforzamento dei presidi di legalità e responsabilità a carico dei soggetti operanti. Un’altra priorità rappresentata dallo sfoltimento dei centri decisionali e, quindi, dei possibili blocchi negli iter autorizzatori, riducendo, al contempo, i margini di discrezionalità amministrativa che troppo spesso si trasforma in arbitrio schermato da norme di legge. Bisogna, infine, privilegiare sistemi concertati di rilascio delle autorizzazioni che vedano, ove necessario, un coinvolgimento più attivo delle comunità locali”.

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