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Giovedì 3 dicembre 2020 - 18:17

Concessioni balneari, nuova procedura Ue contro l’Italia

Non ha eseguito sentenza Corte europea su apertura a concorrenza
Concessioni balneari, nuova procedura Ue contro l’Italia

Bruxelles, 3 dic. (askanews) – Nuova procedura d’infrazione Ue per il mancato allineamento delle concessioni balneari italiane alla normativa comunitaria. La Commissione europea ha deciso, oggi a Bruxelles, l’invio di una lettera di costituzione in mora all’Italia riguardo alle norme sul rilascio delle autorizzazioni per l’utilizzo in concessione di aree del demanio marittimo destinate al turismo balneare e ai servizi per il tempo libero.

L’Italia, rileva la Commissione, non ha dato esecuzione alla sentenza della Corte europea di Giustizia del 14 luglio 2016 che aveva giudicato incompatibili con il diritto dell’Ue la legislazione e la prassi, in vigore all’epoca nel Paese, che consentivano la proroga automatica delle le autorizzazioni esistenti per le concessioni balneari.

Inoltre, l’Italia ha da allora prorogato le autorizzazioni esistenti fino alla fine del 2033, e ha vietato alle autorità locali di avviare o di continuare procedure di selezione pubblica aperte per l’assegnazione di concessioni che sarebbero altrimenti scadute. Queste misure, secondo quanto scrive la Commissione in una nota, sono state prese “in violazione del diritto comunitario”.

“La Commissione – si legge ancora nella nota – ritiene che la legislazione italiana, oltre all’incongruenza con il diritto Ue, contraddica nella sostanza la sentenza della Corte, crei incertezza giuridica per i servizi di turismo balneare, e scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana, che è già colpito duramente dalla pandemia di coronavirus, provocando anche una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali”.

Gli Stati membri, ricorda l’Esecutivo comunitario, hanno l’obbligo di garantire che le concessioni riguardanti il demanio marittimo, il cui numero è limitato a causa della scarsità di risorse naturali disponibili, abbiano una durata limitata e siano attribuite attraverso una procedura di selezione pubblica aperta basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi. Lo scopo è quello di dare a tutti i fornitori di servizi interessati, esistenti e futuri, la possibilità di competere per l’accesso a risorse così limitate, promuovendo così l’innovazione e la concorrenza leale a vantaggio dei consumatori e delle imprese, e proteggendo i cittadini dal rischio di monopolizzazione delle risorse.

L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alla messa in mora, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato, secondo stadio della procedura d’infrazione. Nel caso in cui le risposte al parere motivato non la convincano, la Commissione può adire di nuovo la Corte di Giustizia, chiedendo che vengano comminate all’Italia sanzioni pecuniarie per la mancata esecuzione della sentenza.

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