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Mercoledì 5 febbraio 2020 - 10:49

Diritti globali, il racconto di un 2019 difficile in 17° rapporto

Presentato martedì in Cgil. Da incendi Amazzonia a carestie in Africa
Diritti globali, il racconto di un 2019 difficile in 17° rapporto

Roma, 5 feb. (askanews) – Il 2019 è stato un anno difficile per i Diritti Globali con la situazione climatica del pianeta ha subito un’ulteriore flessione. E’ quanto emerge dal 17° Rapporto sui diritti globali, edito da Ediesse, presentato martedì in Cgil Nazionale.

Il volume è realizzato da Associazione Società INformazione, e promosso dalla Cgil con l’adesione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso – Sezione Internazionale, Gruppo Abele, Legambiente, Rete dei Numeri Pari ed è curato da Sergio Segio, con la prefazione di Maurizio Landini.

Proprio il curatore ha aperto la conferenza stampa descrivendo il 2019 come un anno difficile, nel corso del quale la situazione climatica del pianeta ha subito un’ulteriore flessione. Gli incendi che hanno devastato l’Amazzonia, la Siberia, l’Australia costituiscono il primo degli esempi, ma non meno grave è la condizione dell’Africa che, dal Congo all’Angola, ha subito carestie e siccità a causa del riscaldamento globale. Tutto questo è un vero crimine, contro la Terra e l’umanità.

Segio fa riferimento poi al green new deal statunitense come nuova iniziativa democratica volta a contrastare le ricette più conservatrici del Partito repubblicano e delle destre, ma sottolinea che senza un ridimensionamento drastico della finanza e senza una giustizia, climatica oltre che sociale, esso rimane una formula vuota, addirittura truffaldina. E alla luce di questo possiamo fare nostri due concetti importanti: il primo, espresso da Papa Francesco: “Non ci sono crisi sociale e ambientale, ma una sola crisi socio-ambientale”. I diritti vanno infatti considerati globali e interdipendenti. Il secondo, semplice quanto basilare, ce lo comunica Greta: “Se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema bisogna cambiare il sistema”.

Sembra invece che si preferisca la fine del pianeta a quella del capitalismo globale, e non il contrario. E sono proprio i giovani a costituire la novità dell’anno, da Greta appunto, alle Sardine.

Interviene poi Mariano Bottaccio (Cnca) parlando di urgenza di cambiamento, che deve essere un vero e proprio cambiamento di vita, difficile da realizzare a causa dell’attaccamento ai consumi. Ma i partiti stessi e le istituzioni tutte sono in forte crisi di legittimazione, occorre costruire nuovi rapporti con la cittadinanza.

Un altro tema importante viene affrontato da Federica Brioschi di Antigone, quello drammatico della condizione penitenziaria italiana, a causa della quale siamo stati condannati dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo. In molti casi i detenuti hanno infatti uno spazio calpestabile al di sotto del limite normativo, 3 mq soltanto, sono privi di servizi igienici separati e addirittura di acqua calda, non hanno personale di riferimento, educatori attenti ai loro bisogni e capaci di assisterli psichiatricamente.

Prosegue il dibattito Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia che in maniera radicale afferma che il sistema non si deve solo correggere ma cambiare. Il 50% degli italiani ritiene che il capitalismo così com’è non funzioni, quindi una messa in discussione è non solo desiderabile ma assolutamente possibile, visto lo scontento presente e dilagante. Un segnale coraggioso è stato dato già con la manifestazione People a Milano, che ha visto scendere in piazza 250.000 persone per dire no all’intolleranza.

La parola va poi a Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli, che insistendo sui cambiamenti da fare, utilizza il termine “drasticità”: la drasticità è data dal fatto che le cose da cambiare fanno ormai parte del nostro tessuto quotidiano e quindi si tratterebbe di sradicare e snaturare un sistema consolidato dall’abitudine di tutti. Ad esempio la questione del salario che deve essere considerato vitale, collegato ai diritti umani e appunto alla vita, sganciato dal concetto di mero contratto. Questo lavoro va tradotto maggiormente per le nuove generazioni, è necessario pensare ad un vero e proprio progetto nuovo di comunicazione. Interviene successivamente Gabriele Polo, responsabile del polo comunicazione della Cgil, che pone l’attenzione sul problema delle periferie, luoghi spesso di disagio che costituiscono il terreno di una guerra al diverso, visto come minaccia alla nostra quotidianità. E tutto questo inevitabilmente porta ad un voto a destra. Il nostro manuale costituisce per contro un grande strumento di lavoro, ricco di ricostruzioni, dati, messa in fila di informazioni multiformi da selezionare per costruire un racconto di interpretazione del mondo, con lo scopo di cambiarlo, liberare le persone dalla paura dell’altro che abbiamo accanto, mettere in atto una vera e propria battaglia di conoscenza, che diventa a questo punto l’unico strumento concreto di riabilitazione.

L’intervento finale è di Ivana Galli, segretaria confederale della Cgil, che amplia il discorso citando i lavoratori ridotti in schiavitù, persone che vengono in Italia con la speranza di un futuro luminoso e che invece cadono nella rete dello sfruttamento. Ma questo accade perché noi cittadini per primi non abbiamo sufficiente consapevolezza dei processi reali della filiera produttiva: acquistiamo un prodotto a prezzo basso non volendo vedere quello che c’è dietro o riceviamo un pacco di merce in tempi rapidissimi, anche di domenica. Forte è anche il no della segretaria confederale ai decreti sicurezza. Tanti temi aperti e tante riflessioni iniziate con lo scopo, e soprattutto il desiderio, di mettere in atto un progetto fondamentale che riassume i propositi scaturiti dallo studio e che dà infatti il titolo al volume: cambiare il sistema.

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