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Martedì 1 ottobre 2019 - 15:39

La Luiss Business School punta sull’etica con osservatorio Ethos

Diretto da Maffettone, presentato a Roma con vice-ministra Ascani
La Luiss Business School punta sull’etica con osservatorio Ethos

Roma, 1 ott. (askanews) – È stato presentato oggi a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, Ethos, Osservatorio sull’Etica Pubblica. Diretto da Sebastiano Maffettone, Ethos nasce con l’obiettivo principale di esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica, attraverso una riflessione consapevole che sappia indirizzare le sfide e le trasformazioni della società contemporanea sempre più complessa.

L’attività di Ethos prevede attività di ricerca, programmi di formazione ed eventi volti ad arricchire il dibattito pubblico, costruire un dialogo virtuoso con imprese e istituzioni e guardare a una più ampia dimensione di futuro sostenibile e di responsabilità sociale. Quattro le macro-aree: “La prima è la business ethics, il mondo del lavoro e della produzione dal punto di vista etico, la seconda è il digitale, la terza è l’arte contemporanea che merita una riflessione etica, poi la bioetica, uno nostro tema classico”, ha spiegato il filosofo e accademico Maffettone, giurando di non essersi ispirato a nessun modello straniero. “Noi siamo i primi e i più bravi”, ha ironizzato. A tenere a battesimo Ethos, è intervenuta Anna Ascani, viceministra al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, che attualmente svolge un dottorato alla Luiss: “Si tratta di un osservatorio importantissimo – ha commentato – perché cerca di rimettere l’etica al centro del dibattito pubblico, spesso se ne parla in termini sbrigativi, si parla di come reintrodurre un senso etico nella nostra società fatta spesso di tifosi, di linguaggi violenti, cattivi, l’etica che torna al centro del dibattito pubblico sfida anche la politica e anche per questo per me è un piacere essere qui”.

Tra gli altri super ospiti presenti, fra gli altri, Sabino Cassese, Giudice Emerito della Corte Costituzionale, Claudio De Vincenti, Economista già Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Giovanni Lo Storto, Direttore Generale Luiss, Fabrizio Sammarco, Amministratore Delegato Italia Camp, Paola Severino, Vice Presidente Luiss, Laura Valente, Presidente Museo Madre di Napoli, e Luciano Violante, Presidente Fondazione Leonardo già Presidente della Camera dei deputati.

“Essere etici non significa essere più buoni, ma più bravi a fare quello che facciamo”, è il consiglio che il direttore della Luiss Business School, Paolo Boccardelli, dà ai suoi studenti futuri manager:

“Un rapporto in grado di coniugare valore finanziario e valore sociale è ormai imprescindibile. Per farlo non è così scontato, troppo spesso le business schools hanno utilizzato criteri di razionalità semplice per fare le scelte: tipicamente localizzo un investimento nel paese a più basso costo senza curarmi degli impatti sulla comunità di riferimento in cui la mia azienda opera”, ha spiegato. “L’etica, la responsabilità, la sostenibilità, non sono una ciliegina sulla torta, non sono qualcosa da far vedere, inquino da una parte e poi finanzio una comunità in Africa, non è questa l’etica e la responsabilità e la sostenibilità. Noi crediamo che l’etica sia come il rum del babà, deve essere qualcosa che dà sapore, che dà sostanza nuova a quella pasta che è il rum e che in qualche modo diventa il dolce straordinario che noi conosciamo”, ha sottolineato.

Il rapporto tra etica pubblica e digitale è stato oggetto dello studio “Cooperative Commons”, condotto da Ethos in partnership con Legacoop e i cui risultati sono stati presentati oggi. La ricerca delinea un approccio cooperativo alla gestione dei dati personali che cediamo ai Big Tech per navigare in rete o fruire dei social network: nella misura in cui questi stessi dati generano profitto, il modello “Cooperative Commons” prevede che agli utenti venga assegnata una parte di profitto proporzionata all’impegno e all’utilità dei risultati. Tutti gli attori coinvolti potrebbero trarre vantaggio da simile impostazione, secondo una logica “win-win”. “Sostanzialmente espropriano le nostre coscienze, si prendono parte di noi e la vendono al mondo, il che non va bene, dobbiamo essere per lo meno avvertiti, magari riconosciuti, magari contrattualizzati, questa era l’idea di fondo – ha spiegato Maffettone, ricordando – Abbiamo scelto Legacoop perché ha 8 milioni di soci e quindi muovere quell’universo voleva dire muovere il paese e muovere anche il sistema”. Da una parte, la maggiore equità redistributiva renderebbe l’economia digitale più sostenibile creando una relazione positiva tra posizioni paritarie e risorse disponibili, dall’altra questo sistema di incentivi andrebbe a incrementare la quantità e la qualità del traffico online, con più trasparenza rispetto all’uso e al valore reale dei dati. Un sistema che favorirebbe anche i grandi operatori della Rete e potrebbe contribuire a ridurre l’impatto delle misure sanzionatorie derivanti dai provvedimenti delle Authority, con ricadute positive.

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