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Giovedì 1 agosto 2019 - 20:45

Ponte Genova, Aspi: relazione allontana da strallo causa crollo

Gli esperti: difetti non legati alla capacità portante del ponte
Ponte Genova, Aspi: relazione allontana da strallo causa crollo

Roma, 1 ago. (askanews) – La relazione dei periti del Gip del tribunale di Genova sull’incidente del ponte Morandi “allontana dallo strallo la causa primaria del crollo”. Lo afferma Autostrade per l’Italia, secondo cui la relazione “non evidenzia situazioni di degrado che possano in alcun modo essere messe in relazione con una diminuzione della capacità portante del ponte”.

L’analisi delle parti crollate “ancora presenti al momento dell’inizio dell’incidente probatorio e delle parti non crollate ha messo in evidenza alcuni difetti solo localizzati, peraltro compatibili con l’epoca di costruzione. Tali difetti non sono in alcun modo connessi alla funzionalità dell’opera, erano già stati rilevati dai programmi di sorveglianza e in parte già oggetto di interventi di ripristino strutturale”.

In particolare, spiega Aspi, “si rileva che, come riportato dai periti, le parti non crollate, incluse le sezioni limitrofe alla parte crollata e presumibilmente infuenzate dal crollo, hanno superato positivamente le prove di carico cui sono state sottoposte precedentemente alla demolizione alle imprese assegnatarie dei lavori di demolizione e costruzione del nuovo ponte”.

Per la situazione “dello strallo della pila 9 lato sud-est in corrispondenza della sella (reperto 132), la relazione dei periti riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile soltanto ai soli fini descrittivi”.

Questa classificazione “consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento. L’elaborato infatti evidenzia che i cavi primari non mostrano particolari segni di degrado e definisce ‘duttili’ le superfici di frattura della parte dello strallo collegata con l’Antenna, confermando quanto già sostenuto nelle analisi dei laboratori Empa e dell’università di Pisa”.

Nel corso dell’indagine inoltre “sono state evidenziate alcune particolarità del processo costruttivo, non conoscibili in precedenza, la cui significatività potrà essere valutata soltanto in una fase successiva degli accertamenti, nell’ambito del secondo incidente probatorio”.

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