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Martedì 11 gennaio 2022 - 09:05

Giappone, consumatori cominciano a percepire inflazione

BOJ punta sul 2% dopo anni di prezzi piatti

Giappone, consumatori cominciano a percepire inflazione
Roma, 11 gen. (askanews) – I consumatori giapponesi cominciano a percepire un aumento dei prezzi, dopo anni di deflazione, e questo incoraggia la Banca del Giappone (BOJ) a mantenere la sua politica di tassi aggressivamente bassa per poter centrare l’obiettivo d’inflazione al 2 per cento come si propone il governatore Haruhiko Kuroda.


La BOJ ha reso noti oggi i risultati della sua periodica analisi di opinioni, condotta tra il 5 novembre e il primo dicembre 2021. Questa ha rivelato che quasi il 77 per cento degli interpellati prevede prezzi più alti da qui a un anno. Nel medesimo sondaggio condotto a settembre il dato si era fermato a poco più del 68 per cento.



Poco più del 77 per cento, inoltre, ha percepito un aumento dei prezzi rispetto a un anno fa nell’ultimo sondaggio, mentre in quello precedente il dato si fermava a di poco sopra il 60 per cento.


Questo sondaggio viene a un settimana circa dalla prossima riunione di politica monetaria della BOJ nella quale si dovrà analizzare appunto l’andamento dei prezzi alla luce dell’aumento dei costi di voci come quella dell’energia e delle materie prime.



Il Giappone si trova ad affrontare una perdurante situazione deflazionistica e neanche quasi un decennio di politiche monetarie ultra-espansive è riuscito finora a sbloccare una dinamica dei prezzi appiattita verso il basso e quindi poco incentivante per la crescita economica.


La BOJ ha impostato un obiettivo d’inflazione al 2 per cento e Kuroda ha recentemente ribadito che le politiche ultra-espansive continueranno finché questo obiettivo non verrà centrato.



Nel mese di novembre l’inflazione all’ingrosso ha raggiungo il 9 per cento a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Tuttavia questo aumento non si è riversato sui prezzi al consumo, che sono rimasti piatti con un’inflazione allo 0,5 per cento. La crisi pandemica ha infatti depresso i consumi.


Tuttavia per quest’anno, oltre alle materie prime e all’energia, ci sono altri fattori che potrebbero irrobustire i consumi, tra i quali la ripresa post-pandemica e il taglio delle tariffe telefoniche partito l’anno scorso.


Rischia tuttavia di restare piatto un altro elemento che contribuisce alla dinamica inflazionistica: i redditi. Le aziende nipponiche sono poco incentivate ad aumentare i salari, avendo di fatto attutito l’effetto della pandemia per lo più evitando licenziamenti.


L’occhio di Kuroda e dei policy-maker della BOJ comunque resta anche centrato su quello che farà la Federal Reserve Usa, alla luce delle anticipazioni del discorso che terrà Jerome Powell, il governatore della banca centrale americana, che ha promesso di tenere sotto controllo i prezzi.


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