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Lunedì 22 novembre 2021 - 18:18

Gli impiegati giapponesi sempre meno “samurai” dell’azienda

Oltre metà dei dipendenti soddisfatto d'aver cambiato lavoro

Gli impiegati giapponesi sempre meno “samurai” dell’azienda
Roma, 22 nov. (askanews) – I dipendenti giapponesi, come nuovi samurai, fedeli fino all’ultimo respiro alla “kaisha”, la compagnia? Potrebbe non essere più così: sta emergendo sempre più una nuova propensione a cambiare lavoro. Un sondaggio realizzato dal Ministero della Sanità, del Lavoro e del Welfare nipponico ha rivelato che il 53,4 per cento del campione – formato da giapponesi che hanno cambiato posto di lavoro tra il primo ottobre 2019 e il 30 settembre 2020 – sono piuttosto soddisfatti della loro scelta.


Esiste però anche un 11,4 per cento di interpellati che invece ha detto di averci penrso nel cambio.



Il sondaggio è stato realizzato su qualcosa come 10mila lavoratori scelti in 17mila luoghi di lavoro con più di cinque dipendenti in tutto il paese.


“Le condizioni di lavoro sono migliorate con le riforme di settore e pare che le persone considerino ormai la ricerca di un nuovo posto di lavoro come premiante”, ha segnalato all’agenzia di stampa Kyodo un funzionario del ministero che ha lavorato al rapporto.



Alcuni dei pilastri del sistema del lavoro in Giappone si stanno trasformando. Il principio del lavoro a vita nella stessa realtà e della promozione per anzianità di servizio sono gradualmente meno importanti. Anche la nota attitudine dei dipendenti giapponesi a sottoporsi a orari di lavoro infiniti è oggi meno diffusa e vista con un occhio critico soprattutto dopo l’attenzione che è stata assegnata dai media sul tema del “karoshi”, la morte da superlavoro.


Il sondaggio realizzato dal ministero mostra che il 56,4 per cento degli uomini sono risultati soddisfatti del cambio di lavoro, rispetto al 9,9 per cento degli insoddisfatti; per le donne invece, quelle che hanno apprezzato uno spostamento di psoto di lavoro sono il 49,3 per cento rispetto al 13,4 per cento di insoddisfatte.



D’altronde, nel caso delle donne, un cambio equivale quasi sempre a un peggioramento delle condizioni. Attualmente il numero di donne che lavorano part-time in Giappone è circa il doppio degli uomini e, a livello di retribuzione, la media delle donne e è del 43,7 per cento più bassa di quella dei colleghi maschi.


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