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Martedì 14 settembre 2021 - 13:12

Giappone, in agenda prossimo premier scelta nuovo governatore BoJ?

Kuroda scade nel 2023, in questione linea monetaria ultra-espansiva

Giappone, in agenda prossimo premier scelta nuovo governatore BoJ?
Roma, 14 set. (askanews) – Sul tavolo di colui, o colei, che sostituirà Yoshihide Suga nell’incarico di primo ministro, potrebbe esserci una patata piuttosto bollente da trattare: la scelta di colui che andrà a sostituire Haruhiko Kuroda sulla cruciale poltrona di governatore della Banca del Giappone (BoJ). E non si tratterà solo di indicare un successore, ma di proseguire o lasciare invariata la netta politica monetaria che ha caratterizzato l’era Abe-Suga.


Kuroda, il cui incarico scade nel 2023, ha innescato il “bazooka” dell’Abenomics, la politica economica voluta dal precedente primo ministro Shinzo Abe per far uscire il Giappone dalla sua lunga stagnante situazione di grande addormentato d’Asia. La leva su cui si è mosso è quella di massicci asset buying e del tasso d’interesse negativo, per un’estensiva politica di allentamento quantitativo. Il tutto al fine di raggiungere un target d’inflazione fissato al 2 per cento. Obiettivo, questo, mai centrato: l’economia nipponica continua a essere in sostanziale deflazione.



Alla base di questa politica monetaria c’è il coraggioso – per alcuni, spericolato – esperimento messo in campo dal raffinato Kuroda per dimostrare sul campo la sua teoria che vuole le attese di prezzo dei consumatori orientate in maniera decisiva dall’azione monetaria e dalla comunicazione. Un esperimento che, secondo i critici del governatore, è fallito e presenta costi insostenibili.


Kuroda, però, sulla sua linea insiste. Ancora la settimana scorsa, in un’intervista al giornale economico Nikkei shimbun, ha ribadito che la politica monetaria espansiva continuerà nel post-Covid e che il target del 2 per cento rimane il suo punto di riferimento. “Noi continueremo le nostre attuali misure di monetary easing e aiuteremo le compagnie a finanziarsi. Se necessario siamo pronti ad assumere ulteriori misure di allentamento senza esitazione”, ha affermato il governatore.



Fatto sta che la previsione della stessa BoJ è che nel 2023 il target del 2 per cento non è per nulla a portata di mano e, anzi, l’inflazione dovrebbe restare attorno all’1 per cento.


In realtà, la Banca del Giappone qualche correzione alla linea ultra-espansiva l’ha già fatta. In particolare a marzo, quando ha aggiunto flessibilità al range d’oscillazione dei tassi d’interesse a lungo termine e ha deciso l’abolizione del target annuale di acquisto di fondi ETF di 6mila miliardi di yen (55 miliardi di dollari).



L’oscillazione nel tasso d’interesse dei bond del governo giapponese a 10 anni fissata con quella decisione è di +/-0,25% rispetto al precedente +/-0,20%. Nello stesso è stato introdotto lo strumento delle “operazioni di acquisto a tasso fisso per più giorni consecutivi”, come arma per fissare un tasso massimo quando necessario.


S’è trattato di una mossa per dare respiro alle entrate delle banche, perché non soffrano troppo dei tassi d’interesse, che restano negativi (-0,1 per cento).


L’altro passaggio importante è stata la cancellazione del target di acquisto annuale di “exchange traded funds” (ETF) da 6mila miliardi di yen (55 miliardi di dollari), mantentendo il limite massimo complessivo di 12mila miliardi di yen (110 miliardi di dollari). Sostanzialmente la banca centrale ha segnalato che andrà sul mercato solo se necessario, cercando di fermare le lamentele sulla distorsione nel mercato azionario creata da una presenza così ingombrante della BoJ.


Secondo quanto ha scritto ieri in un’analisi l’agenzia di stampa Reuters, l’architetto principale di queste mini-sterzate volte a compensare la linea ultra-espansiva di Kuroda, sarebbe stato il vice-governatore Masayoshi Amamiya, portatore di un approccio sempre espansivo, ma più prudente. E l’agenzia, ascoltate una serie di fonti, ritiene che il principale candidato alla successione potrebbe essere proprio lui.


Ma noi, a oggi, non abbiamo ancora idea chi terrà in mano il pallino sul fronte della politica, a cui tocca la scelta del futuro governatore. Suga ha recentemente annunciato che non concorrerà alla presidenza del Partito liberaldemocratico nelle elezioni interne del 29 settembre, nelle quali si deciderà il leader della formazione di maggioranza e, di conseguenza, il primo ministro. Dopodiché, in autunno, si voterà anche per la camera bassa, in un’elezione che potrebbe avere qualche effetto sugli assetti politici.


I candidati in gara per la leadership Ldp sono tre: l’ex ministra dell’interno Sanae Takaichi, l’ex ministro degli Esteri Fumio Kishida e il ministro della Riforma amministrativa e responsabile della campagna vaccinale anti-Covid Taro Kono.


Takaichi è una candidata dagli accenti spiccatamente nazionalisti, vicina all’ex premier Abe. Dal suo punto di vista la politica ultra-espansiva di Kuroda, con priorità massima al raggiungimento dell’obiettivo d’inflazione del 2 per cento, è un proseguimento dell’Abenomics e, quindi, la sua stella polare.


Più sfumate sembrano le posizioni degli altri due. Kishida appare piuttosto tentennante e sembra suggerire che si debba cominciare prudentemente a pensare a una exit strategy, tenendo un occhio puntato anche a quello che fanno le altre banche centrali. Kono – che è visto da molti come il favorito – sembra più scettico rispetto all’approccio inflation target-first alla Kuroda. “L’inflazione – ha detto recentemente, secondo il Nikkei – è il risultato della crescita economica. Ed è piuttosto difficile immaginare come possa accadere nelle attuali condizioni. E’ importante per la BoJ comunicare con il mercato”.


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