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Giovedì 1 dicembre 2022 - 09:54

Un Canova più romantico e milanese in mostra da Carlo Orsi

Tra Settecento e Ottocento, con anche un dipinto inedito

Un Canova più romantico e milanese in mostra da Carlo Orsi
Milano, 1 dic. (askanews) – Un Canova diverso, più vicino all’estetica del Romanticismo e capace di cogliere il passaggio di secolo tra il Settecento e l’Ottocento: è questa la sensazione, molto interessante, che si prova vistando la mostra che la Galleria Carlo Orsi di Milano dedica al celebre scultore veneto, di cui è esposto anche un magnifico dipinto che ricorda in un certo senso pittori come William Blake.


La mostra “Capolavori di Canova – Un omaggio nel bicentenario della morte”, è curata da Fernando Mazzocca e intende raccontare il particolare rapporto tra Canova e Milano, caratterizzato da grandi progetti rimasti irrisolti. Per Milano, infatti, lo scultore avrebbe dovuto eseguire il Perseo trionfante e il Napoleone come Marte pacificatore per il progetto del Foro Buonaparte, l’utopistico progetto di una grandiosa piazza circolare che avrebbe dovuto occupare l’area del Castello, mai portato a termine. Nemmeno il grande gruppo scultoreo Teseo che sconfigge il Centauro, arrivò mai nel capoluogo lombardo. L’esposizione da Carlo Orsi vorrebbe essere quindi “una sorta di risarcimento attraverso una serie di opere e sculture oggi conservate a Milano”.



Il centro della mostra è rappresentato da uno dei più bei modelli in gesso esistenti di uno dei capolavori di Canova, il gruppo di Venere e Adone (1794). La versione in marmo era stata realizzata per il marchese Berio di Napoli e oggi si trova nel Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra. Accanto a tale calco in gesso sono affiancati due disegni conservati ai Musei Civici di Bassano.


La mostra continua nella fortuna dell’immagine di Canova, rappresentato in due celebri ritratti dal milanese Andrea Appiani (1803) e dal grande maestro inglese Thomas Lawrence (1815 ca.), da sempre legato a Canova. Lo studio dello scultore a Roma – luogo unico al mondo, secondo Stendhal, spazio in cui avvengono incontri reali e immaginari tra i vari e illustri frequentatori – è rievocato da un grande dipinto di Giuseppe Borsato, Museo canoviano, accanto al quale è collocata la veduta ideale del Tempio delle Arti del medesimo artista, entrambi datati 1805-6.



La mostra si conclude con un importante dipinto inedito, in cui Canova ha rappresentato, ispirandosi a una delle sue sculture più celebri, la Maddalena penitente, opera eseguita nel 1798 a Possagno, città in cui l’artista si era ritirato per sfuggire ai francesi che avevano occupato Roma. Il ritrovamento di questo quadro è stato determinante per il catalogo molto ridotto dei dipinti di Canova, in quanto lo scultore ha sempre considerato la pittura un’attività privata rispetto alla scultura. L’opera ritrovata è dedicata al controverso tema sacro-profano della Maddalena; Canova realizzò una prima versione in marmo tra il 1793 e il 1796 e la celebre statua venne esposta al Salon di Parigi nel 1808.




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