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Martedì 12 aprile 2022 - 16:13

Neri Pozza, Maraini e Pasolini: tre NFT dell’artista Verlato

La casa editrice entra nel mondo dell'arte digitale

Neri Pozza, Maraini e Pasolini: tre NFT dell’artista Verlato
Milano, 12 apr. (askanews) – In occasione della pubblicazione di “Caro Pier Paolo”, il libro scritto da Dacia Maraini per celebrare i cento anni della nascita di Pier Paolo Pasolini, Neri Pozza ha chiesto all’artista Nicola Verlato, che ha dedicato un importante ciclo di opere alla figura del poeta, di realizzare tre copertine del libro in forma di creazioni digitali NFT.


Grazie a Wizkey e Neosperience, due società esperte in blockchain, il prossimo 30 aprile sarà online la landing page (neripozzanft.com) su cui saranno messe all’asta le tre opere. Con #NFPPP, il progetto dedicato a Caro Pierpaolo, Neri Pozza è la prima casa editrice a sperimentare la riproduzione di copertine in NFT. E #NFPPP è solo la prima di una serie di creazioni digitali che la casa editrice intende proporre in futuro.



“Negli anni Settanta – ha dichiarato Dacia Maraini durante una presentazione pubblica di Caro Pier Paolo – esisteva una comunità artistica fatta di letterati, pittori, critici che si dava appuntamento senza alcuno scopo se non il piacere di incontrarsi e condividere le proprie esperienze”.


“Sin dalla sua fondazione – ha detto il direttore editoriale Giuseppe Russo – avvenuta nel lontano 1946 per opera di Neri Pozza, artista oltre che editore, la casa editrice Neri Pozza ha cercato di tenere vivo il legame tra arte e letteratura. Per celebrare il 70esimo anniversario della sua nascita, nel 2016, affidammo la realizzazione delle copertine dei libri più rappresentativi della nostra storia ad alcuni dei più noti esponenti dell’arte contemporanea: Francesco Clemente, Wang Guangyi, Rafael Megal, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Richard Philipps, Kiki Smith. In occasione ora dell’apparizione di Caro Pier Paolo, il libro in cui Dacia Maraini ripercorre gli anni della sua profonda amicizia con Pasolini, anni appunto in cui artisti e scrittori condividevano forme di vita e orizzonti di ricerca, abbiamo chiesto a Nicola Verlato, artista che ha dedicato un importante ciclo di opere alla figura del poeta, in esposizione dal 13 aprile al 12 giugno 2022 al Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano nella mostra intitolata Hostia. Pier Paolo Pasolini, di realizzare tre copertine del libro in forma di creazioni digitali NFT. L’idea è raggiungere con immediatezza, mediante la tecnologia che la blockchain offre, la comunità artistica internazionale, per riproporre la figura e l’opera di Pier Paolo Pasolini, un poeta, regista e scrittore che ha segnato la storia del Novecento con la sua libera testimonianza creativa, politica e culturale. Il risultato è una collezione unica nel panorama della criptoarte, in cui nell’universo digitale irrompe la qualità artistica e letteraria. Il ricavato dell’asta sarà devoluto alla creazione di una borsa di studio per giovani redattori, destinata alla loro formazione e preparazione editoriale. La borsa di studio sarà intitolata alla memoria di Nicoletta Bettucchi, redattrice e valente filologa della casa editrice scomparsa di recente”.



Tra i primi artisti a cimentarsi, sulla scena artistica internazionale con gli NFT, Nicola Verlato ha spiegato che “la tecnologia dei Non-Fungible Tokens appartiene a un processo in corso di estremo interesse per l’operare artistico: la trasformazione mediatica di files infinitamente riproducibili in oggetti unici, opere in cui il flusso temporale delle informazioni si arresta nella spazialità di un oggetto plastico. Un altro aspetto fondamentale di questa tecnologia è che consente ad artisti dotati di enormi competenze nel campo della modellazione digitale di emanciparsi dai processi produttivi della cinematografia e dall’industria dei videogiochi, dove il loro ruolo non è in nessun modo visibile se non per gli specialisti. La modellazione digitale non è una cosa di poco conto sulla scena dell’arte contemporanea: produce infatti anche una importante riconfigurazione estetica che comporta la definitiva fuoriuscita dal paradigma fotografico dell’immagine come documento, in voga da almeno un paio di secoli se non di più, per spostarci definitivamente nella polarità opposta della immagine come progetto”.




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