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Mercoledì 12 gennaio 2022 - 13:31

Biennale Danza 2022, i Leoni a Saburo Teshigawara e Rocío Molina

Il Festival internazionale a Venezia dal 22 al 31 luglio

Biennale Danza 2022, i Leoni a Saburo Teshigawara e Rocío Molina
Milano, 12 gen. (askanews) – Il Leone d’oro alla carriera per la Danza 2022 della Biennale di Venezia è stato assegnato a Saburo Teshigawara, coreografo e danzatore, pittore, scultore, disegnatore giapponese “che ha imposto un’estetica nuova con la sua personalissima qualità del movimento”. Il Leone d’argento è invece attribuito alla giovane bailaora e coreografa spagnola Rocío Molina, “interprete radicale del flamenco nel mondo, tradizione che ricrea sotto il segno di una graffiante contemporaneità”. I Leoni della Biennale Danza 2022 sono stati deliberati dal Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia accogliendo la proposta di Wayne McGregor, direttore del settore Danza, e verranno consegnati nel corso del 16esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea intitolato quest’anno “Boundary-less” che si svolgerà a Venezia dal 22 al 31 luglio 2022.


“Coraggioso, straordinario, sensibile ed elettrizzante, Saburo Teshigawara ha ispirato, sfidato e galvanizzato molte generazioni di artisti – ha scritto Wayne McGregor nella motivazione del premio -. La precisissima sensibilità scultorea di Teshigawara, il suo potente senso della forma coreografica e il suo personalissimo linguaggio concorrono a creare un mondo esclusivamente suo. La sua pratica abbraccia una vasta gamma di discipline, dal teatro alle arti visive dal film/video fino alla progettazione di scenografie, luci e costumi per tutti i suoi spettacoli. È la sua capacità di costruire interi ecosistemi artistici insieme al suo inesauribile coraggio a disimparare che ne fanno un unicum rispetto ad altri artisti. Teshigawara coglie il potere di un corpo in flusso costante ed è determinato a espandere il potenziale della coreografia oltre i limiti tradizionali. Il suo spirito pionieristico, la sua immensa tecnica e la sua padronanza di mezzi danno luogo a lavori che oltrepassano i confini scivolando attraverso i generi”.



Con una formazione nel balletto classico e nella arti plastiche, Saburo Teshigawara è una presenza radicale nel contesto europeo fin dal suo primo apparire, nel 1981, ai Rencontres Chorégraphiques Internationales de Bagnolet. Alla Biennale Danza ha portato nel 2004 uno dei suoi folgoranti assoli, “Bones in Pages”, dove sembrava scolpire luce e aria con i suoi movimenti. Ora Teshigawara torna a Venezia con “Petrouchka”, reinvenzione di un’opera dei Ballets Russes che ha segnato la storia del balletto occidentale.


Sarà per la prima volta alla Biennale Danza, invece, il Leone d’argento Rocío Molina, artista invitata nei teatri e nei festival di tutto il mondo – da Avignone al Barbican Centre di Londra, al City Center di New York, all’Esplanade di Singapore, al Tanz Im August di Berlino, al Teatro Stanislavsky di Mosca. A Venezia presenterà una nuova creazione in prima assoluta: “Confesión de la Carne”, “una battaglia fra il suo corpo vulcanico e cinque musicisti dal vivo”, nelle parole di McGregor. “Le coreografie di Rocío Molina, avant-garde, singolari e di una potenza innata – ha aggiunto il direttore Danza – fondono il flamenco tradizionale con gli stili della danza moderna e impulsos – improvvisazioni che caratterizzano il suo alfabeto coreutico. Molina, infatti, ha coniato un suo personale linguaggio artistico basato sulla ricalibratura del flamenco tradizionale che ne rispetta l’essenza pur accogliendo ciò che è autenticamente nuovo. Radicalmente libera, nei suoi lavori Molina unisce virtuosismo tecnico, ricerca contemporanea e rischio intellettuale. Le sue coreografie sono eventi scenici che non temono l’incontro con altre discipline e altri artisti, basandosi su idee e forme culturali che vanno dal cinema alla letteratura, dalla filosofia alla pittura. Molina intreccia un dialogo tra il XXI secolo e il passato per inventare un nuovo futuro della forma – rivolgendosi direttamente al presente in termini autentici ed evocativi. Sembra divorare il libro delle ‘regole’ classiche per costruire i propri volumi, ispirandoci e sollecitando un nuovo sguardo, un nuovo sentire”.



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