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Venerdì 19 novembre 2021 - 15:04

Al Teatro India a Roma “La febbre”: la malattia è il capitalismo

Dal testo di Wallace Shawn, con Federica Fracassi, regia Cruciani

Al Teatro India a Roma “La febbre”: la malattia è il capitalismo
Roma, 19 nov. (askanews) – Dal 23 al 28 novembre 2021 al Teatro India (sala B) a Roma va in scena lo spettacolo “La febbre” dal testo di Wallace Shawn, con Federica Fracassi e la regia di Veronica Cruciani, un’elaborata denuncia del capitalismo globale, feroce e ironicamente divertente, per bocca di una donna benestante, consapevole di ogni paradosso, mentre guarda indietro alla sua vita agiata resa possibile dalla povertà degli altri.


La protagonista è una viaggiatrice senza nome che si trova in un albergo di un paese povero e lontano dove è in corso una rivolta. Lei sta vivendo la propria guerra civile, ha una febbre che la fa rabbrividire e sprofondare in una più profonda nausea esistenziale. Fino una rivelazione improvvisa e fulminante: la sua presunzione, i suoi privilegi di persona liberale, istruita e benestante si basano sulla miseria che altre persone vivono nel mondo. La malattia è il capitalismo stesso.



Testo in forma di monologo, “La febbre” descrive le allucinazioni, i deliri, i barlumi di verità vissuti da una persona privilegiata alla ricerca di risposte. Tutto ha un prezzo? Le persone? Uccidere? Cosa ci dà il diritto di stare meglio dei poveri? Perché insistiamo nel chiedere il meglio per noi stessi e i nostri figli, quando le altre persone non hanno quasi nulla? Queste sono le domande, che molti di noi nella vita cercano di ignorare. Shawn nel suo testo riesce a parlare in maniera incisiva e profonda della nostra relazione con il nostro mondo, la nostra ricchezza. Nello spettacolo di Cruciani, come accade quando si ha la febbre, ciò che è stato discusso passerà e tutto tornerà alla normalità, al sicuro.


“La protagonista de La febbre attraversa numerosi livelli di lucidità e sprofondamento nel suo incubo. La scena ripercorre questi stessi livelli, mostrandoci una donna capace di porsi, e lucidamente porre al pubblico, le domande che la attraversano. Allo stesso tempo parlarci del delirio che la inghiotte. Esiste dunque un “fuori” dall’incubo, in cui l’attrice è presente su palco, elegantemente vestita, e apparentemente lucida. E un “dentro”, in cui la scena è quella del pavimento di un bagno. La donna, protagonista e borghese, non parla distesa sulle morbide lenzuola di un letto d’albergo, ma, per assoluto contrasto, la troviamo nella parte più squallida della sua febbre, nel luogo che annienta i privilegi del lusso e del denaro, mentre si trova abbracciata ad un water del bagno di quello che possiamo intuire come un albergo, e si stende nella vasca, come a simulare il letto che le forze non le bastano a raggiungere”.



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