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Martedì 7 settembre 2021 - 15:42

Appello per il clima di Papa Francesco (con anglicani e ortodossi)

A difesa del creato

Appello per il clima di Papa Francesco (con anglicani e ortodossi)
Città del Vaticano, 7 set. (askanews) – Un messaggio congiunto a firma di Papa Francesco, di Sua Santità Bartolomeo I e di Justin Welby per la protezione del Creato chiede uno sforzo planetario per rivedere la gestione delle risorse secondo criteri di sostenibilità, non più secondo la massimizzazione “egoistica” dei profitti ma guardando alle prossime generazioni e ai più poveri del mondo. Un documento ecumenico che contiene anche la richiesta di pregare per la prossima riunione della COP 26 e per chi è chiamato a guidare la transizione ecologica a livello globale.


Il documento parte dalla consapevolezza che “per più di un anno, abbiamo tutti sperimentato gli effetti devastanti di una pandemia globale. Tutti noi, poveri o ricchi, deboli o forti.



Alcuni erano più protetti o vulnerabili di altri, ma l’infezione in rapida diffusione significava che dipendevamo l’uno dall’altro nei nostri sforzi per stare al sicuro. Ci siamo resi conto che, di fronte a questa calamità mondiale, nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro, che le nostre azioni si influenzano davvero a vicenda e che ciò che facciamo oggi influisce su ciò che accade domani”.


“Come leader delle nostre Chiese, invitiamo tutti, qualunque sia il loro credo o visione del mondo, a sforzatevi di ascoltare il grido della terra e dei poveri, esaminando il loro comportamento e impegnando sacrifici significativi per la terra che Dio ci ha donato. L’importanza della sostenibilità nella nostra comune tradizione cristiana, le Scritture e i Santi – afferma ancora il documento – forniscono illuminanti prospettive per comprendere sia le realtà del presente sia la promessa di qualcosa di più grande di quello che vediamo in questo momento.



Il concetto di amministrazione, sia dell’ individuo che collettivo responsabilità per la nostra dotazione data da Dio, rappresenta un punto di partenza vitale per le attività sociali, economiche e di sostenibilità ambientale”, si aggiunge.


Eppure, si constata, “abbiamo preso la direzione opposta.



Abbiamo massimizzato il nostro interesse a spese delle generazioni future. Concentrandoci sulla nostra ricchezza, troviamo che gli asset a lungo termine, inclusi i generosità della natura, si esauriscono per un vantaggio a breve termine. La tecnologia ha aperto nuove possibilità per il progresso ma anche per accumulare ricchezza sfrenata, e molti di noi si comportano in modi che dimostrare poca preoccupazione per le altre persone o per i limiti del pianeta. La natura è resistente, ma delicata”.


“Stiamo già assistendo alle conseguenze del nostro rifiuto di proteggerla e preservarla. Ora, in questo momento, abbiamo l’opportunità di pentirci, di voltarci con decisione, di andare al contrario direzione. Dobbiamo perseguire la generosità e l’equità nei modi in cui viviamo, lavoriamo e utilizziamo il denaro, invece di guadagno egoistico”.


“L’attuale crisi climatica la dice lunga su chi siamo e su come vediamo e trattiamo le cose di Dio creazione. Siamo di fronte a una giustizia dura: perdita di biodiversità, degrado ambientale e clima il cambiamento sono le conseguenze inevitabili delle nostre azioni, dal momento che abbiamo consumato avidamente più del risorse della terra di quanto il pianeta possa sopportare. Ma affrontiamo anche una profonda ingiustizia: le persone che sopportano le conseguenze più catastrofiche di questi abusi sono i più poveri del pianeta e sono stati i meno responsabile di averli provocati. Serviamo un Dio di giustizia, che si diletta nella creazione e crea ogni persona a immagine di Dio, ma ascolta anche il grido dei poveri. Di conseguenza, c’è un chiamata innata dentro di noi a rispondere con angoscia quando vediamo un’ingiustizia così devastante”.


Da qui un appello: “Queste crisi ci presentano una scelta. Siamo in una posizione unica sia per affrontarli con miopia e speculazione o coglierla come un’opportunità di conversione e trasformazione. – scrive papa Franmcesco nel documento congiunto – Se pensiamo all’umanità come famiglia e lavoriamo insieme per un futuro basato sul bene comune, potremmo ritrovarci a vivere in un mondo molto diverso. Insieme possiamo condividere una visione della vita dove tutti fioriscono. Insieme possiamo scegliere di agire con amore, giustizia e misericordia. Insieme possiamo camminare verso una società più giusta e soddisfacente con al centro coloro che sono più vulnerabili.


Ma questo implica fare dei cambiamenti. Ognuno di noi, individualmente, deve assumersi la responsabilità del modi in cui utilizziamo le nostre risorse. Questo percorso richiede una collaborazione sempre più stretta tra tutte le chiese in il loro impegno a prendersi cura del creato. Insieme, come comunità, chiese, città e nazioni, noi deve cambiare rotta e scoprire nuovi modi di lavorare insieme per abbattere le barriere tradizionali tra i popoli, per smettere di competere per le risorse e iniziare a collaborare”.


“A coloro che hanno responsabilità più ampie: dirigere le amministrazioni, dirigere aziende, impiegando persone o investendo fondi, diciamo: scegli i profitti incentrati sulle persone; – si conclude – fare sacrifici a breve termine per salvaguardare tutti i nostri futuri; diventare leader nella transizione verso una soluzione giusta e sostenibile economie”.


Gci/Int2


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