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Lunedì 19 luglio 2021 - 15:34

Tokyo 365, ecco la mostra fotografica di Virginio Favale

Al Palazzo delle Arti di Napoli dal 21 luglio al 7 settembre

Tokyo 365, ecco la mostra fotografica di Virginio Favale
Roma, 19 lug. (askanews) – Il fotografo Virginio Favale presenta per la prima volta al grande pubblico il progetto espositivo Tokyo 365. La mostra fotografica, curata da Flavia Mariani e Daniela Wollmann, avrà luogo al PAN di Napoli, dal 21 luglio al 7 settembre, in concomitanza con la collettiva Neapolis e con la prestigiosa retrospettiva di Frida Kahlo.


La complessità e l’unicità della metropoli nipponica si contestualizza nella visione cosmopolita di un artista italiano. Il percorso espositivo crea un ponte che parte dall’Italia e ci porta dritti in Giappone, in particolare a Tokyo la metropoli che sarà al centro dell’attenzione internazionale nell’estate del 2021, momento in cui si svolgeranno le tanto attese Olimpiadi di Tokyo 2020. E’ proprio durante il periodo dei giochi olimpici che la mostra verrà presentata, per la prima volta nella sua interezza, al Pan di Napoli.



Tokyo, città dei primati, è sempre stata al centro della ricerca di Virginio Favale sulle grandi metropoli. La capitale nipponica, con la sua immensa espansione, è stata ed è il miglior territorio esplorativo per un fotografo che ha come centralità tematica i contesti urbani. Stiamo parlando della più grande conurbazione esistente sul pianeta, con trentasei milioni di persone che la popolano. Il paese dei balocchi per uno street photographer con la passione per la fineart.


Virginio Favale visita per la prima volta il Giappone nell’estate del 1999. Inizia così il suo percorso esplorativo a livello fotografico e nell’estate del 2020, dopo numerosi viaggi, il progetto artistico compie ventuno anni, raggiungendo così la sua completa maturità. Nel 2013 realizza un documentario, dal taglio videoart, che racconta la sua solitudine in un paese così lontano e diverso. Il video della durata di venti minuti si intitola “Tokyo 365”.



Il primo lockdown per il Covid 19 è stato funzionale alla maturazione concettuale del progetto. L’artista, come in una scena di Matrix, si ritrova solo al centro dell’universo con le ricerche fotografiche che gli ruotano intorno. La metropoli sconfinata e i giorni che passano rappresentano lo spazio e il tempo e il video come estrema sintesi dà il titolo a tutta la ricerca.


Virginio Favale è una sorta di cosmonauta della storia metropolitana, capace di rappresentare la mutevolezza contemporanea. La sua fotografia diventa una interpretazione che trascende le geometrie urbane, come flussi di coscienza che disegnano un nuovo DNA. Ripercorrendo il tempo, in un continuo peregrinare, Tokyo diviene la sua Musa, il luogo dell’eterno ritorno. La solitudine dell’artista racconta Tokyo nel tempo, attraverso i suoi snodi urbani, rete di connessione di una coscienza collettiva. Strade, binari, cavi elettrici come gigantesche sinapsi. I pensieri, le emozioni, diventano linee metafisiche che trasformano i punti geografici in un unico quadro vivente.



Favale è un fotografo e regista con una carriera trentennale, da ventuno anni si avvicenda tra Roma e Tokyo. Ha realizzato progetti per aziende leader e collaborato con le maggiori agenzie pubblicitarie internazionali come Saatchi & Saatchi, Young & Rubicam, Thompson, Dentsu, TBWA, McCann, Ogilvy, Armando Testa, etc. Porta avanti un percorso di ricerca e sperimentazione di avanguardia che vede coinvolte le nuove tecnologie e le dinamiche dei sistemi emergenti. Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti.


Le sue immagini sono state utilizzate per la comunicazione di aziende leader come Enoitalia con il progetto espositivo Vite Mia. Tra i clienti compaiono: Mercedes, FCA, Renault, Ford, Zegna, Cerruti, WWF e molti altri. Ha all’attivo quindici mostre personali, pubblicazioni di libri e servizi editoriali pubblicati a livello mondiale. Negli ultimi anni si è concentrato maggiormente alla realizzazione di progetti audiovisivi e fotografici che coniugano arte e sociale con il progetto No Hunger e il film contro il doping Purosangue.


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