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Martedì 11 maggio 2021 - 10:47

Da Giotto al Trecento italiano, a Ravenna l’esilio di Dante in mostra

L'esposizione alla Chiesa San Romualdo fino al 4 luglio 2021
Da Giotto al Trecento italiano, a Ravenna l’esilio di Dante in mostra

Roma, 11 mag. (askanews) – Giotto, Cimabue e il trecento italiano a Ravenna per raccontare gli anni dell’esilio di Dante. La mostra, Le Arti al tempo dell’esilio, organizzata dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna, racconta il lungo peregrinare del Poeta attraverso le opere d’arte più significative che ebbe modo di conoscere e vedere e che tanto influirono nel suo immaginario visivo per la scrittura della Commedia.

Un percorso narrativo che ripercorre le tappe del suo esilio, iniziato nel 1302 lasciando la sua città natìa, Firenze, attraversando l’Italia tra Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa e giungendo nel 1321 a Ravenna, suo ‘ultimo rifugio’.

I prestiti, provenienti da prestigiosi musei internazionali includono alcuni dei maggiori nomi dell’arte italiana conosciuti da Dante come Cimabue, documentato in mostra dalla Madonna di Castelfiorentino dal Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino e dal Tabernacolo in cui sono ritratti i Santi Crisante e Abbondio proveniente dal Museo civico di Gubbio, e Giotto, suo allievo, testimoniato da fondamentali opere come Il Polittico di Badia dalle Gallerie degli Uffizi e la Madonna di San Giorgio alla Costa proveniente dal Museo Diocesano di Firenze. Un altro capolavoro medievale proveniente dalle Gallerie degli Uffizi, è il San Francesco riceve le Stimmate del Maestro della Croce 434 e non potevano mancare testimonianze della scultura trecentesca con le opere di Arnolfo di Cambio provenienti dalle Gallerie dell’Umbria e dalla Fabbrica di San Pietro in Vaticano per raccontare gli anni sotto il papato di Bonifacio VIII, continuando con gli splendidi elementi della cintura di manifattura orafa veneta e gli elementi del copricapo di Cangrande I della Scala provenienti dai Musei civici di Verona fino alle sculture di Nicola e Giovanni Pisano provenienti dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa e dalla Galleria Nazionale della Liguria a Genova e agli anni ravennati con il Maestro del Coro degli Scrovegni dalle collezioni del MAR, Giuliano da Rimini dal Museo della città di Rimini e la Madonna in Trono con Bambino proveniente dal Museo del Louvre, che lo studioso Corrado Ricci ritenne essere la scultura che vegliava sopra la prima sepoltura di Dante e che per la prima volta, dopo 160 anni torna nella sua Ravenna.

A chiudere il percorso la Mariegola della Scuola di Santa Maria e San Francesco dei Mercanti ai Frari del Minatore veneziano dalla Fondazione Cini di Venezia.

“Pensare che i nostri meravigliosi mosaici bizantini – afferma il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale – abbiano influenzato ed ispirato Dante nello scrivere gli ultimi canti del Paradiso ci suscita una grande emozione e un grande orgoglio. A partire da questa riflessione abbiamo voluto ripercorrere idealmente il viaggio dell’esilio del Poeta attraverso le opere d’arte che può aver visto con i suoi occhi nelle diverse città. Il nostro patrimonio musivo e le opere che vedrete in questa mostra, a Ravenna grazie a prestigiosi prestiti da tutta Europa, sono espressioni di immensa bellezza senza tempo estetica e morale, e straordinarie fonti dell’ispirazione dantesca che hanno alimentato la grandezza della Commedia e di tutta la produzione del Sommo Poeta”.

Tra i prestiti più illustri quelli delle Gallerie degli Uffizi. Queste le parole del direttore Eike Schmidt: “Con due prestiti importantissimi, le Stimmate di San Francesco del Maestro della Croce 434, una delle opere più iconiche del francescanesimo e dell’arte medievale in generale, e del Polittico di Badia di Giotto di Bondone, le Gallerie degli Uffizi contribuiscono in maniera determinante a questa rassegna straordinaria sulla rivoluzione delle arti visive al tempo di Dante. Non solo. Questa esposizione affianca il prestito annuale di opere a tema dantesco dalle Gallerie degli Uffizi a Ravenna, istituito proprio in occasione del settecentenario dantesco.”

La mostra, a cura di Massimo Medica, allestita presso la chiesa di San Romualdo a Ravenna dal 8 maggio al 4 luglio 2021, è realizzata anche grazie al prezioso contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, della Camera di Commercio di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna e patrocinata dal Comitato Nazionale del Ministero della Cultura per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e dalla Società Dantesca italiana.

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