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Lunedì 10 agosto 2020 - 17:07

Balbo (Ied): online sì, ma non deve sostituire lezioni tradizionali

Trasferimento di conoscenza necessita di interazione e osservazione
Balbo (Ied): online sì, ma non deve sostituire lezioni tradizionali

Milano, 10 ago. (askanews) – La pandemia ha messo a nudo vecchi limiti e nuove criticità della scuola italiana. Ha imposto, a metà anno, uno stop improvviso, cancellando le tradizionali lezioni in presenza. Ma l’urgenza di continuare a fare formazione ha reso necessarie nuove soluzioni e nuovi metodi per insegnare. E la tecnologia, in tempi di distanziamento fisico, è stato uno strumento imprescindibile, anche se non sempre alla portata di tutti. Eppure, ora che si torna a ragionare sul futuro, occorre trovare un nuovo equilibrio per riappropriarsi dei metodi tradizionali mantenendo quanto di buono si è sperimentato nei mesi di lockdown. Ne è convinto Riccardo Balbo, direttore accademico dello Ied, l’Istituto europeo di design, che, anche per la natura stessa dei sui percorsi di studio, non può ricorrere esclusivamente alle lezioni online.

“Dire che l’online è una figata pazzesca è un po’ come dire ‘bello avere l’automobile’ ma non è che poi usi l’automobile per fare una passeggiata nel bosco. Io non sono d’accordo col fatto che si possa trasferire tutto online, anche quando si può. Anche un corso teorico deve avere una parte di contatto, tra studenti e docenti, e studenti e studenti”, ha detto ad askanews. Nei mesi del lockdown la didattica a distanza è stata l’unica via in molti casi, ma questi mesi sono stati utili anche per ripensare se stessi. “Quello che stiamo mettendo a punto è un modello di insegnamento che da oggi in avanti prevederà l’online, ma da oggi in avanti dichiarerà che l’online non è una sostituzione al modello tradizionale – ha spiegato – All’inizio la pandemia è stato il nostro incubo. Ma poi abbiamo detto vediamo cosa possiamo inventarci grazie a questa cosa. Abbiamo preso questa tragedia, che è rimasta tale, e ci siamo chiesti come potevamo trasformarla in qualcosa di positivo, in qualcosa che quando sarà finita resterà, come i catalizzatori in chimica”.

Balbo insiste molto sul fatto che l’online è una modalità complementare rispetto alle lezioni in presenza. “La scuola in generale, la scuola di design in particolare e lo Ied in super particolare, non possono essere interamente online, non possono e non devono perché la scuola e il trasferimento di conoscenza, i processi creativi e di apprendimento non sono trasferimento di pacchetti di informazioni che possono viaggiare su qualsiasi canale, ma hanno bisogno di uno scambio, di interazione col gruppo, sensorialità, osservazione, e tutte queste cose hanno un valore che non è sostituibile. La cosa che è sostituibile è che, dove c’è qualcosa che può essere momentaneamente accantonato, allora si può ricorrere all’online. Se io devo spiegare un teorema lo posso fare online, ma se devo spiegare come si fa a distinguere il velluto di viscosa dal velluto di seta questo voglio vedere come lo faccio online”.

Lo Ied in Italia ha lavorato su più fronti per garantire la prosecuzione delle attività didattiche in sicurezza. “Il nostro approccio all’inizio è stato quello di riprogettare una serie di attività per cui se si può fare online si fa altrimenti troviamo le modalità per fare in modo che avvenga lo stesso, per esempio nelle nostre sedi mettendo tutti gli accorgimenti sanitari necessari”. Un esempio sono i braccialetti da indossare come un pass per fare check in e check out o ancora l’utilizzo alternativo degli spazi disponibili. “I nostri laboratori di informatica sono una delle punte di diamante di Ied – ha spiegato – in Italia noi siamo il cliente educational numero uno di Apple, ma avevamo questi laboratori vuoti. Li abbiamo messi in cloud così i nostri studenti possono accedervi stando a casa. Le stesse aule a quel punto sono usate per fare altri laboratori, come quello di gioiello, di modellazione della creta, di moda. Se per garantire la sicurezza e la didattica servono spazi più grandi usiamo le aule che abbiamo per fare attività in piccoli gruppi, per fare lezione e mantenere il senso di comunità”.

Quella messa a punto nei mesi di lockdown sarà la nuova normalità con la ripresa del nuovo anno accademico? Balbo, a questo proposito, solleva una questione calda rispetto agli ordinamenti scolastici: “In Italia ci sono due categorie di scuole: le Università e le accademie, di ballo, i conservatori, noi. Poi ci sono le università telematiche che possono fare corsi interamente online e qui già c’è il miracolo perché non si sa come facciano. Queste hanno regole diverse. Fino a febbraio le accademie avevano una bassissima possibilità di erogare corsi online mentre le università telematiche potevano. La pandemia ha dato un colpo al sistema per cui alla fine di gennaio il ministero ha dichiarato che tutte le università possono gestirsi autonomamente cercando di fare online dove si può mixandolo con una formula in presenza dove non è possibile. Ora bisognerà vedere l’orientamento da febbraio 2021 in poi, perché potrebbero costringerci a tornare come eravamo, e sarebbe un danno pazzesco, perché non possiamo interrompere a metà anno una modalità di insegnamento. E poi, una volta che fai partire un processo, non lo fermi più”. Prima dello scoppio dei contagi da Covid-19 lo Ied in Italia non aveva lezioni online. “In una settimana ci siamo trasformati al 70% online. Solo alla triennale noi abbiamo 5mila di studenti – spiega Balbo – Adesso troviamo la nostra formula di ribilanciamento, ma se noi togliamo le lezioni online agli studenti, a marzo ci saranno studenti che ce le chiederanno”.

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