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Giovedì 15 settembre 2022 - 08:05

Il Papa dice che “la fede non è un codice fisso ma vita e testimonianza”

Nelle nostre comunità tutti con pari dignità. No clericalismi

Il Papa dice che “la fede non è un codice fisso ma vita e testimonianza”
Città del Vaticano, 15 set. (askanews) – “La fede non è stata trasmessa di generazione in generazione come un insieme di cose da capire e da fare, come un codice fissato una volta per tutte.


No, la fede è passata con la vita, con la testimonianza che ha portato il fuoco del Vangelo nel cuore delle situazioni per illuminare, purificare e diffondere il calore consolante di Gesù, la gioia del suo amore che salva, la speranza della sua promessa. Facendo memoria, allora, impariamo che la fede cresce con la testimonianza. Il resto viene dopo”. Lo ha detto Papa Francesco alla Cattedrale della Madre del Perpetuo Soccorso, sede dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana, dove sta incontrando i vescovi e la comunità cattolica kazaka.



La memoria del passato, pur essenziale per ogni comunità cristiana, ha poi detto Francesco, “non ci chiude in noi stessi, ma ci apre alla promessa del Vangelo. Gesù ci ha assicurato che sarà sempre con noi: non si tratta dunque di una promessa rivolta solo a un futuro lontano, siamo chiamati ad accogliere oggi il rinnovamento che il Risorto porta avanti nella vita. Nonostante le nostre debolezze, Egli non si stanca di stare con noi, di costruire l’avvenire della sua e nostra Chiesa insieme a noi”, ha proseguito il Pontefice.


“Questa è una chiamata per tutti e vorrei ribadirlo a tutti, fedeli laici, vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate che operano in vario modo nella vita pastorale delle comunità: non stanchiamoci di testimoniare il cuore della salvezza, la novità di Gesù, la novità che è Gesù! – ha prosegiuto il Papa – La fede non è una bella mostra di cose del passato, ma un evento sempre attuale, l’incontro con Cristo che accade qui e ora nella vita! Perciò non si comunica solo con la ripetizione delle cose di sempre, ma trasmettendo la novità del Vangelo. Così la fede rimane viva e ha futuro”.



Il Papa ha poi messo in guardi la piccola comunità cattolica kazaka dall'”autosufficienza” invitandola a seguire la strada della “fraternità”.


Comunità che si facciano “carico dei poveri e di chi è ferito dalla vita. Ogni volta che nei rapporti umani e sociali testimoniamo la giustizia e la verità, dicendo ‘no’ alla corruzione e alla falsità. Le comunità cristiane, in particolare il seminario, siano ‘scuole di sincerità’: non ambienti rigidi e formali, ma palestre di verità, di apertura e di condivisione. – ha invitato a fare papa Francesco – E nelle nostre comunità, ricordiamoci, siamo tutti discepoli del Signore: tutti discepoli, tutti essenziali, tutti di pari dignità. Non solo i Vescovi, i preti e i consacrati, ma ogni battezzato è stato immerso nella vita di Cristo e in Lui – come ci ricordava san Paolo – è chiamato per ricevere l’eredità e accogliere la promessa del Vangelo. Va dato dunque spazio ai laici: vi farà bene, – ha concluso Francesco – perché le comunità non si irrigidiscano e non si clericalizzino. Una Chiesa sinodale, in cammino verso il futuro dello Spirito, è una Chiesa partecipativa e corresponsabile”.



“Le comunità cristiane, in particolare il seminario, siano ‘scuole di sincerità’: non ambienti rigidi e formali, ma palestre di verità, di apertura e di condivisione” ha anche detto il Papa.


“Nelle nostre comunità – ricordiamoci – siamo tutti discepoli del Signore: tutti discepoli, tutti essenziali, tutti di pari dignità. Non solo i Vescovi, i preti e i consacrati, ma ogni battezzato è stato immerso nella vita di Cristo e in Lui – come ci ricordava san Paolo – è chiamato per ricevere l’eredità e accogliere la promessa del Vangelo. Va dato dunque spazio ai laici: vi farà bene, perché le comunità non si irrigidiscano e non si clericalizzino”, ha aggiunto il Santo Padre. “Una Chiesa sinodale, in cammino verso il futuro dello Spirito, è una Chiesa partecipativa e corresponsabile. È una Chiesa capace di uscire incontro al mondo perché allenata nella comunione”.


“L’apertura, la gioia e la condivisione sono i segni della Chiesa delle origini: e sono anche i segni della Chiesa del futuro.


Sogniamo e, con la grazia di Dio, edifichiamo una Chiesa più abitata dalla letizia del Risorto, che respinga paure e lamentele, che non si lasci irrigidire da dogmatismi e moralismi”, ha insistito Papa Francesco.


150738 SET 22 Gci/Coa/Int13


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