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Mercoledì 7 settembre 2022 - 13:23

La scuola riparte con un nuovo ministro, l’incognita Covid e i precari

Dalla prossima settimana si torna in classe tutte le regioni

La scuola riparte con un nuovo ministro, l’incognita Covid e i precari
Roma, 7 set. (askanews) – Lunedì scorso gli studenti della provincia di Bolzano sono stati i primi a tornare sui banchi, ma dalla prossima settimana riparte la scuola nella maggiorparte delle regioni italiane: il 12 settembre riprendono Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto, provincia di Trento; il 13 settembre la Campania; il 14 settembre Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria; il 15 settembre Emilia-Romagna, Lazio, Toscana; il 19 settembre Sicilia e Valle d’Aosta. Si parte tra antichi mali e prospettive all’orizzonte tutte ancora da decifrare.


RIPARTENZA A SINGHIOZZO – Per molti studenti sarà subito una ripartenza “a singhiozzo”: a pochi giorni dalla nuova campanella, per le elezioni del 25 settembre infatti molti istituti chiuderanno per l’allestire i seggi elettorali e per la successiva pulizia e sanificazione degli ambienti (dal pomeriggio del 23 fino a tutta la giornata di lunedì 26 settembre). I presidi, come ad ogni tornata elettorale, hanno chiesto che si trovi una soluzione alternativa ai seggi nelle scuole.



CONCORSI A RILENTO – Il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi ha assicurato che tutti i docenti saranno in cattedra il primo giorno di lezione. Secondo una elaborazione di Tuttoscuola, però, i concorsi della scuola non ancora conclusi (4 in corso) lasceranno vuoti circa 31mila posti degli oltre 55mila attesi (il 56%): rispetto al numero di posti messi a concorso, verrà coperto da vincitori solo il 44%.


150MILA SUPPLENTI – Secondo i sindacati sarà ancora un anno pieno di supplenti (precari) in cattedra: circa 150 mila, mentre per i presidi mancano anche circa 15mila persone tra amministrativi e collaboratori scolastici.



NUOVO MINISTRO: PNRR, RIFORME E CONTRATTO – All’orizzonte si profila una nuova guida al Ministero dell’Istruzione. Chi sarà e di quale schieramento politico farà parte si saprà tra alcune settimane, ma toccherà al nuovo ministro affrontare i problemi ancora irrisolti, gestire finanziamenti e cantieri del Pnrr e le riforme impostate da Bianchi, dalla formazione al reclutamento al “docente esperto”. Con i sindacati, poi, pende ancora la trattativa per il il rinnovo del contratto della scuola. Sul Pnrr, secondo gli “open data” del MI è stato assegnato il 19% delle risorse per la realizzazione di specifici interventi; è stato effettivamente erogato l’1% dei fondi; sono 30.040 gli interventi autorizzati; 19.015 gli interventi conclusi.


INCOGNITA COVID – Le “disposizioni emergenziali” per il Coronavirus sono terminate il 31 agosto. Si riparte quindi senza mascherine (ma docenti e alunni fragili potranno metterle), distanziamento, Ddi (anche per i positivi), orari differenziati di ingresso e uscita, termoscanner. Caduto anche l’obbligo di vaccinazione per i prof. Sperando che con l’autunno e l’inverno non si verifichi una nuova ondata del virus: in questo caso, ha già assicurato il Ministero, sono pronte “ulteriori possibili misure da realizzare su disposizione delle autorità sanitarie qualora le condizioni epidemiologiche peggiorino”. Pochi gli istituti che hanno installato nelle classi sistemi di purificazione dell’aria.



CARO ENERGIA – Sembrano per ora archiviate le ipotesi su una possibile stretta sull’apertura delle scuole a causa del caro energia: niente settimane corte o orari ridotti per consumare di meno. “Il governo non ha mai affrontato il tema – ha assicurato Bianchi nei giorni scorsi – capisco che ci sono problemi connessi con il costo dell’energia, coinvolge tutto il Paese, ma la scuola deve essere l’ultima a essere coinvolta in questi temi”.


POVERTA’ E DISEGUAGLIANZE: ALLARME – Un rapporto di Save the Children, pubblicato oggi, ha lanciato l’allarme sul rischio che corrono i percorsi educativi in Italia a causa delle situazioni di povertà in cui vivono migliaia di minori e dei divari territoriali in ambito scolastico. “Già prima del conflitto in Ucraina, nel 2021, la povertà assoluta riguardava 1 milione e 382mila minori nel nostro Paese, il 14,2%, in crescita rispetto al 2020 (13,5%). Le conseguenze della crisi energetica e dell’impennata dell’inflazione, che ha un impatto maggiore sulle famiglie meno abbienti e con minore capacità di spesa (+9,8%, contro il +6,1% delle famiglie con livelli di spesa più elevati), sono una grave minaccia e potrebbero sospingere rapidamente un numero ancora maggiore di minori nella povertà”. Inoltre “il 9,7% degli studenti con un diploma superiore nel 2022 si ritrova in condizioni di dispersione ‘implicita’, cioè senza le competenze minime necessarie”, mentre “e disuguaglianze territoriali si configurano come un fil rouge in negativo che attraversa le diverse dimensioni della povertà educativa in Italia”. Per questo per Save the Children “è fondamentale quindi aumentare significativamente, più che diminuire, le risorse per l’istruzione, portandole al pari della media europea (5% del PIL)”.


Sav/Int13


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