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Venerdì 5 agosto 2022 - 16:54

Arresti per spaccio nel napoletano, Borrelli: baby pusher vittime

Intervento del consigliere regione di Europa Verde

Roma, 5 ago. (askanews) – “L’ordinanza emessa dal gip di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha riguardato 18 persone, indagate a vario titolo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo, incentrata sul rione popolare ‘Poverelli’. Dettaglio inquietante è emerso nel corso delle indagini sull’attività di spaccio, nella quale venivano coinvolti anche bambini di undici anni”. Così afferma in una nota il consigliere regionale per la Campania di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli


“Quattro delle diciotto persone finite nel mirino della procura di Torre Annunziata per aver allestito da anni un giro di droga nel popolare quartiere dei “Poverelli” ricevevano il reddito di cittadinanza – continua Borrelli – Gli accertamenti dei carabinieri, attraverso intercettazioni e pedinamenti, hanno documentato un gran numero di cessioni di cocaina, anche da persone che erano agli arresti domiciliari, ad acquirenti provenienti da tutta la provincia di Napoli. A venderla, vari nuclei familiari, tutti residenti ai ‘Poverelli’: famiglie che si avvalevano anche di ragazzi minorenni. Baby pusher che consegnavano la droga direttamente al domicilio dell’acquirente”.



Il consigliere di Europa Verde poi aggiunge: “Purtroppo il destino di questi bambini è quasi sempre segnato. Vengono messi al mondo per essere addestrati a diventare criminali e fare del male a se stessi e agli altri. Hanno un destino segnato. L’unica soluzione è levare la patria potestà sin da piccolissimi ai figli delle famiglie dei camorristi e degli spacciatori. Ogni volta che lo Stato è intervenuto con forza la ‘cultura’ delinquenziale soprattutto organizzata sui social come tik tok ha urlato allo scandalo”.


Borrelli poi sottolinea: “Le donne della camorra hanno difeso il loro diritto a non mandare i figli a scuola e a farli crescere in ambienti degradati in nome dell’amore materno. Ma possiamo definire vero amore quello di una famiglia che se ne frega di mandare un bambino a scuola e lo usa come spacciatore o peggio come rapinatore o anche assassino? Bisogna a vere il coraggio di smantellare questo sistema e per farlo bisogna impedire che il mondo del crimine possa addestrare i propri figli nel diventare i delinquenti del domani. Ci sono clan che si tramandano di padre in figlio da oltre 50 anni le attività illecite a scapito degli onesti e delle loro vittime. Questa spirale o si ferma con il massimo della determinazione o ci saranno sempre più vittime innocenti”.



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