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Giovedì 26 maggio 2022 - 19:10

La pausa pranzo nel post-Covid: per 83% importante ristorante aziendale

Apprezzata salubrità cibo e possibilità di socializzare coi colleghi

La pausa pranzo nel post-Covid: per 83% importante ristorante aziendale
Milano, 26 mag. (askanews) – Con la pandemia e l’home-working è cambiato il modo di vivere la pausa pranzo. Otto lavoratori su 10 (83%) che usufruiscono del ristorante aziendale, ritengono importante questo servizio per la salubrità dei pasti (83%), le materie prime di qualità utilizzate (81%) e per la possibilità di socializzare e godere di un momento di convivialità con i propri colleghi (65%), aspetto che è venuto più a mancare in questi ultimi due anni di lavoro da remoto. E’ quanto emerge dall’indagine Nomisma per l’Osservatorio Cirfood District, effettuata su un panel di 1.000 occupati in tutta Italia.


A influire su questa percezione della pausa pranzo all’interno dei ristoranti aziendali è anche la competenza e la cortesia del personale (70%), il rispetto delle norme per il contenimento dei contagi da Covid-19 e la comunicazione chiara sui protocolli di sicurezza (67%). Aspetti considerati i principali punti di forza del servizio oggetto dell’indagine. Nel complesso, il 66% dei lavoratori si dice soddisfatto o molto soddisfatto dell’esperienza nei ristoranti aziendali.



Idealmente tuttavia i lavoratori vorrebbero una pausa pranzo flessibile in termini di orari di accesso e modalità di fruizione, attenzione all’ambiente, arredi e spazi che favoriscano momenti di convivialità con i propri colleghi e menu caratterizzati da ingredienti italiani e stagionali.


“Dall’indagine di Nomisma emerge come gli ultimi due anni abbiano penalizzato fortemente i lavoratori, essendo spesso mancato loro un servizio fondamentale come la ristorazione aziendale – ha commentato Daniela Fabbi, direttore comunicazione e marketing Cirfood – Essa, infatti, come dichiarano gli intervistati, garantisce benefici in termini nutrizionali, di salubrità, di tempo e di spazi per la socializzazione”.



In relazione agli smart-worker, l’indagine rileva che le maggiori criticità derivanti dalla loro pausa pranzo a casa riguardano: la difficoltà a staccare dalle attività lavorative (40%), il tempo da dedicare alla preparazione del pasto (34%) e la maggior quantità di cibo consumato durante la giornata (30%). Infatti, uno smart-worker su cinque ha dichiarato di essere aumentato di peso a seguito del cambiamento nelle abitudini della pausa pranzo. Secondo il 75% dei lavoratori, inoltre, l’assenza del servizio di ristorazione aziendale, dovuta al lavoro da casa, ha generato malcontento per la mancanza di socializzazione tra i colleghi. Nel complesso, quasi uno smart-worker su due (47%) vorrebbe tutt’oggi poter usufruire del ristorante aziendale.




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