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Mercoledì 11 maggio 2022 - 12:06

De Palo: senza figli crolla l’Italia. Spingere sul Pnrr

Domani Stati generali: "Una bestemmia scegliere tra lavoro-maternità"

De Palo: senza figli crolla l’Italia. Spingere sul Pnrr
Roma, 11 mag. (askanews) – Al via domani a Roma gli Stati Generali della Natalità, la kermesse dedicata al tema del futuro e delle nascite organizzata dalla Fondazione per la natalità.


L’obiettivo è approfondire la sfida dell’inverno demografico a partire dall’utilizzo dei fondi del PNRR, sollecitare una nuova narrazione sul tema della natalità, favorire i temi dell’armonizzazione lavoro-famiglia nelle aziende e il lavoro femminile e promuovere un patto per la natalità.



L’agenzia Askanews ha intervistato Gigi De Palo, organizzatore dell’evento, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e della Fondazione per la natalità.


D. Secondo anno degli Stati generali della natalità: nel 2021 la presenza del Papa, quest’anno vi siete strutturati di più, è partita la Fondazione per la Natalità. Come sarà questa due giorni? “Anche quest’anno abbiamo invitato Papa Francesco, ma non potrà esserci per i suoi problemi di salute. Manderà un messaggio. La Fondazione è nata per fare da pungolo al Paese, a istituzioni e aziende: sarà uno strumento che per i prossimi vent’anni romperà le scatole. L’obiettivo di questi due giorni sarà provare a costringere il Paese tutto a riflettere su un tema che è la nuova questione sociale italiana: se crolla la natalità crollano il sistema pensionistico, il welfare, il sistema sanitario sarà a pagamento, crolla il Pil, il numero degli alunni e chiudono le scuole. Va a toccare i più fragili, chi è in difficoltà. È un grido d’allarme che mandiamo da tempo: speriamo ci sia la volontà politica di farlo diventare non uno dei temi, ma il tema del Paese”.



D. Sulla natalità l’Istat recentemente ha certificato qualche piccolo segnale di ripresa, ma l’italia è ancora in pieno “inverno demografico”: ci sono dei passi in avanti rispetto a un anno fa? “Vedo una crescita molto lenta di sensibilizzazione. Dobbiamo lavorare su un fronte culturale e su uno economico, sapendo che si condizionano l’uno con l’altro. Se aumenta una coscienza e una consapevolezza culturale aumentano poi anche scelte di tipo economico. C’è una crescita culturale, anche se lenta, e l’assegno unico sicuramente è stato un segnale. Ma i numeri dicono che non basta”.


D. Lo slogan di quest’anno è “Si può fare”: come nel concreto? “La sensazione è che stiamo ragionando come se avessimo perso, siamo rassegnati. Non è vero: sicuramente non potremo arrivare al tasso di sostituzione di due figli per donna o alla situazione francese che beneficia di anni di quoziente famigliare, ma possiamo evitare il crollo del sistema-Paese. E la Germania è un faro in questo senso, perchè in questi anni ci ha lavorato e ha raggiunto numeri buoni: nel 2021 il tasso di natalità è cresciuto del 2% sul 2018-2020”.



D. Ci sono i fondi del PNRR: dove andrebbero spesi.


“Questo è il tema. Siamo preoccupati: ci sono molte risorse con il Pnrr, ma c’è solo un accenno alla natalità nel Piano, mentre è la nuova questione sociale, che piaccia o no. Non è un piano di ripartenza per la natalità: ci sono strumenti per migliorare la vita delle famiglie una volta che è ripartita la natalità.


Costruiamo asili nido, fondamentali, prima di fare un piano di ripartenza della natalità; benissimo digitalizzare la sanità, ma se non nascono figli sarà a pagamento. Non credo che il PNRR sia un treno perso: abbiamo perso l’occasione di mettere la natalità come linea guida da cui far derivare tutti i progetti, ma si può e deve fare ancora”.


D. Spesso chi fa tanti figli viene etichettato come uno che se lo può permettere o come incosciente: voi proponete anzi sollecitate una “nuova narrazione” sul tema della natalità.


“La nuova narrazione è cercare di andare oltre le dinamiche ideologiche e capire che fare un figlio, oltre ad un atto di bellezza e ad un desiderio di speranza, è un grande atto politico. Chi fa figli non deve essere penalizzato ma valorizzato come un bene comune. È un tema che non ha destra, sinistra o centro”.


D. Uno dei temi è l’armonizzazione lavoro-famiglia nelle aziende e il lavoro femminile.


“Che ancora oggi una donna debba scegliere tra lavoro e famiglia è una bestemmia. Dai dati emerge che i figli sono un problema per chi li fa e non una risorsa, economico, di lavoro, anche per gli uomini. Chi ha figli viene penalizzato. Anche qui c’è una narrazione distorta. Dobbiamo creare le premesse affinchè i figli siano una risorsa, a livello aziendale, di politiche famigliari, territoriale, di narrazione. Per questo abbiamo invitato anche attrici e influencer che hanno figli e hanno valorizzato questo aspetto”.


D. Novità di quest’anno è l’assegno unico: siete soddisfatti della sua applicazione? Ora è necessario rivedere anche la formulazione dell’Isee? “L’assegno unico ha messo le fondamenta su cui costruire le politiche famigliari del futuro. Si poteva fare meglio, bastavano delle risorse aggiuntive per non scontentare nessuno: è un peccato, ci sono famiglie che oggettivamente ci vanno a perdere. Ma la ministra Bonetti è stata brava e ora sull’assegno possiamo costruire le politiche famigliari del futuro: migliorare l’assegno unico, dare seguito al Family Act e un piano di rilancio per la natalità, copiando dagli altri Paesi europei su quello che fanno. E l’Isee è oggettivamente iniquo: è un indicatore meccanico che non rappresenta la situazione delle famiglie, va modificato in meglio, valorizzando le famiglie che si fanno carico di anziani e disabili, e tolto in molte situazioni. Nel resto d’Europa un figlio è un bene comune indipendentemente dal reddito”.


D. Avete convocato istituzioni, imprese, media, politica, sport e mondo della cultura per fare squadra e promuovere un “Patto per la natalità”.


“Con una continuità di governi le riforme si possono fare.


L’obiettivo degli Stati generali è uscire con una presa di coscienza maggiore da parte di tutti: abbiamo poco tempo, è una partita in cui siamo in ritardo. Vorremmo che nascesse una consapevolezza nuova nel Paese, a tutti i livelli, sul fatto che ci sono temi che uniscono e non dividono. Cambiano i governi, i partiti, gli interlocutori politici, ma la natalità deve rimanere un tema portante, su cui intervenire subito maggiormente con il Pnrr”.


Sav/Pie


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