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Lunedì 4 aprile 2022 - 14:59

Save the Wave, partito da Palermo il progetto di E.ON e Unesco

Per il ripristino degli ecosistemi marini del Mediterraneo

Save the Wave, partito da Palermo il progetto di E.ON e Unesco
Milano, 4 apr. (askanews) – La prima tappa del progetto “Save the Wave” per il ripristino degli ecosistemi marini del Mediterraneo è partita dal Golfo di Palermo, precisamente da Mondello, e ha visto rinascere una prateria di Posidonia oceanica grazie alla sinergia tra l’azienda energetica E.ON e la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).


Save the Wave, nato nell’ambito del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (2021-2030), è un’iniziativa volta anche a promuovere la consapevolezza delle comunità sul ruolo svolto dagli ecosistemi marini per mitigare il cambiamento climatico e contribuire ad un oceano sano. L’intento è anche quello di dar vita ad un network attivo e partecipativo nel quale aziende, università, scienziati e organizzazioni no-profit, operano in modo sinergico.



“Siamo davvero contenti di essere qui e contribuire a rendere l’Italia verde anche sott’acqua. La riforestazione della prateria di Posidonia oceanica avrà un ruolo cruciale per la tutela dell’ecosistema marino e risulta di fondamentale rilevanza per tutto il Pianeta. Supportare la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO nelle ambiziose iniziative a protezione dei mari è per noi un vero onore. Condividiamo gli stessi obiettivi ed è per noi molto importante creare delle sinergie che contribuiscano al loro raggiungimento”, ha affermato Frank Meyer, CEO di E.ON Italia.


“Siamo davvero orgogliosi di aver portato a termine questo progetto che ha un valore straordinario per il mare e tutti i suoi abitanti. Le praterie di Posidonia sono infatti un ecosistema che ospita circa il 25% della biodiversità del Mediterraneo e inoltre, proprio come le piante terrestri, la Posidonia oceanica produce ossigeno e cattura biossido di carbonio dall’atmosfera, intrappolandolo nelle radici e nel substrato sottostante per centinaia o addirittura migliaia di anni: sono quindi ecosistemi Blue Carbon, alleati fondamentali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico”, ha spiegato Francesca Santoro, Specialista di Programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice in Italia del Decennio del Mare delle Nazioni Unite (2021-2030).



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