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Mercoledì 9 marzo 2022 - 16:23

Clearview, Privacy Network: multa Garante storica, attività illegale

Diego Dimalta: ora stop a trattamento illegittimo dati biometrici

Clearview, Privacy Network: multa Garante storica, attività illegale
Milano, 9 mar. (askanews) – La multa da 20 milioni di euro del Garante della privacy italiano contro l’azienda statunitense Clearview “è una delle più alte di sempre. Finalmente un’attività che ha agito in una zona grigia è stata riconosciuta per quello che è: illegale”. Diego Dimalta, co-fondatore di Privacy Network, con la decisione del Garante ha ottenuto una vittoria: Privacy Network, l’associazione che in Italia si batte per la tutela dei dati personali, poco più di un anno fa aveva sollevato davanti all’authority la legittimità della raccolta di dati biometrici di Clearview nel nostro Paese. Oggi la decisione “storica”.


Clearview, spiega, “è una società che ha creato un database utile per il riconoscimento facciale di tutte le persone del pianeta e lo ha fatto facendo pesca a strascico delle immagini pubblicate sul web”, sottolinea Dimalta con askanews. “Un anno fa c’era chi sosteneva che il dato fosse pubblico. Invece no: il Garante ha spiegato che serve sempre una base giuridica per poter maneggiare una foto che compare sul web”.



Nel tempo Clearview è riuscita a mettere insieme un database di 10 miliardi di immagini che vengono commercializzate per perfezionare i software di riconoscimento facciale. “Loro dicono di non vendere in Europa, ma per il Garante questo non ha alcun valore perché sono state prese foto degli europei”, aggiunge Dimalta. Con la decisione di oggi si pone fine “al trattamento illegittimo del riconoscimento facciale in Italia. Questi sistemi non potranno più imparare a comprendere le nostre facce, con tutti i rischi di discriminazione e sorveglianza che comportano. Le immagini – ragiona Dimalta – vengono vendute a governi, forze di polizia e militari di tutto il mondo senza che ci sia data la possibilità di sapere qual è l’etichetta sul nostro volto: non sappiamo come ci catalogano né che tipo di metadati vengono associati ai nostri volti. Oggi – chiosa – il Garante ha stoppato questa sorveglianza di massa”.




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