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Martedì 28 dicembre 2021 - 12:43

Incidente motonave a Sant’Antioco, in 3 rischiano processo

Accuse per due società. Contestato disastro ambientale marino

Roma, 28 dic. (askanews) – Reati in materia di sicurezza della navigazione, delitti ambientali di disastro ed inquinamento. Per queste accuse la Procura di Cagliari ha chiuso le indagini nei confronti di tre persone fisiche e due persone giuridiche. Il deposito degli atti in genere prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I fatti oggetto del procedimento sono relativi all’incaglio ed al naufragio della Motonave CDRY Blue, avvenuto la sera del 21 dicembre 2019 in località Capo Sperone dell’Isola di Sant’Antioco. Tutto l’equipaggio, composto da 12 persone – si ricorda – venne salvato grazie ad un complesso intervento degli elicotteri della Guardia Costiera, mentre il relitto rimase sulla scogliera per lungo tempo in attesa della demolizione e successiva rimozione.


Nel procedimento sono stati chiamati a rispondere l’armatore e la compagnia di gestione della nave, delle relative responsabilità amministrative poiché le indagini hanno portato a determinare che i reati sono stati commessi dagli indagati – si spiega in una nota – nell’interesse ed a vantaggio di tali aziende.



Gli accertamenti di polizia giudiziaria, condotte dal Nucleo Speciale d’Intervento (NSI) del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto di Roma, hanno evidenziato che a causa delle condotte colpose messe in atto dal comandante e da due ufficiali di coperta della CDRY Blue, la navigazione avvenne in violazione di norme relative alla sicurezza della navigazione. Inoltre si è andato avanti con “imperizia marinaresca, imprudenza e negligenza, tra l’altro mantenendo rotte altamente pericolose in presenza di forte vento che spingeva il mercantile verso la vicina costa sottovento dell’isola di Sant’Antioco”.


La nave, vuota di carico – si aggiunge – era partita dal porto di Cagliari il giorno 20 dicembre 2019 in direzione della Spagna in presenza di condizioni meteorologiche particolarmente avverse, pur avendo delle problematiche tecniche (non segnalate all’Autorità marittima al momento del rilascio delle spedizioni) che comportavano una riduzione di potenza dell’apparato propulsivo, procedendo poi ad inversione della rotta per cercare un ridosso.



Secondo gli investigatori del NSI della Guardia Costiera, dopo l’incaglio, la nave sversò in mare ingenti quantitativi di idrocarburi di vario tipo, mai recuperati nonostante alcuni interventi da parte di ditte specializzate, causando un disastro ambientale. E’ stata compiuta – secondo gli esperti – una consistente alterazione difficilmente reversibile delle matrici ambientali marine e si è riscontrato il deterioramento della matrice ambientale atmosferica a causa della repentina e duratura propagazione di ingenti quantitativi di vapori di idrocarburi.




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