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Giovedì 16 dicembre 2021 - 21:08

Sardegna Unica, violenza di genere: dalle parole si passi fatti

Il dibattito nella facoltà degli studi umanistici dell'ateneo

Cagliari, 16 dic. (askanews) – “Per passare dalle parole ai fatti occorre porre in essere interventi concreti, non soltanto misure repressive a danno già avvenuto. Bisogna agire con la prevenzione primaria creando le condizioni per cui il fenomeno non si verifichi più”.


Lo ha raccomandato più volte Cristina Cabras, docente di Psicologia sociale e criminologa, durante il seminario conclusivo dell’Università di Cagliari organizzato per discutere del fenomeno della violenza contro le donne.



Sul piatto, la constatazione amara che parlare non basta: occorre agire, e farlo in fretta. E se da un lato c’è stato chi ha invocato pene più severe ed efficaci, dall’altra è arrivata la raccomandazione di chi sa bene che occorre mettere in campo progetti di educazione, nelle scuole e nelle università, ma anche nei confronti degli uomini maltrattanti.


Parole raccolte e condivise anche da Alessandra Zedda, assessora al lavoro ma soprattutto vicepresidente della Giunta regionale: “Il reinserimento delle donne vittime di violenza è una delle priorità della Regione – ha detto Zedda- È fondamentale la prevenzione con l’educazione affettiva, al rispetto, in ogni ordine di scuola e nella famiglia”.



Secondo Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati Generali delle Donne, “bisogna aumentare l’occupazione femminile: questo è il vero problema legato all’autonomia delle donne e alla loro emancipazione.


La Convenzione di Istanbul è ancora in gran parte inattuata: non se ne parla ancora abbastanza. Lanceremo presto una nuova iniziativa digitale per diffonderne la conoscenza nelle scuole, negli ordini professionali e negli enti locali, con un’app che ne favorirà una diffusione più capillare”.



Susanna Pisano, consigliera di parità della Città metropolitana di Cagliari, ha invece evidenziato la necessità di “agire con un approccio di sistema sulla prevenzione di un fenomeno così grave. Occorre rimuovere le cause di discriminazione di genere: oltre il 60% della violenza perpetrata è infatti sommersa”.


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