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Giovedì 25 novembre 2021 - 11:22

Violenza donne, Pais (Sardegna): il 2021 anno orribile

Il presidente: "Diventa necessario puntare sulla prevenzione"

Cagliari, 25 nov. (askanews) – Per tutta la giornata odierna il palazzo del Consiglio regionale della Sardegna, in via Roma a Cagliari, rimarrà illuminato di rosso in occasione della giornata contro la violenza sulle donne e sulla pagina del sito e sulle pagine social.


In segno di partecipazione e solidarietà, comparirà una banda rossa con la scritta: 25 novembre, il Consiglio regionale della Sardegna contro la violenza sulle donne. Sono queste le iniziative volute dal Presidente del Consiglio regionale Michele Pais in occasione del 25 novembre. La richiesta di illuminare la sede dell’Assemblea legislativa è stata fatta dalla Commissione regionale per le Pari opportunità. “Chi usa violenza contro una donna, violenta l’intera società. Il Consiglio regionale – ha detto il Presidente Pais – ribadisce la vicinanza a tutte le donne costrette a subire violenza fisica o psicologica”.



Il 2021 è stato un altro anno difficile sul fronte della violenza di genere. In Italia si sono registrati 108 femminicidi dall’inizio dell’anno e 88 donne sono state uccise dal compagno. La Sardegna, purtroppo, non fa eccezione: le morti di Angelica di Quartucciu o i casi gravi di violenza registrati a Sennori, Tortolì e Cagliari, l’aumento delle denunce che arrivano da tutta la Sardegna dalle donne costrette a subire violenza fisica o psicologica, spesso all’interno di una relazione affettiva, fanno capire che è necessario promuovere nuove azioni per arginare questo fenomeno e soprattutto puntare sulla prevenzione.


Il Presidente Pais ha ricordato che proprio la nostra isola è stata la prima Regione italiana a prevedere il Reddito di libertà, un contributo economico finalizzato a sostenere le donne vittime di violenza: “Una legge all’avanguardia che sta dando un aiuto notevole alla donne in situazioni difficili. Ma bisogna lavorare incessantemente per rimuovere le disparità lavorative e i limiti culturali della nostra società”.



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