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Giovedì 21 ottobre 2021 - 14:42

SDG Forum Bari: inclusione per crescita lavoratori migranti e imprese

Riconoscimento dei talenti e capacity-building

SDG Forum Bari: inclusione per crescita lavoratori migranti e imprese
Roma, 21 ott. (askanews) – Il 19 e 20 ottobre 2021, la città di Bari ha ospitato la sesta edizione dell'”Italian Business & SDGs Annual Forum” promossa in modalità mista (presenza/videoconf) dall’UN Global Compact Network Italia con il supporto di Andriani S.p.A. Società Benefit ed il patrocinio della Regione Puglia, del Comune di Bari e della Camera del Commercio di Bari. L’SDG Forum ha riunito quest’anno circa 100 rappresentanti di aziende italiane aderenti all’UN Global Compact e organizzazioni stakeholder impegnate sui temi della sostenibilità. “Migranti, imprese e lavoro dignitoso” il macro-tema esplorato durante la due giornate. Diritti del lavoro nel settore agrifood, Diritti Umani e due diligence, imprenditoria migrante, competenze e formazione, inclusione i topic specifici in cui si è declinata la discussione. Hanno aperto i lavori la Regione Puglia e il Comune di Bari, sottolineando congiuntamente l’importanza per il territorio delle risorse con background migratorio. Si è evidenziata la necessità da un lato investire sulla qualità del lavoro e dell’occupazione, dall’altro di utilizzare adeguatamente i fondi del PNRR dedicati, tenendo in considerazione le categorie più vulnerabili nelle politiche economiche e sociali.


Il Presidente della Camera di Commercio di Bari Alessandro Ambrosi ha poi dato rilievo alle opportunità di confronto sui temi tra business, terzo settore e società civile offerte dall’SDG Forum di UNGCN Italia, aggiungendo che in Puglia vi sono “21.000 imprenditori stranieri, un numero in continua crescita, anche se l’incidenza dell’imprenditoria migrante come contributo al PIL regionale è pari solo al 3,5%, a fronte di una media nazionale del 9,7%, il che evidenzia l’esistenza di un margine di crescita ancora consistente. Il trend è comunque positivo e le due giornate di Forum saranno una opportunità di ulteriore dialogo sul tema”.



Marco Frey, Presidente dell’UN Global Compact Network Italia ha continuato: “Il tema del lavoro dignitoso è strettamente legato alle catene di fornitura, considerando che un posto di lavoro su sette è inserito all’interno delle supply chain globali e che queste, a loro volta, hanno impatto su circa un miliardo di persone, tra lavoratori e famiglie. Alle grandi aziende è richiesta una gestione consapevole delle proprie filiere ed un ruolo di accompagnamento per le piccole e medie imprese che ne fanno parte. Sensibilizzazione e capacity building verso i fornitori sui principi dei diritti umani, del lavoro e della sostenibilità in generale, sono azioni necessarie per l’avanzamento dell’Agenda 2030 e la realizzazione di un mercato più inclusivo e prospero”.


Quello delle migrazioni è un fenomeno complesso, ma che è da considerare come un’opportunità in termini di capitale umano. Saper riconoscere e mettere a frutto le competenze dei lavoratori migranti può costituire un forte vantaggio per l’azienda in termini di innovazione e assicurazione di forza lavoro (anche qualificata). Centrale all’interno del dibattito è stato, quindi, il tema dello sviluppo e della valorizzazione delle skill dei lavoratori stranieri, soprattutto quelle di tipo soft strettamente connesse all’esperienza migratoria.



“In fuga da guerre e persecuzioni, i rifugiati sono costretti a lasciarsi tutto alle spalle. Tutto, tranne il loro talento e le loro competenze”, ha ricordato alle imprese presenti Laura Iucci, Head of Unit, Private Sector Partnership, UNHCR Italy. Significativa anche l’indicazione arrivata da AIDP – Associazione italiana Direzione del personale: “Chi si occupa di Persone non può che partecipare attivamente ai processi di confronto e dialogo, assumendo un ruolo da facilitatore per il superamento di qualsiasi tipo di discriminazione.” ha affermato Matilde Marandola, Presidente, AIDP – Associazione Italiana per la Direzione del Personale. Francesco Amendolito, Presidente, AIDP Puglia, ha ulteriormente rinforzato: “Solo con un sapiente posizionamento e una valorizzazione di ogni singola risorsa si ottiene un significativo quadro complessivo. Ai direttori del personale spetta il compito di formare il mosaico”.


La partecipazione a progetti di terzi o l’attivazione di partnership multistakeholder possono essere driver per gli attori business per facilitare il coinvolgimento dei target fragili, con un impatto non solo sul singolo individuo ma sulla società nel suo complesso. Fra le collaborazioni virtuose condivise, vi è il “Progetto E-merge” presentato da Paola Alvarez, Project Development Officer for the Mediterrean, OIM – Organizzazione internazionale per le Migrazioni, che promuove il modello di impresa multiculturale a impatto sociale per valorizzare il nesso tra migrazione, integrazione e sviluppo. La diversità culturale in impresa, infatti, genera non solo innovazione, competitività e resilienza, ma anche impatto sociale. In questo modo, le imprese multiculturali contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030, in particolare gli obiettivi: 1, 8 e 17. Diverse aziende impegnate per lo sviluppo sostenibile, hanno condiviso la propria esperienza toccando ambiti connessi ai diritti umani e del lavoro, alla due diligence e alla gestione sostenibile delle catene di fornitura, alla multiculturalità delle organizzazioni, alla massimizzazione delle competenze ed alla valorizzazione dei talenti dei lavoratori stranieri: in primis Andriani S.p.A. Società Benefit, seguita poi da Alce Nero, Bolton Food, New Cold System, FabCube, Brembo, Reale Group, Princes Industrie Alimentari.



L’SDG Forum di Bari è stata, infine, anche l’occasione per lanciare gli esiti della ricerca commissionata da UN Global Compact Network a Ipsos su: “Difficoltà e opportunità di inclusione degli stranieri in azienda”. Il campione intervistato, tutto italiano, ha coperto 151 aziende di grandi dimensioni, con almeno 250 dipendenti, oltre ad un sottogruppo di 31 aziende aderenti all’UN Global Compact, al fine di verificare la presenza di buone prassi su Diversity & Inclusion, con un riferimento speciale al lavoro migrante. I dati emersi presentano differenze fra i due campioni con una maggior consapevolezza delle opportunità, ma anche delle difficoltà, che comportano l’inclusione dei migranti. In generale, il 45% delle imprese coinvolte ha assunto almeno un lavoratore straniero; il 9% opera con rifugiati e richiedenti asilo, mentre il 22% con lavoratori stranieri titolari di diversi tipi di permesso di soggiorno.


“I risultati della ricerca sono interessanti,” – commenta Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos- “le aziende aderenti al Global Compact hanno registrato il 26% di assunzioni di rifugiati, un dato 3 volte superiore alla media. Tali imprese si rivelano dunque molto consapevoli, anche rispetto alla complessità del processo di d’inclusione”.


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