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Mercoledì 15 settembre 2021 - 09:19

“Giuro di non dimenticare”: in un volume Cimo i giorni della pandemia

Storie di medici impegnati contro il virus. Quici: sia un monito

“Giuro di non dimenticare”: in un volume Cimo i giorni della pandemia
Roma, 15 set. (askanews) – Dallo specializzando al medico di lungo corso, dallo specialista al gastroenterologo, dall’internista ai geriatri fino ai rianimatori, dai radiologi ai chirurghi, da quanti si occupano della salute dei disabili, i più fragili tra i fragili, fino ai dottori impegnati in medicina d’urgenza e in quella trasfusionale, in servizio durante i turni di giorno e nelle notti di guardia: 28 medici di tutta Italia si sono raccontati in modo semplice e spontaneo, mostrando le proprie paure e le proprie ansie, i propri momenti di gioia e quelli di sconforto. E’il libro ‘Giuro di non dimenticare. Storie di medici ai tempi del Covid’, realizzato dal sindacato Cimo, il che raccoglie 28 storie che rappresentano il mondo del personale sanitario che ha lavorato in prima linea nei reparti Covid degli ospedali di tutta Italia durante la pandemia da Coronavirus.


“Il libro ha un titolo importante – ha affermato il professor Guido Quici, presidente Cimo, presentando il volume – perchè ‘Giuro di non dimenticare’ prende spunto dal giuramento di Ippocrate, quindi dalla responsabilità deontologica dei medici, ma rappresenta anche un monito a non dimenticare quanto accaduto e quanto sta succedendo”. Q uici ha aggiunto: “con questo testo abbiamo voluto lanciare un segnale forte: evitare che, passata la pandemia, si cada nel dimenticatoio. Vogliamo lasciare vive quelle emozioni e quelle esperienze professionali che possono essere utili a migliorare il nostro Servizio sanitario nazionale e a fungere da testimone per le future generazioni di medici”.



La senatrice del Movimento 5 Stelle, Danila De Lucia, promotrice della conferenza, ha informato che “nel libro trovano spazio le emozioni vissute dai sanitari di tutta Italia, da quelli della Valle d’Aosta fino a quelli della Calabria. Tutti raccontano esattamente cosa abbiano provato di fronte a questo nemico e come il mondo della sanità sia stato costretto non a rimboccarsi le maniche ma a coprirsi il volto per poterlo combattere. Dopo un anno e mezzo siamo ancora qui ma, per fortuna, possiamo fare affidamento sul vaccino, l’unica vera forma per affrontare il Covid”.


Nel libro, dunque, ampio spazio anche all’aspetto deontologico: lo si percepisce dai toni pacati degli autori, dalla solidarietà tra colleghi, dall’ironia e, soprattutto, dall’assoluta mancanza di atti accusatori all’insegna della polemica.



Quici ha sottolineato infatti che “non si tratta di un libro di denuncia, perchè sarebbe stato fin troppo semplice, ma di racconti scritti con il cuore, liberi da qualsiasi forma di condizionamento esterno”. Racconti di un vissuto fatto di emozioni, paure, insicurezze ma anche di humor e intenzione di affrontare le cose in modo professionale. Su tutti, il rifiuto da parte dei medici di essere considerati eroi, perché fragili, con le proprie paure, i propri dubbi e, soprattutto, vulnerabili. Nelle circa 150 pagine del volume scorrono le tante difficoltà affrontate dai protagonisti, che con il loro lavoro quotidiano dimostrano ancora una volta come la parola ‘resilienza’ appartenga al Dna dei medici e del personale sanitario italiano, “il primo nel mondo occidentale- ha ricordato con orgoglio la senatrice del Movimento 5 Stelle, Mariolina Castellone- a dover a frontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra, combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro”.




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