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Martedì 14 settembre 2021 - 16:18

Il processo per Patrick Zaki è stato aggiornato al 28 settembre

Noury (Amnesty): tempo per la difesa

Il processo per Patrick Zaki è stato aggiornato al 28 settembre
Roma, 14 set. (askanews) – Il processo a carico di Patrick Zaki è stato aggiornato al prossimo 28 settembre. Lo ha annunciato su Twitter l’organizzazione Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr). Il ricercatore dell’Università di Bologna, da 19 mesi in custodia cautelare, è accusato dalla Procura suprema per la sicurezza dello Stato (SSSP) di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese”, sulla base di un articolo d’opinione pubblicato due anni fa su presunti abusi subiti dai copti d’Egitto.


“Tempo davanti per preparare la difesa, tempo davanti per sperarlo libero”, ha scritto su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty in Italia, alla notizia dell’aggiornamento della sentenza. Oggi Noury, ai microfoni di Sky Tg 24 aveva sottolineato come il rinvio a giudizio per Patrick Zaki fosse stato “uno sviluppo improvviso. In meno di 24 ore si è posta fine alla detenzione preventiva, per trasferire il tutto dal Cairo a Mansura, a nord della Capitale”.



“Quel che è certo è che è un tribunale di emergenza, che processa Patrick per diffusione di notizie false per un articolo da lui scritto nel 2019 in cui prendeva le difese della minoranza religiosa cristiano-copta, a cui appartiene la sua famiglia, perseguitata, discriminata, sottoposta ad attacchi e violenze.


Questo processo non prevede un appello, se Patrick verrà condannato non ci sarà un ricorso ma solo la possibilità di una richiesta di grazia al presidente al-Sisi. Noi temiamo il peggio, c’è una condanna, ma speriamo il meglio, perché un giudice minimamente imparziale ed equo assolverebbe immediatamente Patrick”, aveva aggiunto il portavoce di Amnesty International Italia.



“Temiamo il peggio – aveva proseguito – perché c’è un precedente, ed è una storia gemella a quella di Patrick: quella di Ahmed Samir Santawy, studente dell’Università europea centrale di Vienna, che, arrestato tornando al Cairo nel febbraio di quest’anno, quindi dodici mesi dopo Patrick, è stato già condannato per reati simili, inventati e pretestuosi, a quattro anni. Condanna a sua volta inappellabile, e sta lì che è nella mani del presidente dell’Egitto al-Sisi”.


Dmo/Red



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