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Lunedì 13 settembre 2021 - 11:31

Effetto Covid: crescono lasciti solidali e fiducia nel non profit

Comitato testamento solidale: trentenni più altruisti e ottimisti

Effetto Covid: crescono lasciti solidali e fiducia nel non profit
Milano, 13 set. (askanews) – Con la pandemia è cresciuta la propensione a fare donazioni da parte degli italiani che per il 70% ne hanno fatta almeno una nella vita. Il 73% sa cosa è il testamento solidale, una percentuale che sale di 10 punti (83%) tra chi ha più di 60 anni. In crescita anche chi ha fatto o è propenso a fare un lascito: parliamo del 22% degli over 50, 10 punti in più rispetto al 2018. A scattare questa fotografia è la survey “Gli italiani e la solidarietà ai tempi del coronavirus”, promossa dal Comitato testamento solidale in occasione della Giornata internazionale del lascito solidale (13 settembre).


Nel corso degli ultimi due anni (2020-2021) è stata del 30% la percentuale di chi ha supportato iniziative di contrasto all’emergenza sanitaria (erano 2 su 10 nel 2020) che ha aumentato la fiducia verso il terzo settore: nel corso di quest’anno il 13% degli italiani ha scelto una onlus per sostenere la lotta al Covid-19, più del doppio rispetto al 2020, quando la percentuale era del 6%. Del resto, sul non profit gli italiani contano per uscire da questa crisi: per il 63% del campione le Onp hanno dato un contributo positivo per migliorare la società, seguite da pmi (45%), cittadini italiani in generale (43%), Amministrazioni locali (41%) e dall’Europa che con il 41% delle citazioni è l’ente che cresce di più rispetto al 2020 (31%) nella valutazione generale.



Focalizzando l’attenzione sul lascito testamentario, in tre anni (2018-2021) è cresciuto di 10 punti percentuali il numero di quanti l’hanno già predisposto o sono orientati a farlo (22% tra gli ultracinquantenni) e ormai il concetto di testamento solidale, ovvero quello nel quale la cosiddetta “quota disponibile” include anche un lascito in favore di una causa benefica, non è più un oggetto misterioso per gli italiani. Ma questa favorevole propensione si scontra con la riduzione di chi in generale fa testamento. Nel 2021 è scesa al 17% la percentuale di chi dichiara di averlo già fatto o di averne intenzione (era il 21% nel 2020), e in parallelo cresce anche la percentuale di quanti escludono di farlo (42%, era il 34% nel 2020). Persistono, inoltre, i luoghi comuni su chi potrebbe fare un lascito solidale: per esempio quasi un italiano su due pensa che può fare un lascito chi non ha eredi; chi è ricco (40%) e chi è più sensibile alle cause umanitarie (27%). Solo un 13% ritiene che il lascito solidale sia un gesto alla portata di tutti, a prescindere dal patrimonio e dallo stato civile.


Indicativi i principali dubbi verso il lascito: il 44% è frenato dalla precarietà lavorativa dei figli (percentuale che sale al 57% tra gli over 70); il 33% preferisce privilegiare gli eredi (questa preoccupazione cresce di 10 punti tra chi ha più di 70 anni); il 32% ha scarsa fiducia su come saranno utilizzati i suoi fondi; il 22% non vuole donare per qualcosa che non potrà poi vedere concretizzata, anche se gli ultrasettantenni sentono meno questo timore (sono il 14%); l’11% teme infine che i familiari non reagirebbero bene. I familiari, dunque: tra chi farebbe un lascito solidale, il 66% coinvolgerebbe i congiunti nella scelta (erano il 71% nel 2020) mentre il 20% prenderebbe questa decisione in completa autonomia (era il 17% nel 2020), ma la percentuale sale fino al 33% fra i più anziani (over 70).



Ma che visione hanno del futuro della società gli italiani? Dalla ricerca emerge che solo il 29% ha una prospettiva decisamente ottimistica, a fronte di un 33% che invece pensa che ci sarà un peggioramento delle condizioni generali, con un incremento dei pessimisti di 4 punti percentuali rispetto ai dati del 2020 (29%). Gli ottimisti raggiungono il 59% tra chi ha una situazione personale positiva, il 41% tra chi fa volontariato attivo, il 37% tra chi ha fatto una donazione per fronteggiare l’emergenza. I pessimisti invece raggiungono il 38% tra chi è donna; il 37% tra chi ha più di 50 anni (a fronte di un 24% di giovani under 30) e il 38% tra chi vive nel Nord Italia (a fronte di un 29% che vive nel Centro-Sud). Rispetto alla survey 2020, si registra una sensibile perdita di aspettativa positiva rispetto al senso civico e alla solidarietà, lo spirito di comunità dell’ “andrà tutto bene”, insomma, pare vacillare ma va anche segnalato che chi prevede una crescita di senso civico (26%) e di solidarietà (30%) resta comunque una maggioranza rispetto a chi ne prevede un declino.


Cambia lo scenario quando si passa dal sociale al privato: il 29% ha una prospettiva personale positiva (in aumento rispetto al 2020, quando era il 25%), a fronte di un 25% che invece vede nero dinanzi a sé (30% nel 2020). L’ottimismo raggiunge il 40% tra i giovani under 30, il 41% tra chi fa volontariato; il 37% tra chi ha donato almeno una volta per far fronte all’emergenza Covid-19. La buona notizia è che i trentenni risultano più altruisti e più ottimisti per il proprio futuro. Innanzitutto, se guardiamo agli ultimi 2 anni, il 46% degli intervistati dichiara di aver fatto almeno una donazione con un picco di crescita tra i 25 e i 39 anni, che rispetto al 2020 registra un aumento di 9 punti sopra la media. Stringendo ulteriormente il focus sulla fascia tra i 25 e i 34 anni, il 59% ha fatto almeno una donazione nella vita; il 42% lo ha fatto negli ultimi 2 anni e il 32% in particolare per l’emergenza Covid-19. In particolare nel 2021 ha donato il 25% degli under 35, ma i più giovani “donano” anche tempo e competenze (il 52% fa volontariato vs 43% degli over 35). Inaspettatamente, il 60% degli under 35 conosce il lascito solidale: un dato inferiore rispetto al 76% degli over 35, ma certamente superiore alle aspettative. Come è giusto che sia tra i giovani, il 34% degli under 35 è fiducioso e positivo rispetto alla prospettiva personale (vs il 25% degli over 35). Tra i valori, oltre a salute e famiglia, acquistano rilevanza maggiore i risparmi 61% (vs 42%); le amicizie 45% (vs 37%); il lavoro 44% (vs 32%).



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