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Martedì 13 aprile 2021 - 12:36

Terra Fuochi, Vescovo Acerra: aspetto pentimento industriali Nord

Istituzioni non hanno mantenuto gli impegni
Terra Fuochi, Vescovo Acerra: aspetto pentimento industriali Nord

Roma, 13 apr. (askanews) – “Il binomio che vede le nostre terre di Campania equivalere alla camorra non mi piace. Ricordo che chi ha inquinato questa terra sono stati vari soggetti: grandi industriali del nord in primis con la complicità dei politici e dei camorristi locali. Le ecomafie hanno fiutato l’affare rifiuti da tempo ed un pentito di camorra ha affermato che l’immondizia è oro. Le mafie lo hanno solo capito per prime. Alcuni camorristi poi si sono pentiti, hanno capito, semmai dopo la morte di qualche parente o amico. Aspettiamo, invece, il pentimento di qualche industriale del Nord e di qualche politico al riguardo”. Ad affermerlo è stato il vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale Campana, mons. Antonio Di Donna che ha preso la parola nel corso di una conferenza stampa di presentazione del covegno on line “Custodire le nostre terre”, organizzato sabato 17 aprile dalla Conferenza episcopale italiana, a sei anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’.

Mons. Di Donna ha lanciato l’allarme inquinamento affermando che “tutte le diocesi sono interessate dalla situazione di degrado e la ‘Terra fuochi’, mi piace sempre sottolinearlo, non rappresenta un’area circoscritta ma un fenomeno esteso a tutto il territorio nazionale. Noi stiamo facendo un cammino che il Papa ha confermato e ho saputo che la sua visita da noi è solo rimandata ed avverà appena la pandemia lo permetterà. Stiamo operando, come Chiese del territorio (10 diocesi), partendo da alcuni punti: l’ascolto e la denuncia del nostro popolo sulle inadempienze istituzioni; l’educazione e l’informazione sull’importanza della cura del creato. Una riflessione che, se non entrerà anche nella catechesi ordinaria non passerà o resterà oggetto solo di una elite. Infine capire il fenomeno e i dati scientifici e tecnici attraverso una vera e propria ‘operazione verità’. Oggi siamo in presenza ancora di troppi dati altalenanti dall’allarmismo fino al negazionismo. Tutto questo, come afferma un mio confratello vescovo, porta all’immobilismo”. Il vescovo di Acerra ha, infine, rilanciato la necessità di riprendere una “interlocuzione con le istituzioni iniziata – ha spiegato – nel 2015. Dopo quel momento sono stati assunti impegni che non sono stati mantenuti. Sono certo consapevole delle difficoltà di chi deve gestire un dramma ambientale così profondo ma quello che manca è un circuito tra cittadini e istituzioni. Si fa fatica, – ha concluso – ed è più facile rapportarsi con i Comuni che con la Regione da cui, però, molto dipende. Con una battuta direi che siamo condannati al dialogo anche se difficile”.

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