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Giovedì 8 aprile 2021 - 19:23

Piemonte, 77 anni da eccidio Benedicta: domenica la commemorazione

Allasia (presidente del Consiglio regionale): Brutale pagina di violenza nazifascista

Torino, 8 apr. (askanews) – “L’eccidio della Benedicta rappresentò una delle pagine più brutali della violenza nazifascista consumate nell’Italia del Nord”. Così il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia ricorda una delle più tragiche vicende dell’occupazione nazifascista in Piemonte. “Dopo 77 anni – prosegue Allasia – è doveroso e necessario ricordare ancora con il giusto rilievo la grande dimensione morale e ideale dei ragazzi della Benedicta. La loro, prima di tutto, fu una scelta di libertà: nulla e nessuno li costringeva a lasciare le proprie case e occupazioni, a scegliere consapevolmente i disagi della vita in montagna, i duri sacrifici quotidiani della clandestinità e il rischio continuo di essere catturati, torturati e uccisi. A spingerli non erano certo l’interesse o il tornaconto personale, bensì il desiderio di tornare a testa alta fra gli uomini liberi in una libera Patria”.

Domenica 11 aprile dalle 10.30 l’Associazione Memoria della Benedicta celebrerà online l’anniversario dell’eccidio dell’aprile 1944 durante un durissimo rastrellamento. L’evento potrà essere seguito in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione, sul canale YouTube della Benedicta e sulla pagina Facebook del Consiglio regionale.

“In questo tratto dell’Appennino dove Liguria e Piemonte si fondono, si è consumata una delle pagine più dolorose nella storia della Resistenza nella nostra Regione”,aggiunge il vicepresidente Mauro Salizzoni. “Il massacro di centinaia di giovani che, inesperti e mal armati, affrontarono migliaia di nazisti e repubblichini. Combatterono e caddero, per restituire al nostro Paese la dignità smarrita per gli orrori del nazifascismo. I martiri della Benedicta hanno scelto di stare dalla parte giusta della Storia. La commemorazione di questo eccidio è una delle date fondamentali del nostro ‘calendario civile’. Un calendario fatto di tragedie e di sangue, ma anche di conquiste, come il 25 aprile e il 2 giugno. Il mio auspicio – conclude – è che le generazioni più giovani non vedano in queste date solo preziose occasioni per ‘fare memoria’, ma si soffermino a riflettere sul fatto che se oggi sono liberi è grazie al sacrificio di loro coetanei”.

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