Header Top
Logo
Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • Poliziotto ucciso su autostrada, condanna ad ergastolo

colonna Sinistra
Martedì 23 marzo 2021 - 18:13

Poliziotto ucciso su autostrada, condanna ad ergastolo

L'omicidio di Giovanni Di Leonardo nel 1985

Roma, 23 mar. (askanews) – Condanna all’ergastolo per l’omicidio del poliziotto Giovanni Di Leonardo, avvenuto nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio del 1985. In particolare i giudici della I sezione della corte d’assise d’appello hanno confermato la sentenza di primo grado nei confronti dell’ex estremista di destra Fabrizio Dante. Il delitto sarebbe maturato – secondo le accuse – in ambienti vicini ai Nar e per la necessità di reperire armi.

In memoria di Di Leonardo originario di Ortona dei Marsi, e che all’epoca aveva 34 anni, è stata intitolata – si ricorda – la caserma della sottosezione autostradale Roma Est-Lunghezza. La corte ha dichiarato l’intervenuta prescrizione dell’accusa di tentato omicidio in relazione al grave ferimento di un altro agente. Secondo quanto si è appreso è stato di fatto riconosciuto l’impianto accusatorio complessivo sostenuto dalla Procura generale, secondo cui l’azione di fuoco di cui furono oggetto i due poliziotti fu un agguato di stampo terroristico.

Quella notte di 34 anni fa Di Leonardo e il collega erano in sevizio sull’autostrada A24 Roma-L’Aquila quando, a poca distanza dal casello di Castel Madama, due persone ferme sulla corsia d’emergenza accanto a un’auto con il cofano aperto e i fari accesi fecero di tutto per attirare la loro attenzione e gli chiesero di fermarsi. Gli agenti rallentarono e accostarono, ma all’improvviso sbucarono da dietro una siepe altri uomini. Erano armati. E quando Di Leonardo tentò di reagire venne raggiunto da un colpo al torace. Poi furono immobilizzati con le loro stesse manette e gettati in un canale.

Per anni le indagini non portarono a nulla. Poi nel 2014 il ritrovamento di una foto fece riaprire l’inchiesta. Mostrata da ‘Chi l’ha visto?’ destò l’attenzione. Le ombre si diradarono definitivamente quando grazie alle moderne tecnologie divenne possibile la comparazione di due impronte palmari, una ritrovata sull’auto della polizia stradale il giorno della morte di Di Leonardo e una seconda risalente al 1989, prelevata in occasione di un arresto. I nuovi accertamenti vennero coordinati dal pubblico ministero Erminio Amelio ed emersero le responsabilità di Dante. I suoi complici non sono, però, mai stati identificati.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su